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Il fontanile di via Fonte Lagrimosa: un ricordo

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Il fontanile di via Fonte Lagrimosa: un ricordo

Il fontanile di via Fonte Lagrimosa: un ricordo

Non voglio ricordarlo così, il fontanile di via Fonte Lagrimosa:

seminascosto tra la vegetazione più selvaggia, con il tetto distrutto, con una recinzione che ne impedisce qualsiasi contatto, con quell’aria triste e devastata di chi l’ha abbandonato per tanto, troppo tempo. Ci passi davanti e sembra che un occhio stanco e vecchio ti guardi. Ricordando i bei tempi andati.

Che ci sono stati. E sono stati belli davvero.
Alcuni dei miei ricordi più belli sono legati a quel fontanile.
Fine anni ’80, inizi ’90. Io e il mio amico Federico amavamo giocare nel bosco. Era il nostro regno. Quel bosco magico e avventuroso. Io, lui e la banda di amici di via della Torre.




Ci entravamo dalla fine di via Caravaggio, la strada terminava proprio al limitare del bosco. Una piccola discesa e ci trovavamo tra quegli alberi che col tempo divennero sempre più familiari.
Percorrendo tutto il bosco in discesa, come novelli Indiana Jones, si sbucava su via Fonte Lagrimosa. Proprio davanti al fontanile. La strada era sterrata, non c’erano recinzioni, l’aria circostante il fontanile era sgombra da vegetazione. Non era curata, questo no. La nostalgia non mi fa dimenticare che già allora, nei pressi del fontanile c’erano cumuli di spazzatura, una piccola discarica che stonava con l’ambiente circostante. Ricordo che il fontanile era ancora utilizzato. Più di una volta io e gli amici trovavamo panni, coperte, stracci lasciati a mollo nell’acqua. E anziane che sostavano lì intorno chiacchierando e sciacquando i panni. C’era anche chi andava a lavarci la macchina.

In quanto a noi ragazzi era un piacere immergere le mani in quell’acqua, rinfrescarsi nelle caldi estate estive, oziare all’ombra. Quando non c’era scuola, dopo una veloce colazione, eravamo liberi di correre, tirare calci ad un pallone, riempirci di mazzate con improvvisate spade di legno, azzuffarci tra ragazzi di via diverse, e giocare agli avventurieri di quel piccolo mondo magico. E quel fontanile li ha visti tutti i nostri giochi, le nostre risate e anche qualche pianto, le chiacchierate interminabili e i dolci silenzi cullati dal rumore dell’acqua. Ci si interrompeva solo quando le mamme chiamavano, e, le “chiamate”, in mancanza di cellulari, erano le urla che dai balconi, arrivata una certa ora, risuonavano nell’aria come ordini cui non disubbidire. E infatti era un fuggi fuggi generale.




Poi, come sempre accade, si cresce e la crescita porta cambiamento. La strada, via Fonte Lagrimosa, venne asfaltata, la discarica lasciò il posto ad una piccola recinzione, poi venne recintato anche il fontanile. L’erba crebbe inesorabile. E il fontanile divenne un vecchio ricordo.

Eppure non c’è stata amministrazione che ha fatto un punto di vanto quello di riqualificare quel vecchio ricordo pieno di storia.
Ne ho scritto negli anni, all’inizio con entusiasmo, poi man mano sempre più disilluso, registrando le voci sempre uguali di politici, consiglieri, assessori. Il progetto del percorso dei fontanili, la riqualificazione dell’area, l’area che nel 2016 ritorna all’amministrazione comunale che comunica che l’area sarà riqualificata e il fontanile affidato ad una associazione per la sua tutela.

E adesso quell’occhio sempre più stanco che sembra quasi socchiuso.

Un pezzo di storia di questa cittadina che è ancora più vecchia dei miei ricordi di ragazzino. E non voglio pensare che il fontanile sia un simbolo della “cura” con cui negli anni il territorio è stato amministrato.
Rispetto, attenzione, amore per il territorio non devono essere solo parole senza senso nelle bocche degli amministratori che le usano quando fa loro comodo.

Ma inutile dare colpe, le colpe ce l’hanno un po’ tutti. Anche io, ex ragazzino anni ’80 cresciuto all’ombra di un vecchio fontanile.

E allora fa ancora più male. E io non voglio ricordarlo così.

Giovanni Lembo

Grazie a Christian Florido per la foto
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