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Recensione di “Beast” di Tyler Atkins: il ritorno sul grande schermo dei vecchi, confortanti “film de botte”

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Recensione di “Beast” di Tyler Atkins: il ritorno sul grande schermo dei vecchi, confortanti “film de botte”

Sono cresciuto a Van Damme, succhi di frutta e Steven Seagal. Merendine con i grassi idrogenati, Chuck Norris e videocassette consumate a forza di riavvolgerle. Ma soprattutto sono cresciuto con una quantità imbarazzante di film di tornei di arti marziali.

Da ragazzini li chiamavamo semplicemente “film de botte”. Che erano una categoria ben precisa e soprattutto diversa dai “film dove se spara”.

Beast, diretto da Tyler Atkins e interpretato da Daniel MacPherson, Luke Hemsworth, Bren Foster e Russell Crowe, appartiene fieramente alla prima categoria.

E forse è proprio questo il modo migliore per affrontarlo.

La trama è esattamente quella che state immaginando

Patton James (Daniel MacPherson) è stato un campione di MMA. Oggi quella vita è alle spalle: lavora come pescatore, ha una famiglia da mantenere e parecchie difficoltà economiche. Quando il fratello Malon finisce nei guai e viene gravemente ferito dopo essersi infilato in un giro molto più pericoloso di lui, Patton si ritrova davanti alla soluzione che in questo genere di film è praticamente inevitabile.

Tornare a combattere.

Per farlo deve recuperare il rapporto con il suo vecchio allenatore Sammy, interpretato da Russell Crowe, e prepararsi ad affrontare nell’ottagono il terrificante Xavier Grau, campione della ONE Championship interpretato da Bren Foster.

Avete già capito dove andrà a finire?

Certo che sì.

È questo il bello.

Quando i film di arti marziali erano una certezza

Beast ha qualcosa di profondamente confortante.

Non perché racconti una storia particolarmente rassicurante, ma perché utilizza una struttura che chi è cresciuto con il cinema d’azione degli anni Ottanta e Novanta potrebbe probabilmente ricostruire a occhi chiusi.

C’è l’ex campione che ha smesso di combattere. C’è una famiglia da proteggere. C’è il fratello nei guai. C’è un passato che torna a bussare alla porta. C’è il vecchio allenatore. C’è l’avversario tosto e cattivo.

E naturalmente c’è l’allenamento.

Perché non puoi avere un vero film de botte senza il momento in cui qualcuno deve tornare in forma per affrontare quello che, almeno sulla carta, dovrebbe massacrarlo.

Da Senza esclusione di colpi a Kickboxer, passando per una quantità sterminata di produzioni finite direttamente nelle videoteche, conosciamo perfettamente queste regole.

Beast non prova neanche a nasconderle.

Un fiero B-movie senza complessi

Ed è qui che il film di Tyler Atkins diventa simpatico.

Non possiede la raffinatezza di Warrior, non cerca di trasformare le MMA in un grande dramma esistenziale e non sembra particolarmente interessato a reinventare lo sport movie.

Vuole raccontare una storia di riscatto, famiglia e vendetta nella quale prima o poi qualcuno dovrà entrare in una gabbia e prendere una quantità considerevole di mazzate.

La sceneggiatura, firmata da David Frigerio e Russell Crowe, lavora su personaggi tagliati con l’accetta e conflitti immediatamente riconoscibili. Frigerio aveva già scritto Land of Bad, action con Russell Crowe e Liam Hemsworth, mentre qui Crowe figura anche come produttore esecutivo.

Non aspettatevi grandi sottigliezze psicologiche.

Le botte, fortunatamente, funzionano

Per un film costruito intorno alle MMA c’è poi una questione dalla quale non si scappa: i combattimenti devono essere credibili.

Qui Beast fa il proprio lavoro.

Bren Foster non è soltanto l’attore che interpreta Xavier Grau. È un artista marziale con una lunga esperienza in diverse discipline ed è stato coinvolto anche nella coreografia dei combattimenti.

Si vede soprattutto nella fisicità degli scontri.

Atkins non cerca di trasformare ogni combattimento in un balletto impossibile. Nell’ottagono devono sentirsi il peso dei corpi, la stanchezza e la brutalità dei colpi. Beast sa che il pubblico arrivato fin qui vuole soprattutto vedere due uomini che si prendono a mazzate in maniera sufficientemente convincente.

E gliele dà.

Prevedibile? Assolutamente sì

Il principale limite di Beast coincide quasi perfettamente con il motivo per cui potrebbe piacere al suo pubblico.

È prevedibile.

Molto.

Gli snodi narrativi arrivano dove devono arrivare, i personaggi occupano esattamente il posto assegnato loro e il film difficilmente prende una strada che non avessimo già immaginato venti minuti prima.

Ma esiste un piacere particolare nella prevedibilità quando viene cercata consapevolmente.

È lo stesso motivo per cui possiamo rivedere per la quindicesima volta Kickboxer sapendo perfettamente cosa succederà a Tong Po. Non stiamo aspettando di scoprire cosa accadrà. Stiamo aspettando che accada.

Questi film sono un po’ come le vecchie coperte di Linus.

Sai già come sono fatti. Sai dove ti porteranno. Ed è precisamente per questo che ogni tanto hai voglia di tornarci.

Beast non rivoluziona il cinema d’azione, non reinventa lo sport movie e probabilmente non ha alcuna intenzione di farlo.

È un fiero B-movie de botte.

Per chi è cresciuto a Van Damme, Seagal, Chuck Norris e merendine che oggi probabilmente verrebbero sequestrate direttamente dai NAS, invece, c’è qualcosa di meravigliosamente familiare.

Perché prima che esistessero gli universi condivisi, i multiversi e i franchise pianificati per i prossimi quindici anni, a volte per renderci felici bastava molto meno.

Un torneo. Un cattivo. Un allenamento. E qualcuno a cui dare finalmente una manica di botte.

Il me ragazzino ringrazia.

Beast arriva nei cinema italiani il 1° ottobre 2026, distribuito da Plaion Pictures.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

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