Recensione di “Santiago – Un cammino per ricominciare”: a volte per cambiare bisogna semplicemente continuare a camminare
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Ci sono storie delle quali si può intuire la destinazione quasi dal momento in cui cominciano. Santiago – Un cammino per ricominciare appartiene senza troppi problemi a questa categoria. Yann Samuell mette insieme due persone ferite, le costringe a percorrere centinaia di chilometri fianco a fianco e lascia che la fatica, gli incontri e il tempo facciano il resto.
Sappiamo che litigheranno. Sappiamo che prima o poi cominceranno a capirsi. Intuiamo persino che quando arriveranno alla fine del viaggio non saranno più le persone che erano alla partenza.
Eppure funziona.
Funziona perché Samuell non sembra particolarmente interessato a sorprendere lo spettatore con la destinazione. Gli interessa il percorso. E in un film ambientato sul Cammino di Santiago non è esattamente un dettaglio.
Il titolo originale francese è semplicemente Compostelle. Diretto da Yann Samuell, regista di Amami se hai coraggio e La guerra dei bottoni, il film arriva nei cinema italiani il 24 settembre 2026 distribuito da Officine UBU. Nel cast ci sono Alexandra Lamy, Julien Le Berre, Mélanie Doutey, Éric Métayer e Maëlle Vidou.
La storia di Adam e Fred
Adam (Julien Le Berre) è un adolescente pluridenunciato, arrabbiato con praticamente tutto ciò che lo circonda e segnato soprattutto dall’assenza della madre. Gli viene offerta la possibilità di affrontare una lunga marcia sul Cammino di Santiago come alternativa alla detenzione.
Ad accompagnarlo c’è Fred (Alexandra Lamy), un’insegnante che avrebbe parecchio da sistemare anche nella propria vita. È stata sospesa dopo aver schiaffeggiato una studentessa, il matrimonio sta andando in pezzi e il rapporto con la figlia è sempre più difficile.
Non abbiamo quindi il classico adulto equilibrato incaricato di rimettere sulla buona strada un adolescente problematico. Fred è quasi altrettanto incasinata di Adam.
Ed è una delle scelte che impediscono al film di trasformarsi nel solito racconto edificante sul bravo adulto che salva il ragazzo difficile.
Fred dovrebbe accompagnare Adam, ma non possiede una risposta per ogni problema. Perde la pazienza, sbaglia, porta con sé rabbia e frustrazioni. Alexandra Lamy, scelta da Samuell proprio perché interessato a mettere in contrasto la sua immagine naturalmente solare con un personaggio pieno di rabbia e rimozioni, riesce molto bene a far convivere durezza e fragilità.
Il rapporto che nasce tra i due funziona proprio perché nessuno occupa stabilmente il ruolo del salvatore.
Camminano insieme perché, in modi molto diversi, entrambi hanno bisogno di arrivare da qualche parte.
La storia vera dietro Santiago – Un cammino per ricominciare
È probabilmente questo l’aspetto che rende il film più interessante di quanto la sua struttura narrativa molto tradizionale potrebbe far pensare.
Santiago – Un cammino per ricominciare prende spunto dal libro Marche et invente ta vie di Bernard Ollivier e dall’esperienza dell’associazione francese Seuil, fondata dallo stesso Ollivier nel 2000.
L’associazione lavora con adolescenti seguiti dalla giustizia minorile e dai servizi sociali proponendo le cosiddette marches de rupture: lunghi percorsi a piedi pensati come alternativa o complemento ai tradizionali strumenti educativi e di reinserimento.
Samuell non porta sullo schermo una singola storia vera. Adam è un personaggio inventato, costruito anche attraverso racconti e testimonianze raccolte dal regista.
La distinzione è importante perché permette di capire cosa interessi realmente al film. Non la redenzione miracolosa.
Il tempo necessario perché qualcuno possa provare a cambiare.
Rieducare invece di punire
Adam all’inizio interpreta praticamente qualsiasi rapporto umano come un conflitto.
Provoca Fred, rifiuta l’autorità, reagisce aggressivamente, sembra possedere un talento particolare nel trasformare qualsiasi situazione in uno scontro.
Il film però evita di ridurlo alla categoria rassicurante del “ragazzo difficile”.
Dietro la rabbia cominciano progressivamente a emergere l’abbandono, la paura, il bisogno di essere riconosciuto e soprattutto un adolescente che ha imparato a difendersi prima ancora di capire da cosa debba realmente difendersi.
Julien Le Berre riesce a rendere credibile questa trasformazione perché non cerca continuamente la simpatia dello spettatore. Adam può essere irritante, aggressivo, infantile. Poi improvvisamente lascia intravedere il ragazzo che esiste dietro quella corazza.
Samuell lo ha scelto dopo aver provinato più di cento giovani attori, e questa è per Le Berre la prima parte cinematografica da protagonista.
Il tema della giustizia minorile entra così nel film senza trasformarlo in un trattato.
Che cosa facciamo con un adolescente che continua a sbagliare?
Lo isoliamo, lo puniamo oppure proviamo a creare le condizioni perché possa immaginare un’esistenza differente?
Il Cammino diventa una risposta estremamente concreta. Adam deve alzarsi ogni mattina e camminare. Deve rispettare regole semplici. Deve sopportare la fatica. Deve convivere con una persona che non ha scelto. Deve imparare che ogni azione produce conseguenze.
Non esiste un montaggio motivazionale capace di risolvergli la vita.
Ci sono chilometri.
Samuell evita anche un altro rischio abbastanza evidente: utilizzare Santiago come gigantesca cartolina turistica.
Il film è stato realmente girato lungo diversi tratti del percorso, dal Puy-en-Velay attraverso Lot, Aveyron e Pirenei fino alla Spagna.
E si vede.
La fotografia di Vincent Gallot sfrutta magnificamente paesaggi, sentieri, boschi e spazi aperti, ma la natura non serve soltanto a fornire belle immagini.
Più Adam e Fred avanzano, più il mondo intorno a loro sembra allargarsi mentre quello che si portano dietro diventa progressivamente impossibile da ignorare.
Camminare produce una strana forma di semplificazione narrativa: mangiare, dormire, trovare un posto dove fermarsi, mettere un piede davanti all’altro.
Togliendo progressivamente rumore alla vita dei personaggi, Samuell può concentrarsi su ciò che rimane.
E rimangono soprattutto loro due.
Alexandra Lamy e Julien Le Berre fanno funzionare il film
Gran parte di Santiago – Un cammino per ricominciare vive infatti sull’alchimia tra Alexandra Lamy e Julien Le Berre.
È un rapporto che cambia continuamente forma.
A volte Fred sembra una madre. In altri momenti una professoressa. Poi diventa semplicemente una compagna di viaggio. Adam può comportarsi come un bambino e pochi minuti dopo essere quello che comprende una fragilità di Fred che lei stessa preferirebbe ignorare.
Il film è particolarmente bravo quando lascia i due attori camminare, parlare, litigare o semplicemente stare insieme senza sottolineare continuamente quello che dovremmo provare.
Molto meno quando decide di aiutare lo spettatore.
Perché Santiago possiede anche tutti i difetti del cinema popolare costruito per emozionare: alcune coincidenze sono evidenti, alcuni incontri sembrano arrivare esattamente quando servono alla sceneggiatura e qualche passaggio spinge con troppa decisione verso la commozione.
C’è da dire che, secondo chi scrive, il film riesce quasi sempre a superare questi limiti grazie alla sincerità con cui guarda i propri personaggi.
Un rap, dei monaci e un’Ave Maria
Poi arriva una scena che potrebbe tranquillamente precipitare nel ridicolo.
Adam rappa mentre dei monaci accompagnano il suo Ave Maria.
Sulla carta sembra una di quelle sequenze che qualcuno dovrebbe fermare già durante la riunione di sceneggiatura.
Nel film, invece, è uno dei momenti che rimangono maggiormente impressi.
Non si tratta neppure di un artificio di montaggio: il brano è stato scritto da Romeo Lowercase e Julien Le Berre canta realmente nella scena, registrato in presa diretta durante le riprese.
Samuell mette insieme due linguaggi apparentemente inconciliabili senza trasformare la scena in una gag. La spiritualità del luogo incontra la lingua con cui Adam riesce finalmente a esprimere qualcosa che normalmente traduce soltanto in rabbia.
È eccessiva?
Probabilmente sì.
Funziona?
Per me moltissimo.
E il fatto che in Francia qualcuno l’abbia invece considerata uno dei momenti più imbarazzanti del film dice abbastanza bene quanto Samuell cammini costantemente sul confine tra emozione e sentimentalismo.
Un film semplice senza vergognarsi di esserlo
Non c’è nulla di particolarmente rivoluzionario nella struttura di Santiago – Un cammino per ricominciare.
È un road movie di formazione.
Due persone partono da un punto, attraversano una serie di esperienze e arrivano dall’altra parte cambiate. Il paesaggio esteriore accompagna quello interiore, gli incontri scandiscono le tappe della trasformazione e persino alcuni conflitti arrivano esattamente nel momento in cui ci aspettiamo che arrivino.
Samuell non reinventa questa struttura.
La esegue molto bene.
Si ride.
Ci si commuove.
In qualche momento si capisce perfettamente dove il film voglia portarci e ci si lascia portare lo stesso.
Le seconde possibilità
C’è però un’idea che rimane dopo la fine del viaggio e che vale più della prevedibilità di alcuni passaggi.
Una seconda possibilità non coincide con la cancellazione della prima.
Adam non può cancellare quello che ha fatto. Fred nemmeno.
Il film non assolve automaticamente nessuno dei due.
Propone qualcosa di molto meno spettacolare: la possibilità di ricominciare attraverso la responsabilità.
Percorrere centinaia di chilometri non significa dimenticare ciò che è successo prima. Significa concedere a qualcuno abbastanza tempo, abbastanza spazio e abbastanza fiducia perché possa provare a decidere cosa fare dopo.
Ed è forse questo il passaggio più bello del film. Fred dovrebbe rieducare Adam, ma scopre presto che la relazione educativa non procede mai in una sola direzione. Lei accompagna lui mentre lui, senza rendersene conto, costringe lei a guardare le proprie responsabilità.
Nessuno salva nessuno.
Camminano insieme.
Santiago – Un cammino per ricominciare non racconta che bastino ottocento chilometri per aggiustare una vita. Racconta qualcosa di più credibile: che a volte ottocento chilometri possono concederti il tempo necessario per capire in quale direzione vuoi continuare ad andare.
Santiago – Un cammino per ricominciare è al cinema dal 24 settembre 2026, distribuito in Italia da Officine UBU.
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