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Recensione di “Redux Redux”: i fratelli McManus trasformano la fantascienza in un incubo emotivo

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Recensione di “Redux Redux”: i fratelli McManus trasformano la fantascienza in un incubo emotivo

Con Redux Redux, Kevin e Matthew McManus firmano un thriller fantascientifico che parte da un’idea classica – la possibilità di attraversare realtà multiple – ma la piega verso qualcosa di molto più doloroso e terreno. Non interessa tanto stupire con i paradossi temporali o con l’architettura del multiverso. Il film usa la fantascienza come strumento per parlare di lutto, ossessione e desiderio di riscrivere ciò che non può essere corretto.

Il risultato è un’opera tesa, cupa e sorprendentemente intima.

Cambiare il passato, una realtà alla volta

Al centro del racconto c’è una donna segnata da una perdita devastante. Attraverso una tecnologia sperimentale che permette di attraversare versioni parallele della realtà, decide di inseguire una sola missione: trovare l’uomo responsabile della tragedia che ha distrutto la sua vita e impedirgli di colpire ancora.

Ogni nuova dimensione rappresenta una possibilità diversa, una variazione minima o radicale dello stesso mondo. Ma più il viaggio si ripete, più diventa chiaro che la vendetta non segue regole lineari. Cambiare un dettaglio non significa guarire una ferita.

Da qui il film costruisce una corsa sempre più disturbante, dove la protagonista rischia di smarrire sé stessa molto prima di raggiungere il proprio obiettivo.

Fantascienza ridotta all’essenziale, ma usata bene

Uno degli aspetti più riusciti di Redux Redux è la scelta di non affidarsi allo spettacolo. Non ci sono scenografie gigantesche o effetti invadenti. La fantascienza è trattata in modo concreto, quasi minimale.

I passaggi tra le realtà non servono a meravigliare, ma ad aumentare il disagio. Ogni nuovo mondo è un promemoria: anche quando tutto sembra uguale, qualcosa è cambiato. E spesso è abbastanza per generare paura.

I McManus dimostrano intelligenza nel capire che il vero budget del film non è economico, ma emotivo.

Sotto la struttura da thriller, il film parla soprattutto di elaborazione impossibile. La protagonista non viaggia davvero per salvare il futuro. Viaggia perché non accetta il passato.

Ed è qui che Redux Redux trova la sua parte più interessante. Il multiverso diventa metafora del pensiero ossessivo: e se avessi fatto altro? e se fossi arrivata prima? e se esistesse una versione in cui tutto è andato diversamente?

Il film dà corpo a queste domande senza renderle didascaliche.

Tensione, violenza e paranoia crescente

Più la storia procede, più il tono si fa duro. Il thriller prende spazio, la violenza cresce e la protagonista entra in una spirale in cui non è più semplice distinguere giustizia e autodistruzione.

I McManus lavorano bene sul ritmo. Non cercano il colpo di scena continuo, preferiscono accumulare pressione. Il senso di paranoia aumenta scena dopo scena, fino a trasformare ogni incontro in un potenziale detonatore.

Il film non è perfetto. Alcuni passaggi narrativi chiedono più fiducia del dovuto e certi snodi secondari avrebbero meritato maggiore approfondimento. Anche la struttura ripetitiva, coerente con il tema, rischia a tratti di rallentare l’impatto.

Ma Redux Redux possiede una qualità che conta molto: ha personalità. Non sembra il prodotto automatico di un filone di moda, ma un progetto pensato con intenzione.

Non offre consolazione facile, non cerca di addolcire il dolore. Preferisce mostrare quanto possa diventare pericoloso continuare a inseguire ciò che non può essere restituito.

E proprio per questo lascia il segno più di tanti film più grandi e più rumorosi.

“Redux Redux” è distribuito in home video da Blue Swan Entertainment in un dvd privo di extra. Il film è disponibile per il noleggio su diverse piattaforme streaming.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

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