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Recensione di “The Social – Il prezzo della verità”: Aaron Sorkin torna su Facebook e racconta il potere degli algoritmi

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Recensione di “The Social – Il prezzo della verità”: Aaron Sorkin torna su Facebook e racconta il potere degli algoritmi

Nel settembre del 2021 il Wall Street Journal cominciò a pubblicare una serie di inchieste destinate a mettere Facebook in enorme difficoltà. Si chiamavano The Facebook Files ed erano basate su migliaia di documenti interni che mostravano quanto l’azienda sapesse dei problemi generati dalle proprie piattaforme.

Tra quei documenti c’erano ricerche sull’impatto di Instagram sulla salute mentale degli adolescenti, analisi sulla diffusione della disinformazione, studi sui contenuti capaci di alimentare rabbia e polarizzazione e informazioni sui sistemi utilizzati per contrastare i comportamenti più dannosi.

Il materiale proveniva da Frances Haugen, un’ex dipendente di Facebook che aveva lavorato nel settore dedicato all’integrità civica e alla sicurezza della piattaforma. Haugen aveva maturato la convinzione che le scelte aziendali privilegiassero troppo spesso la crescita e il coinvolgimento degli utenti, anche quando i sistemi interni segnalavano conseguenze preoccupanti.

A raccogliere quelle informazioni e trasformarle in un’inchiesta giornalistica fu Jeff Horwitz, reporter del Wall Street Journal.

Nell’ottobre del 2021 Haugen uscì dall’anonimato e testimoniò davanti al Senato americano, portando la questione all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale.

È questa la storia vera da cui parte The Social – Il prezzo della verità, scritto e diretto da Aaron Sorkin, che torna a occuparsi di Facebook sedici anni dopo The Social Network di David Fincher.

Da The Social Network a The Social: sedici anni dopo

Nel 2010 David Fincher raccontava la nascita di Facebook attraverso l’ambizione di Mark Zuckerberg, le rivalità universitarie, le amicizie distrutte e le battaglie legali che accompagnarono la trasformazione di un progetto nato ad Harvard in un colosso tecnologico.

La sceneggiatura era di Aaron Sorkin, premiato con l’Oscar, e già allora mostrava una delle sue caratteristiche più riconoscibili: la capacità di trasformare conversazioni, interrogatori e scontri verbali in cinema estremamente avvincente.

Sedici anni dopo, Sorkin riprende quel mondo in un momento completamente diverso della sua storia.

Facebook è diventato un’infrastruttura della comunicazione globale, con un’influenza enorme sull’informazione, sulla politica e sui rapporti sociali. Le decisioni prese all’interno dell’azienda possono avere conseguenze su milioni di persone, spesso senza che gli utenti conoscano davvero il funzionamento dei sistemi che orientano ciò che vedono.

Il titolo originale, The Social Reckoning, suggerisce proprio l’arrivo di una resa dei conti.

Sorkin sceglie di raccontarla attraverso il lavoro di una dipendente e di un giornalista che cercano di portare alla luce informazioni custodite all’interno di una delle aziende più potenti del mondo.

Frances Haugen e Jeff Horwitz: la verità dentro Facebook

Mikey Madison interpreta Frances Haugen, mentre Jeremy Allen White veste i panni di Jeff Horwitz.

Il loro rapporto costituisce l’ossatura narrativa del film.

Haugen conosce i meccanismi interni di Facebook, comprende il linguaggio tecnico e sa interpretare i documenti. Horwitz possiede gli strumenti giornalistici necessari per verificare le informazioni, costruire l’inchiesta e affrontare le conseguenze della pubblicazione.

Sorkin segue il loro avvicinamento, i dubbi, le difficoltà e le decisioni che progressivamente rendono sempre più concreto il rischio di uno scontro con l’azienda.

Il film dedica molto spazio al rapporto fra fonte e giornalista, mostrando quanto sia delicato trasformare informazioni riservate in un racconto pubblico accurato e comprensibile.

Mikey Madison conferisce a Haugen una determinazione che convive con la paura delle conseguenze personali. Jeremy Allen White interpreta Horwitz con un’energia nervosa che funziona benissimo nei continui scambi verbali fra i due.

La loro intesa rende appassionante una storia che, almeno sulla carta, potrebbe sembrare composta soprattutto da documenti, riunioni e discussioni tecniche.

Sorkin riesce a dare un ritmo quasi da thriller alla costruzione di un’inchiesta giornalistica.

Aaron Sorkin nel suo territorio ideale

Chi conosce il cinema di Aaron Sorkin sa quanto ami le storie in cui persone intelligenti si confrontano attraverso le parole, cercando di ottenere informazioni, individuare contraddizioni e mettere gli interlocutori davanti alle proprie responsabilità.

Da Codice d’onore a The Social Network, da Steve Jobs a Il processo ai Chicago 7, buona parte del suo cinema nasce da questo piacere per il confronto dialettico e per la costruzione drammatica della verità.

Con The Social torna a muoversi in un territorio che conosce perfettamente: quello del dramma giudiziario e dell’inchiesta, dove un documento, una testimonianza o una frase pronunciata durante un’audizione possono cambiare improvvisamente il corso degli eventi.

La sua scrittura possiede una precisione straordinaria nel distribuire informazioni. I personaggi parlano moltissimo, si interrompono, si provocano, cercano continuamente di anticipare le mosse degli altri. Le conversazioni diventano veri e propri duelli.

Sorkin riesce inoltre a spiegare questioni tecnologiche piuttosto complesse mantenendo sempre vivo l’interesse dello spettatore.

È una delle qualità maggiori del film, perché la materia affrontata avrebbe potuto facilmente trasformarsi in una lunga esposizione di dati.

La regia privilegia gli attori, il montaggio e la progressione delle informazioni. Il risultato possiede una chiarezza narrativa che permette di seguire senza difficoltà una vicenda articolata, distribuita fra periodi differenti e ambienti molto diversi.

E’ un film avvincente dall’inizio alla fine. Sorkin dimostra ancora una volta di saper costruire tensione attraverso il linguaggio, con un controllo del ritmo che rende appassionante persino la lettura di un documento.

Jeremy Strong è Mark Zuckerberg

A interpretare Mark Zuckerberg troviamo Jeremy Strong, chiamato a raccogliere idealmente il testimone di Jesse Eisenberg.

È una trasformazione interessante.

Lo Zuckerberg di The Social Network era un giovane programmatore brillante, arrogante e socialmente impacciato, impegnato a costruire qualcosa di cui forse nemmeno lui comprendeva ancora le dimensioni.

Quello interpretato da Strong è ormai uno degli uomini più potenti del mondo.

Il personaggio ha acquisito un’autorità che si manifesta soprattutto nel modo in cui occupa gli spazi, controlla le conversazioni e gestisce la propria immagine pubblica.

Strong gli conferisce una freddezza particolarmente efficace. Anche quando viene preparato ad affrontare domande difficili, sembra osservare ogni situazione attraverso una logica nella quale il controllo rimane l’obiettivo principale.

La sua presenza dà al film una figura centrale attorno alla quale ruotano le responsabilità aziendali e le conseguenze delle decisioni prese ai vertici di Facebook.

Jeremy Strong interpreta Mark Zuckerberg in The Social

 

Il film affronta il rapporto fra coinvolgimento, pubblicità e diffusione delle informazioni, spiegando come determinati contenuti possano ricevere maggiore visibilità perché capaci di provocare reazioni particolarmente intense.

Rabbia, paura, indignazione e conflitto diventano così elementi importanti all’interno di un sistema che misura continuamente la nostra attenzione.

La questione assume conseguenze enormi quando entra nel campo dell’informazione politica.

Sorkin collega le scelte della piattaforma alla diffusione di contenuti estremisti, alle tensioni sociali e al clima che accompagnò l’assalto al Campidoglio americano del 6 gennaio 2021.

La ricostruzione cinematografica propone una lettura precisa di quegli eventi, concentrandosi sulle responsabilità delle piattaforme e sulla loro capacità di amplificare determinati messaggi. Naturalmente la radicalizzazione politica americana coinvolge cause storiche, culturali e sociali molto più ampie, e sarebbe riduttivo attribuirla a un singolo algoritmo.

Rimane però inquietante osservare quanto la selezione automatizzata delle informazioni possa influenzare il modo in cui milioni di persone percepiscono la realtà.

Il film pone inoltre una questione che ci riguarda direttamente: quanto conosciamo davvero gli strumenti attraverso cui ci informiamo ogni giorno?

Sappiamo che i contenuti vengono selezionati, ordinati e suggeriti. Molto più difficile è comprendere quali criteri determinino questa selezione e quanto le nostre abitudini siano progressivamente influenzate da ciò che le piattaforme decidono di mostrarci.

Un grande film di denuncia, con tutti i pregi e i limiti del cinema di Sorkin

The Social possiede una struttura drammatica molto classica.

Ci sono persone che scoprono informazioni compromettenti, una grande organizzazione intenzionata a difendere i propri interessi, un giornalista determinato e un percorso che conduce verso la possibilità di rendere pubblica la verità.

Sorkin ama questo tipo di racconto e lo governa con grande sicurezza.

La distinzione fra i protagonisti e il potere che stanno affrontando è piuttosto netta. Alcuni personaggi risultano più funzionali alla tesi del film che realmente complessi e la scrittura, in determinati momenti, tende a organizzare il materiale in maniera fin troppo ordinata.

Sono caratteristiche ricorrenti del suo cinema, che qui finiscono per incidere relativamente poco sul coinvolgimento complessivo.

Il film funziona perché possiede un’urgenza evidente e riesce a trasformarla in una storia umana.

La vicenda di Frances Haugen diventa il racconto di una persona che deve decidere quanto rischiare per rendere pubbliche informazioni che considera fondamentali. Il giornalismo assume una dimensione concreta, fatta di verifiche, esitazioni, responsabilità e conseguenze personali.

È cinema civile hollywoodiano nella sua forma più riconoscibile, con dialoghi brillanti, interpreti eccellenti e una fiducia profonda nella possibilità di portare alla luce ciò che il potere preferirebbe tenere nascosto.

E Sorkin, quando lavora su questo terreno, rimane uno dei migliori sceneggiatori americani.

Un film ancora più attuale

La parte forse più impressionante di The Social emerge quando si esce dal cinema e si torna a leggere le notizie.

Perché la vicenda raccontata da Sorkin riguarda fatti del 2021, ma le controversie giudiziarie che coinvolgono Facebook e Meta sono ancora pienamente aperte.

Anzi, proprio nelle ultime settimane si sono verificati sviluppi particolarmente importanti.

26 agosto 2026 – L’accordo miliardario sulla sicurezza dei minori

Meta ha raggiunto un accordo con la quasi totalità degli Stati americani per risolvere una serie di cause nelle quali veniva accusata di aver progettato Facebook e Instagram con caratteristiche capaci di favorire un utilizzo compulsivo fra bambini e adolescenti, minimizzando i rischi per la loro salute.

L’accordo prevede pagamenti fino a circa 18 miliardi di dollari e modifiche sostanziali alle piattaforme, fra cui limiti giornalieri di utilizzo per i minori, restrizioni notturne, maggiori controlli sull’età e nuove misure di protezione.

Meta ha negato di aver commesso illeciti nell’accettare l’accordo.

25 settembre – 1° ottobre 2026 – Il caso Cambridge Analytica torna a colpire Facebook

Nel New Mexico, una giuria ha stabilito che Meta aveva diffuso dichiarazioni ingannevoli sulla privacy e sulla gestione dei dati degli utenti.

La causa riguarda anche le conseguenze dello scandalo Cambridge Analytica, esploso dopo la raccolta non autorizzata dei dati di milioni di utenti Facebook.

La giuria ha giudicato ingannevoli 26 delle 29 dichiarazioni aziendali esaminate. Il 1° ottobre lo Stato ha chiesto al giudice di imporre sanzioni comprese fra 35 e 40 miliardi di dollari.

La cifra rappresenta una richiesta dell’accusa e non una sanzione definitiva: la decisione del giudice è ancora attesa. Meta contesta l’entità delle penalità richieste.

7 ottobre 2026 – La Florida chiede nuove restrizioni immediate

Proprio alla vigilia dell’uscita italiana di The Social, la Florida ha chiesto a un tribunale di imporre a Facebook e Instagram misure ancora più severe per gli adolescenti.

Tra le richieste figurano la rimozione degli utenti sotto i 14 anni, un limite giornaliero complessivo di due ore e la disattivazione di funzionalità come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei contenuti.

La Florida aveva rifiutato di aderire all’accordo raggiunto dagli altri Stati, ritenendolo insufficiente. Meta ha definito infondata la nuova richiesta giudiziaria.

Alla luce di queste notizie, The Social – Il prezzo della verità assume un significato ancora più inquietante.

Le piattaforme digitali sono diventate strumenti attraverso cui comunichiamo, lavoriamo, ci informiamo e costruiamo una parte importante della nostra identità pubblica. I loro sistemi di selezione dei contenuti influenzano quotidianamente ciò che vediamo e il modo in cui entriamo in relazione con il mondo.

Sorkin ci porta dentro il funzionamento di uno di questi sistemi, mostrando le responsabilità delle persone che lo governano e le difficoltà di chi cerca di renderne pubblici i meccanismi.

A cinque anni dalle rivelazioni di Frances Haugen, tribunali e governi stanno ancora cercando di stabilire quali responsabilità debbano assumersi le piattaforme per le conseguenze dei sistemi che hanno costruito.

Nel frattempo, noi continuiamo a utilizzarli ogni giorno.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

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