Preferito Cinema

Cinema In Evidenza Recensioni

Recensione di “Verity”: tre star e un’occasione clamorosamente sprecata

Segui Email Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett. Un bestseller di enorme successo. Una villa isolata, un manoscritto

Recensione di “Verity”: tre star e un’occasione clamorosamente sprecata

Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett. Un bestseller di enorme successo. Una villa isolata, un manoscritto segreto, sesso, morte, manipolazione e una donna misteriosa costretta all’immobilità dopo un incidente.

Gli ingredienti di Verity sembrano progettati appositamente per costruire un thriller erotico esagerato e perverso. Il risultato è invece uno dei film più brutti che abbia visto questa stagione. E, considerato il materiale a disposizione, è quasi un’impresa.

Dal bestseller di Colleen Hoover al cinema

Lowen Ashleigh, interpretata da Dakota Johnson, è una scrittrice in difficoltà alla quale viene proposta un’occasione professionale enorme: completare la fortunata serie di romanzi della celebre Verity Crawford, interpretata da Anne Hathaway.

Verity è rimasta gravemente disabile dopo un incidente e vive nella propria casa insieme al marito Jeremy, interpretato da Josh Hartnett. Lowen si trasferisce nella villa per lavorare sui materiali dell’autrice e trova un manoscritto contenente rivelazioni inquietanti.

Da qui prende forma un gioco di sospetti, attrazione e manipolazione nel quale ogni personaggio dovrebbe progressivamente diventare meno affidabile.

Michael Showalter porta sullo schermo il bestseller pubblicato da Colleen Hoover nel 2018, con una sceneggiatura firmata da Nick Antosca. Il materiale di partenza possiede tutti gli elementi necessari per un thriller volutamente eccessivo. Sul grande schermo, però, qualcosa si rompe quasi immediatamente.

Il problema principale è la scrittura

I dialoghi sono spesso tremendi. Le conversazioni hanno una funzione talmente evidente da rendere difficile credere ai personaggi come persone reali. Ogni battuta deve fornire un’informazione, preparare una svolta, spiegare un sentimento oppure spingere qualcuno nella posizione necessaria alla scena successiva.

Anche i rapporti soffrono dello stesso problema. Attrazione, sospetto, paura e desiderio avanzano secondo le necessità della trama e raramente acquistano una vera consistenza psicologica.

È un limite particolarmente grave per Verity, perché tutto il film dipende dalla nostra capacità di dubitare dei protagonisti. Un buon thriller di manipolazione deve permetterci di conoscere abbastanza un personaggio da accorgerci quando qualcosa comincia a incrinarsi.

Qui le personalità sono definite attraverso tratti molto grossi e il gioco delle ambiguità perde rapidamente efficacia.

Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett

Il cast rende il risultato ancora più sorprendente. Anne Hathaway possiede naturalmente gli strumenti per rendere Verity magnetica e inquietante e, nei momenti in cui il film le permette di spingere sull’eccesso, si intravede una versione molto più divertente di ciò che avrebbe potuto essere.

Dakota Johnson attraversa invece Lowen con quella sua particolare distanza che in altri film ha prodotto risultati affascinanti, mentre qui finisce spesso per accentuare la debolezza della scrittura.

Josh Hartnett occupa il centro del triangolo e deve rendere credibile una relazione costruita attraverso passaggi sentimentali e sessuali che raramente hanno il tempo necessario per svilupparsi.

Il problema coinvolge soprattutto il tono complessivo. Verity attraversa thriller psicologico, melodramma, erotismo e momenti quasi camp senza trovare una misura capace di tenere insieme tutto.

Alcune scene pensate per creare tensione producono involontariamente comicità. Altre vorrebbero essere sensuali e risultano meccaniche. Quando la storia accelera verso le proprie rivelazioni, il film accumula informazioni senza riuscire a dare loro sufficiente peso.

Poteva essere un magnifico thriller trash

Ed è forse questo il vero peccato di Verity. Un film del genere avrebbe potuto concedersi completamente al piacere dell’eccesso.

La villa enorme. Il marito affascinante. La scrittrice immobilizzata. La giovane autrice che entra nella loro vita. Il manoscritto proibito. I segreti familiari. Il sesso. Le morti.

È materiale perfetto per quel tipo di thriller erotico che negli anni Novanta avrebbe probabilmente riempito le videoteche.

Showalter sembra invece cercare continuamente una dimensione psicologica più seria senza possedere una sceneggiatura sufficientemente precisa per sostenerla. Il risultato rimane in una terra di mezzo nella quale l’assurdità della storia emerge continuamente senza trasformarsi nel divertimento sfacciato che avrebbe potuto salvarla.

E poi arriva la risoluzione

Senza entrare negli spoiler, il finale rappresenta il momento in cui tutti i problemi accumulati diventano evidenti.

Un thriller basato sulla manipolazione può anche costruire una soluzione improbabile. Serve però una struttura abbastanza solida da permettere allo spettatore, una volta conosciuta la verità, di ripensare alle scene precedenti e riconoscere il disegno.

La risoluzione di Verity lascia invece una quantità sorprendente di perplessità. La sensazione è quella di una sceneggiatura che abbia accumulato svolte soprattutto per aumentare l’effetto sorpresa, sacrificando progressivamente la coerenza dei comportamenti.

Quando arriva il momento di ricomporre tutto, diversi pezzi sembrano appartenere a puzzle differenti.

Verity: tre star e un’occasione clamorosamente sprecata

Michael Showalter ha già dimostrato di saper dirigere attori e gestire commedie e drammi sentimentali con sensibilità. Proprio per questo Verity risulta ancora più difficile da spiegare e a conti fatti rimane un’occasione clamorosamente sprecata. E, per quanto mi riguarda, uno dei candidati più convincenti al titolo di film più brutto della stagione.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *