Monterotondo. Maxi sequestro di armi: in manette un 39enne

carabinieri_logoI Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Monterotondo, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Tivoli, hanno arrestato, a Monterotondo Scalo, un italiano trentanovenne, di origine siciliana, già gravato da numerosi precedenti di polizia, per detenzione illegale di armi da guerra e comuni da sparo atte all’impiego, nonché di diverse tipologie di munizioni e di polvere da sparo.

L’uomo, a seguito di complesse attività investigative, è stato ritenuto responsabile, in concorso con un trentasettenne del posto, indagato in stato di libertà, dell’effettiva detenzione delle armi e munizioni sequestrate lo scorso 7 marzo nei giardini pubblici di via Martiri di via Fani di Monterotondo.

In quella circostanza, fu arrestato un cittadino egiziano ventinovenne che aveva esploso alcuni colpi d’arma da fuoco all’intero del parco pubblico. I Carabinieri intervenuti riuscirono a bloccare lo straniero e poi a disarmarlo mentre, seduto su una panchina maneggiava la pistola che, insieme alle altre armi, aveva rinvenuto in un locale nelle vicine case popolari e le aveva tenute con se.

Nei pressi della panchina, infatti, in un borsone, vennero rinvenute altre armi e munizioni. In particolare, furono sequestrate: due pistole risultate rubate nell’agosto 2014 in zona Roma Casalotti, in occasione di furto in abitazione; un fucile a pompa risultato rubato nel 2012 a Scandriglia (RI) ed un fucile kalashnikov, cal. 7,62, oltre a sette serbatoi riconducibili a diverse armi e a qualche centinaio di colpi di diverso calibro.

Inoltre, sul terreno sempre nelle vicinanze della panchina venne individuata una bottiglia in vetro, chiusa artigianalmente con nastro adesivo, al cui interno furono rinvenuti circa 50 grammi di polvere pirica.

Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Tivoli, hanno consentito di ricondurre la disponibilità delle armi in sequestro alla criminalità locale e di ricostruire un importante quadro indiziario a carico del trentanovenne siciliano, che dopo l’arresto è stato tradotto presso la casa circondariale di Roma Rebibbia, a disposizione dell’A.G. tiburtina.

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