Preferito Cinema

Cinema In Evidenza Recensioni

Recensione di “Maigret – L’amore e la morte” di Pascal Bonitzer: un’indagine elegante e fuori dal tempo

Segui Email C’è qualcosa di deliberatamente fuori moda in Maigret – L’amore e la morte. E non è necessariamente

Recensione di “Maigret – L’amore e la morte” di Pascal Bonitzer: un’indagine elegante e fuori dal tempo

C’è qualcosa di deliberatamente fuori moda in Maigret – L’amore e la morte. E non è necessariamente un difetto.

Pascal Bonitzer prende Maigret e i vecchi signori, romanzo pubblicato da Georges Simenon nel 1960, lo sposta all’inizio degli anni Duemila e costruisce intorno al celebre commissario un piccolo giallo di appena ottanta minuti che sembra quasi impermeabile alle trasformazioni del thriller contemporaneo. Niente frenesia, niente spettacolarizzazione dell’indagine, persino la suspense rimane spesso in secondo piano.

Al centro ci sono le persone.

E naturalmente Maigret.

Un Maigret diverso, interpretato da Denis Podalydès

Questa volta ha il volto di Denis Podalydès, scelta tutt’altro che scontata considerando la lunga genealogia cinematografica e televisiva del personaggio.

Il suo Maigret non possiede la fisicità massiccia tradizionalmente associata al commissario. È più asciutto, appartato, quasi dimesso. Non utilizza il cellulare, non guida e sembra osservare il mondo contemporaneo dalla distanza di qualcuno che ha deciso di non adeguarsi completamente ai suoi ritmi. Bonitzer ha descritto Maigret come un uomo che passa molto tempo a guardare, ascoltare e “ruminare”: Podalydès costruisce il personaggio proprio su questa immobilità apparente.

L’indagine comincia quando un ambasciatore in pensione viene trovato assassinato a colpi di pistola nella propria abitazione.

Intorno al morto si apre lentamente un piccolo universo fatto di aristocratici, vecchi amori, una governante, un antiquario, un sacerdote e persone che sembrano appartenere a un mondo che sta scomparendo. Maigret interroga, ascolta, mangia, beve, fuma la sua pipa e lascia che siano soprattutto le contraddizioni umane a indicargli la strada.

Un giallo freddo e geometrico

La prima cosa che colpisce del film è la sua compostezza.

Bonitzer mette in scena l’indagine attraverso inquadrature molto classiche, spesso geometriche, ambienti ordinati e personaggi che sembrano quasi imprigionati all’interno degli spazi che abitano.

Anche emotivamente il film mantiene una certa freddezza.

Gli eventi più drammatici raramente producono esplosioni. Tutto rimane trattenuto: nei dialoghi, negli sguardi, nei movimenti degli attori. Persino quando emergono sentimenti rimasti nascosti per decenni, Bonitzer preferisce suggerirli invece di trasformarli in grandi scene madri.

È una scelta coerente con il mondo raccontato. La vittima e le persone che Maigret incontra appartengono a una borghesia e a un’aristocrazia legate a rituali, convenzioni e segreti che sembrano essersi sedimentati nel tempo. Lo stesso Simenon considerava Maigret e i vecchi signori un romanzo particolarmente legato al tema della vecchiaia, popolato da personaggi tra i settanta e gli ottantacinque anni.

La forma del film finisce così per assomigliare alle persone che racconta: composta, elegante, rigida.

Più Simenon che thriller

Chi entra in sala aspettandosi un giallo costruito intorno alla soluzione del delitto potrebbe quindi rimanere spiazzato.

L’indagine c’è, naturalmente, ma Bonitzer sembra molto più interessato a quello che Maigret scopre sulle persone che alla meccanica del whodunit.

In questo senso il film rimane profondamente simenoniano. Dietro il delitto ci sono soprattutto amori consumati o impossibili, rapporti di classe, vecchi rancori e vite trascorse rispettando regole che forse nessuno ha mai avuto davvero il coraggio di mettere in discussione.

Persino l’umorismo, presente soprattutto nei dialoghi e nel rapporto di Maigret con il cibo e con le persone che interroga, rimane asciutto e discreto.

Bonitzer può inoltre contare su un cast notevole. Accanto a Podalydès ci sono Anne Alvaro, Irène Jacob, Dominique Reymond, Micha Lescot, Olivier Rabourdin e Julia Faure. Attori ai quali basta spesso una conversazione per costruire un personaggio, qualità fondamentale in un film nel quale la parola conta decisamente più dell’azione.

Anne Alvaro, nei panni della governante, è probabilmente quella che lascia l’impressione più forte: il confronto con Maigret diventa uno dei centri del film.

Un finale che lascia volutamente qualcosa in sospeso

Poi arriva il finale.

E qui Bonitzer compie la scelta più strana del film.

Quando l’indagine sembra aver trovato una propria conclusione, aggiunge un ultimo movimento molto più ambiguo, che non appartiene al romanzo nella stessa forma e che rimette parzialmente in discussione quello che abbiamo appena visto.

È un finale criptico, da interpretare, che lascia volutamente una sensazione di incompiutezza.

In fondo è coerente con questo Maigret. Risolvere un delitto non significa necessariamente comprendere fino in fondo le persone che ne sono state coinvolte.

Un film per chi ama ancora questo cinema

Rimane però una domanda, più industriale che artistica: quanto pubblico può avere oggi un film del genere?

Maigret – L’amore e la morte dura appena ottanta minuti eppure appare molto più compassato di tanti film decisamente più lunghi. Non cerca quasi mai di conquistare lo spettatore contemporaneo attraverso il ritmo e non prova nemmeno a ringiovanire artificialmente il personaggio.

Ma proprio questa ostinazione rappresenta anche parte del suo fascino.

Bonitzer realizza un film elegante, preciso, freddo e molto controllato, sorretto da interpreti eccellenti e da una messa in scena che non sente alcun bisogno di rincorrere il presente.

Agli appassionati di Maigret probabilmente piacerà molto. Chi cerca nel giallo velocità, tensione e continui colpi di scena potrebbe invece trovarlo distante, persino polveroso.

È cinema di un’altra epoca realizzato oggi. E Pascal Bonitzer sembra perfettamente consapevole di averlo fatto così.

DAL 24 SETTEMBRE AL CINEMA

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *