Milioni di creature spirituali si muovono, non viste, sulla Terra, quando siamo svegli come quando dormiamo. (John Milton)

Gli Angeli vengono quasi sempre rappresentati con le ali, sebbene, nella Bibbia, si descrivano esplicitamente come creature dotate di ali solo i Cherubini e i Serafini; ossia gli Angeli più vicini a Dio secondo il teologo del V secolo Pseudo-Dionigi l’Areopagita che, nel suo “De caelesti hierarchia” stabilisce una gerarchia Angelica in base alla prossimità a Dio seguendo tale ordine: i Serafini (più vicini a Dio) seguiti dai Cherubini, dai Principati, dalle Dominazioni, dalle Virtù, dalle Potestà, dagli Arcangeli e dagli Angeli (questi ultimi i più lontani).

Ma non è stato sempre così, infatti, fino al IV secolo d. C. gli Angeli vengono rappresentati privi di ali, per timore che vengano confusi con le rappresentazioni di divinità pagane come Eros (il Desiderio), Nike (la Vittoria) e Tyche (la Sorte).

E hanno fatto bene!

Angeli sulle ali dell’amore

Perché, effettivamente, quando ero piccola e andavo a catechismo, ma ero già affamata di mitologia, il fatto che un bel ragazzo alato di nome Gabriele andasse a trovare una bella giovane di nome Maria, che in seguito alla sua visita rimaneva incinta, non mi sembrava così diverso da un bel ragazzo di nome Eros che si recava da una bella fanciulla di nome Psiche, se ne innamorava e ne faceva la sua sposa.

Inoltre c’erano tante storie che conoscevo in cui i protagonisti, vittime di un incantesimo, si tramutavano in uccelli e, grazie all’amore dell’amato/a, riacquisivano il loro aspetto originario. Penso alla fiaba de “Il lago dei cigni”, de “L’uccello turchino”, de “L’uccello meraviglioso”, de “I tre cedri” oppure alla leggenda di Angus McOg – il dio celtico dell’amore tra anime gemelle – fino a giungere al celebre film Ladyhawke di Richard Donner.

E in fondo, anche l’accostamento, in ambito amoroso, tra un umano e un uccello, non è poi così desueto; si pensi a Zeus che per giacere con la bella Leda si tramuta in un cigno o per rapire Ganimede prende le sembianze di un’aquila. E in fin dei conti, lo Spirito Santo è raffigurato come una colomba quando in arte si rappresenta l’“Immacolata Concezione” di Maria

Per non parlare del fatto che da sempre le ali, oltre ad essere caratteristiche degli Angeli sono state legate all’amore, come esplicita anche la raffigurazione di Eros:

“Giulietta: le mie orecchie non hanno ancora udito un centinaio di parole pronunciate dalla tua lingua, e nondimeno riconosco la tua voce: non sei forse tu Romeo, nonché uno dei Montecchi?

Romeo: non sono né l’uno né l’altro, fanciulla, se a te questo dispiace.

Giulietta: e come sei giunto fino a qui? Dai, dimmi come e perché. Le mura del cortile sono irte e difficili da scalare, e questo luogo, considerando chi sei tu, potrebbe significare la morte se qualcuno della mia famiglia ti scoprisse.

Romeo: ho scavalcato le mura sulle ali dell’amore, poiché non esiste ostacolo fatto di pietra che possa arrestare il passo dell’amore, e tutto ciò che amore può fare, trova subito il coraggio di tentarlo: per questi motivi i tuoi familiari non possono fermarmi.”

(“Giulietta e Romeo”, Atto II, Scena II, William Shakespeare)

Ma persino alcuni Angeli sono stati colti da amore, come ci racconta un passo della Genesi:

“Gli uomini incominciarono a moltiplicarsi sulla terra. Nacquero loro delle figlie. I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero per mogli quelle che fra tutte piacquero loro di più. […] In quel tempo vi erano i giganti sulla terra e ve ne furono anche dopo che i figli di Dio si erano uniti alle figlie degli uomini, e da queste nacquero loro dei figli. Sono essi quegli eroi famosi fin dai tempi antichi.”

(Bibbia, Genesi 6, 1-4)

Inoltre, l’Angelo – caduto o non – che si innamora di un mortale, ha sempre affascinato. Si veda la saga letteraria di “Fallen” scritta da Lauren Kate, i film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wender, “Michael” di Nora Ephron, la serie televisiva statunitense “Lucifer” oppure il manga “Angel Sanctuary” della mangaka Kaori Yuki; anche se in quest’ultimo la storia è assai più complessa di così.

Infine, è interessante notare come, in un primo tempo, analogamente a quanto accadde a Eros, gli Angeli vennero rappresentati come giovani uomini alati e successivamente subentrò la loro raffigurazione come bimbi alati con il nome di putti per i cristiani ed eroti nella mitologia greco-romana.

Angeli o demoni?

Il termine demone nella cultura contemporanea ha un’assoluta accezione negativa ma… non è sempre stato così!

Demone deriva dal termine greco dáimon (δαίμων) che significa “essere divino” e nella cultura religiosa e nella filosofia dell’antica Grecia indicava un essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediario tra queste due dimensioni.

Celebre è diventato il dáimon del filosofo greco Socrate (469-399 a.C.) che egli considera una “guida divina” che lo assiste in ogni sua decisione, come una sorta di coscienza; un po’ come il Grillo parlante di Pinocchio.

Inoltre, il poeta Esiodo – vissuto tra l’VIII e VII secolo a.C. – nel suo poema “Le opere e i giorni” spiegava l’origine dei “demoni” e quale fosse il loro compito: la prima generazione di uomini vissuta sulla terra era definita aurea e, una volta che questi primi uomini morirono, vennero trasformati da Zeus in demoni, affinché vegliassero sui mortali. Ma ora lascio che siano i versi di Esiodo a narrarvi questa storia:

“Poi, dopo che la terra questa stirpe ebbe coperto,

essi sono, per volere del grande Zeus, dèmoni

propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali,

e osservando le sentenze della giustizia e le azioni scellerate,

vestiti di aria nebbiosa, ovunque aggirandosi sulla terra,

dispensatori di ricchezze: questo privilegio regale posseggono.”

(“Le opere e i giorni”, Esiodo)

Dunque, i demoni della mitologia dell’antica Grecia sono, per assurdo, le creature che più si avvicinano al concetto cristiano di Angelo custode.

Tanto per cambiare, con l’avvento del Cristianesimo, al termine demone, in quanto afferente una creatura dell’universo pagano, venne attribuita la connotazione negativa che tutti conosciamo, rendendolo sinonimo di spirito maligno e Angelo caduto.

P.S. se volete fare una piccola pausa dalla lettura dell’articolo, vi consiglio di ascoltare – per rimanere in tema – la canzone “Mitico angioletto” dello Zecchino d’Oro, che parla proprio dell’Angelo custode.

È interessante, riguardo la concezione dell’Angelo custode, fare un salto nell’Islam.

Infatti, qui si ha un sistema più articolato e complesso di “custodia”: ciascuno di noi è accompagnato da un djin – entità soprannaturale, intermedia fra il mondo Angelico e l’umanità, avente per lo più carattere maligno; anche se in certi casi può mostrarsi in maniera del tutto benevola e protettiva – e da un Angelo – bene, ora sapete, quando in un cartone mostrano sulle spalle del protagonista un angioletto e un diavoletto, come Paperino o Kronk de “Le follie dell’imperatore”, da dove hanno tratto ispirazione – ma non è finita qui. perchè ciascuno di noi ha un’ulteriore coppia di Angeli sulle spalle – queste spalle stanno diventando davvero affollate! – di cui, quello sulla spalla destra riporta solo le azioni positive, mentre quello sulla spalla sinistra, sia le azioni positive che quelle negative.

Angeli e Angeli caduti

Dedichiamo un momento del nostro viaggio ai più famosi Angeli della religione ebraico-cristiana e islamica.

Dunque, uno degli Angeli più famosi è Michele, l’unico nella Bibbia a portare il titolo di Arcangelo; infatti, è a capo delle schiere celesti ed è proprio lui che scaraventò Lucifero lontano dal Paradiso. Quest’ultimo era il più glorioso degli Angeli e il più bello dei cherubini. Ma Lucifero aspirava a divenire simile a Dio, e per il suo orgoglio e per la corruzione del suo cuore cadde. Il suo atto di superbia è ricordato nel nome stesso di chi lo sconfisse; Michele, per l’appunto, deriva dall’espressione ebraica “Mi-ka-El” che significa “Chi è come Dio?”.

Un altro degli Angeli più famosi è senza dubbio Gabriele che noi vediamo sempre carino e coccoloso mentre plana verso Maria annunciandole che diverrà madre, ma pare sia sempre lui ad avere lottato contro Giacobbe, rompendogli il femore e aver distrutto le città di Sodoma e Gomorra assieme a un esiguo stormo di 12.000 Angeli.

E ora passiamo a una rapidissima carrellata dei più famosi Angeli caduti, diavoli o demoni che dir si voglia.

Il primo degli Angeli caduti, come già detto, è ovviamente Lucifero; cui in seguito, senza porre freno alcuno alla fantasia, vennero dati molti altri nomi come: l’avversario, il maligno, il diavolo, apollion o abadon (distruttore), il padre della menzogna, il gran dragone, il serpente antico, l’omicida, il tentatore, il dio di questo mondo.

E dinanzi a questa figura grande, seppur nella malvagità, non posso non citare il poema epico che nel 1667 ha fatto di Satana un eroe maledetto: “Paradise Lost”, di John Milton. Purtroppo in questo momento non posso riportare il monologo di Satana che è diventato leggenda e che vi consiglio caldamente di andare a leggere. Per ora dovrete accontentarvi di un’unica epica citazione:

“Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso.”

(“Paradise Lost”, Libro I, John Milton)

La tradizione ebraico-cristiana presenta molti demoni o “Angeli caduti”: Astaroth, Belfagor, Belzebul, Belial, Lilith, Asmodeus, Azazel, Baal, Dagon, Moloch, Mammona, Mefistofele, Samael e molti altri ancora. In realtà derivano dalle divinità adorate dai popoli della Palestina come i moabiti, canaanei, edomiti, sodomiti, gebusei, filistei, amorrei, aramei, fenici, compresi gli stessi ebrei, contrapposte al culto di Yahweh.

E ora passiamo agli Angeli presenti nella religione islamica.

Alcuni di loro sono in comune con la religione ebraica – sebbene non sempre svolgano gli stessi compiti o gli vengano riconosciute le stesse azioni – come Michele – con il nome di Mikal – e Gabriele – con il nome di Jibril. Quest’ultimo è l’Angelo più importante per i musulmani; non solo perché apparve a Maria annunciandole la nascita di Gesù, ma soprattutto, perché è Gabriele l’Angelo che rivelò il Corano a Maometto.

Infine, tra i numerosi Angeli della tradizione islamica, desidero citarne due che ho trovato davvero fantastici: Harût e Mârût.

Si narra nel Corano che questi due Angeli vennero inviati da Allah a Babilonia per tentare la gente. Gli fu comandato di insegnare la magia agli esseri umani per vedere chi di loro avrebbe deviato dal retto sentiero apprendendola; loro, tuttavia, non insegnarono nulla prima di aver messo in guardia la gente dal commettere tale orribile atto.

E ora, senza altro indugio, esponiamo la differenza più rilevante che contraddistingue gli Angeli della religione ebraico-cristiana da quella islamica.

Avete notato che per l’Islam non ho menzionato alcun Angelo ribelle?

Non l’ho fatto perché non esistono Angeli ribelli. Ci sono i djin – di cui ho parlato poco fa – il più famoso dei quali è Iblis – l’equivalente versione djin di Satana – che possono compiere azioni malvagie. Il motivo è semplice, gli Angeli sono considerati per loro natura intrinseca assolutamente fedeli ad Allah:

“Non disobbediscono ai comandi di Allah che ricevono; fanno esattamente ciò che è loro comandato.”

(Corano 66, 6)

Di certo sono sicura che sarebbero stati ugualmente fedeli, ma penso sia comunque rilevante riportare il fatto che gli Angeli islamici, non possiedono il libero arbitrio, a differenza degli Angeli della religione ebraico-cristiana.

Satana ne è l’esempio più lampante assieme alla moltitudine di Angeli caduti, ma non è l’unico; infatti nel Talmud – uno dei testi sacri dell’ebraismo – viene narrato che l’Angelo Gabriele fu esiliato per ventuno giorni dal paradiso, poiché andò contro il volere di Dio, che voleva punire tutti i cittadini di Israele per i loro peccati, compresi quelli di buon cuore che però non si ribellavano ai malvagi. Risparmiando dunque le sofferenze a questi ultimi, Gabriele venne punito con 60 colpi di fuoco ed esiliato.

E parlando di Angeli e libero arbitrio, mi torna alla mente un libro scritto da Terry Pratchett e Neil Gaiman da cui è stata tratta una fantastica miniserie televisiva con il medesimo titolo: “Good Omens”. I due protagonisti sono un Angelo e un demone che fanno amicizia e… decidono di sabotare l’Apocalisse!

I compiti di un bravo Angelo

Dunque, un Angelo bravo ed efficiente deve semplicemente fare in modo impeccabile quanto espresso nel suo stesso nome in greco – Angelo proviene dal termine greco ánghelos (ἄγγελος) – e in ebraico – mal’akh (מלאך) – ossia essere un messaggero, un inviato – di Dio ovviamente – e in arabo: mala’ika, che significa “aiutare e aiutare” e, in linea di massima, fare la volontà divina.

Inoltre, figure divine o semidivine con analoghe funzioni si riscontrano in numerose religioni, a partire da quella greca nella persona di Hermes e Iride.

Un uomo e il suo sogno

Non è un mistero che l’artista e genio rinascimentale Leonardo da Vinci (1452-1519), abbia trascorso buona parte della sua vita studiando gli uccelli, il loro volo e provando a realizzare macchine che permettessero anche all’uomo di volare. Molti dei suoi studi e delle sue intuizioni, sono raccolte nel suo “Codice sul Volo degli Uccelli” – un manoscritto, purtroppo incompleto, costituito da diciotto fogli, custodito nella Biblioteca Reale di Torino – in cui viene elaborata una meticolosa analisi sull’anatomia delle ali degli uccelli, sul loro apparato per la funzione del volo, sulla resistenza dell’aria e sulla gravità. Tra i testi e i disegni del codice, affiora nel manoscritto il progetto della macchina volante più evoluta di Leonardo, che prende il nome dall’uccello che lui stesso dichiara di osservare: il Grande Nibbio.

Tutti gli studi da lui svolti al riguardo sono applicati nella sua opera pittorica, nella realizzazione dei suoi Angeli. Nel realismo della resa delle loro ali, nelle quali si può notare la minuziosa abilità nel dipingere le piume e nel ridisegnare l’atto del volare con cura dettagliata, traspare il cocente desiderio dell’artista di scoprirne il loro segreto. D’altra parte, fin dai tempi più antichi l’uomo ha sognato di volare, librandosi ed esplorando lo spazio sconfinato del cielo, come dimostrano il mito di Icaro o il volo di Alessandro Magno, narrato nel “Romanzo di Alessandro”, un testo apocrifo risalente al III secolo d.C..

E cos’è in fondo l’uomo se non un Angelo nato senza ali?

Conclusioni

Si conclude qui il nostro viaggio attraverso la figura dell’Angelo, tra il sacro e il profano, tra fiabe e religione, tra amore divino e carnale, fra terra e cielo. Non so se gli Angeli esistano veramente o forse rappresentino solo il nostro desiderio di elevarci fisicamente, nell’intelletto e nello spirito verso qualcosa che al momento ci sembra lontano e irraggiungibile. Ma voglio salutarvi con due citazioni:

“E voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali.”

(Cirano, Francesco Guccini)

“Ah Signora! Quella che lei crede una gobba è l’astuccio delle mie ali.”

(Anonimo)

About the author

Sabrina ama l’arte, così tanto da prendersi due lauree per avere ancor più motivi per amarla. Prova un fascino irresistibile per tutto ciò che non conosce, che sia profondo o lontano, e quindi adora l’acqua, nuotare, il mare e gli oceani, ma adora anche le danze orientali e le arti marziali. Nerd con la passione per il vintage, nel tempo libero partecipa come miss agli eventi del Miss Pin Up WW2 e ad ogni Romics come cosplayer. Sa resistere a tutto tranne alle tentazioni, ai gatti, ai cartoni animati e ai libri.

Related

JOIN THE DISCUSSION