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Recensione di “Avatar – Fuoco e cenere”: si torna su Pandora

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Recensione di “Avatar – Fuoco e cenere”: si torna su Pandora

Siamo onesti: tornare su Pandora per la terza volta inizia a sembrare quel pranzo di Natale infinito con i parenti che non vedi mai. Bellissima la tavola, piatti d’argento, cibo stellato, ma dopo quattro ore di chiacchiere sul nulla inizi a guardare l’orologio sperando che qualcuno faccia cadere il vassoio per interrompere il supplizio. James Cameron con questo Avatar: Fuoco e Cenere ha fatto esattamente questo: ha apparecchiato lo spettacolone più costoso della storia, tecnicamente così perfetto da far sembrare la realtà un cartone animato della Disney, ma si è dimenticato di metterci dentro un briciolo di quella ciccia che ti fa stare attaccato alla sedia.

Cameron ci aveva promesso il “Popolo della Cenere”, una variazione sul tema dei Na’vi meno spirituale e decisamente più incazzata, e visivamente mantiene ogni singola promessa. Ma tra un’esplosione di pixel e l’altra, qualcosa si è incrinato.

Pandora non è mai stata così bella (e così fredda)

Dal punto di vista puramente tecnico, siamo di fronte a un mostro. Cameron continua a giocare un campionato a parte: il modo in cui il fuoco interagisce con la pelle blu dei protagonisti o la fluidità delle nuove ambientazioni vulcaniche rasenta la stregoneria digitale. Non si tratta più di “effetti speciali”, è proprio un altro mondo che ti esplode in faccia.

Tuttavia, il problema è proprio qui: la tecnica è diventata il fine, non più il mezzo. Se nei primi due capitoli, nonostante la trama da “Pocahontas nello spazio”, riuscivi ancora a empatizzare con la lotta di Jake Sully e Neytiri, qui la connessione si perde. È come guardare il salvaschermo più costoso del mondo: resti a bocca aperta, ma non ti viene mai voglia di piangere o di stringere i braccioli della poltrona.

Una durata che mette a dura prova la pazienza

Tre ore e passa di film sono tante. Troppe, se consideriamo che la sceneggiatura gira spesso su se stessa. Cameron si prende tempi biblici per mostrarci ogni singola foglia bruciata, ogni riflesso di lava, dimenticandosi che al cinema, ogni tanto, servirebbe anche una progressione drammatica che non sia solo “scappiamo dal fuoco per andare verso altro fuoco”.

Il ritmo ne risente pesantemente. In alcuni segmenti centrali sembra quasi di assistere a una demo tecnica della Weta FX: impressionante, certo, ma se il massimo dell’emozione è l’ennesima scena retorica della “famiglia che deve essere unita per affrontare etc etc”, ecco, allora meglio il primo con una storia semplice ma universale o il secondo con le digressioni drammatiche che ancora oggi mi fanno piangere se ci penso.

Il Popolo della Cenere: cattivi con poco mordente?

L’idea di esplorare il lato oscuro dei Na’vi era l’esca perfetta per noi spettatori stanchi del buonismo ecologista di Pandora. Varang, la leader del Popolo della Cenere, è visivamente magnetica, ma la sua caratterizzazione resta ferma in superficie. Manca quel conflitto interiore che renda la loro rabbia davvero viscerale.

Questa volta, il piano dell’emotività è quello che soffre di più. La morte, il sacrificio, il legame con la natura: sono tutti temi che vengono sbandierati ma che non affondano il colpo. Si resta spettatori distanti di uno spettacolone incredibile che però non riesce a farti battere il cuore. Spettacolo si, ma l’anima dov’è?

In definitiva, Avatar 3 è un film che va visto sul grande schermo più grande che riuscite a trovare. È un’esperienza sensoriale che ride in faccia a qualsiasi altro blockbuster contemporaneo per cura e dettaglio. Però, una volta usciti dal cinema, Pandora – ahimè – evapora in fretta.

È uno splendido esercizio di stile, un monumento all’ego e alle capacità tecniche di un regista che non accetta limiti. Ma se cercate un film che vi faccia vibrare l’anima oltre che i timpani, forse potreste rimanere delusi.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

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