Il serpente: simbolo ancestrale, protagonista di miti e culti, emblema di rinascita

Oggi faremo una cosa diversa dal solito.

In genere parlo di creature che non esistono, ma a cui l’immaginario collettivo ha dato una forma e delle caratteristiche – mi dispiace se qualcuno stava ancora facendo le poste alle sirene di Villa Gregoriana – questa volta invece, tratterò un animale che è stato elevato ad honorem al rango di “creatura fantastica” tanto i miti, le fiabe, le religioni e le favole che lo riguardano sono diffusi e antichi; intrecciandosi da sempre con il destino dell’umanità: il Serpente.

Il Serpente non è un semplice animale, ma un simbolo ancestrale, un vero e proprio pilastro delle civiltà. E la domanda è una sola: Perché?

Beh, di sicuro era facile da riprodurre; nessun uomo delle caverne si sarebbe complicato la vita scegliendo di venerare l’ornitorinco.

A parte gli scherzi, i miti e culti primordiali che vedono il Serpente come protagonista sono davvero numerosi; in particolare, si riscontra una certa ricorrenza di questo animale nei miti cosmogonici – quelli sull’origine del mondo per intenderci – e nei riti della fertilità.

Nella mitologia norrena i nove mondi sono sorretti dal frassino Yggdrasill, alto tronco lambito da limpide acque. Tre radici reggono l’albero e si diramano estendendosi in tre diverse direzioni. La prima radice si cala negli abissi più profondi; sotto questa si trova il Serpente Níðhǫggr e insieme a lui vi sono così tanti serpenti che nessuno è in grado contarli.

Per non parlare del Serpente marino Jormungand – generato dal dio Loki, unitosi alla gigantessa Angrboða – che quando beve provoca le maree e quando sbuffa, le tempeste!

Nei testi sacri induisti si dice che Śeṣa – il Serpente divino che serra fra le sue spire la base dell’asse del mondo – sostiene tutti gli astri dell’universo sopra le sue numerose teste, mentre canta le glorie di Vishnu; infatti, è su di esso che quest’ultimo si sdraia per riposare tra un ciclo di creazione e il successivo.

Nell’antica religione egizia, Atum – descritto nel Libro dei morti con le sembianze di un Serpente – era il dio creatore generatosi da sé, nonché incarnazione del sole che tramonta. Così sta scritto sulla superficie di un sarcofago:

“Io sono Atum, il creatore dei primi dei.
Io sono Colui che diede alla luce Shu.
Io sono il grande Lui-Lei.
Io sono Colui Che fece ciò che Mi parve buono.
Io presi posto nello spazio del Mio volere: Mio è lo spazio di coloro che si muovono.”

Lo stretto legame che sussiste tra la figura del Serpente e i miti della creazione è sicuramente in parte dovuto alla natura ctonia di questa creatura. E proprio questa sua simbiosi con la terra lo rende protagonista di innumerevoli riti della fertilità, tramutandolo in un simbolo emblematico della sfera sessuale; il “Kobra” di Donatella Rettore e l’“Anaconda” di Nicki Minaj potrebbero quasi essere considerati testi propedeutici alla dissertazione sull’argomento…

Ok, torniamo seri.

Il Serpente è così connesso a ciò che concerne la riproduzione non solo a livello simbolico, ma persino scientifico.

La teoria dei tre cervelli di Paul Maclean – ormai dimostrata – afferma che il cervello umano viene visto nei suoi tre sistemi principali: il cervello Rettiliano (tronco dell’encefalo), il cervello Mammifero (sistema limbico) e la Coscienza (neocorteccia). La teoria è evoluzionistica.

Il cervello rettiliano, il più antico, è la sede degli istinti primari, delle funzioni corporee autonome, del territorio, della conquista e della difesa, dei comportamenti che riguardano l’accoppiamento, la risposta attacco-fuga, ed anche quelli che avvengono in un gruppo e che formano le gerarchie sociali. I rettili, creature a sangue freddo, hanno solo questa parte; negli esseri umani – che conservano le stratificazioni dell’evoluzione – quest’istanza può esser considerata la parte animale e più arcaica, a contatto con gli istinti primordiali e le reazioni autonome di fuga ed attacco, ma anche di quelle più complesse come la competizione, in totale assenza di coscienza morale.

Dunque il Serpente può essere anche scientificamente simbolo dei comportamenti più ancestrali e istintivi; ma tornando all’ambito “allegorico”, possiamo dire che presso i Chokwe dell’Angola si mette un Serpente di legno sotto il letto nuziale per assicurare la fecondità della donna; nella regione del Volta, quando le donne Senufo hanno concepito, sono condotte nella casa decorata con  raffigurazioni di serpenti e, presso i Tupi-Guaranì del Brasile si rendono feconde le donne sterili strofinando i loro fianchi con un Serpente.

E questo simpatico rettile non è semplicemente creduto un portatore di fertilità, ma in alcuni casi è stato considerato il padre stesso di grandi uomini del passato: si dice che Azia – la madre di Ottaviano Augusto – la notte del suo concepimento avesse sognato un Serpente che si insinuava tra le sue cosce mentre si recava su una lettiga al tempio di Apollo; la stessa leggenda della “visita” del Serpente spiegherebbe anche la nascita di altri uomini fuori dal comune come Scipione Africano e Alessandro Magno. Non c’è quindi da stupirsi che tale “mito” sia entrato nelle vite apocrife del Cristo stesso: secondo il filosofo e scrittore Claudio Eliano – 165 ca-235 d.C. – al tempo di Erode, si diceva che una vergine giudea era stata visitata da un Serpente e tutto porta a credere che si trattasse della Vergine Maria.

Ma se pensiamo al Serpente come simbolo fecondatore in quanto “metafora fallica” ci sbagliamo di grosso: il Serpente è un emblema della potenza vivificatrice e del rinnovamento ciclico. E questo è ben espresso in uno delle sue rappresentazioni simboliche più celebri e diffuse: l’uroboros, il Serpente che si morde la coda, in cui è in unione sessuale con sé stesso, in un’autofecondazione e rigenerazione permanente. E quando questo non è mostrato nella forma dell’uroboros, è attestato da un gran numero di documenti iconografici, tanto del neolitico asiatico quanto delle culture amerinde, nei quali il corpo dell’animale – fallico nel suo complesso – è decorato con losanghe, simboli della vulva.

Come viene bene espresso dall’Auryn – l’amuleto de La storia infinita consegnato dall’infanta imperatrice ad Atreiu – costituito da due serpenti, uno chiaro e uno scuro: ciascuno morde la coda dell’altro formando così un’ellisse. Reca sul retro la scritta “Fa’ ciò che vuoi” e coincide con le Acque della Vita. L’Auryn rappresenta l’unione degli opposti, il maschile e il femminile, il bene e il male, il Cielo e la Terra, Mondo Manifesto e Non manifesto e simboleggia l’origine unica di tutti gli esseri e cose esistenti e dell’Universo intero.

Come dell’interruzione di questa equilibrata armonia ne è metafora e conseguenza la maledizione che porta alla trasformazione di sesso dell’indovino Tiresia per aver impedito l’unione dei due serpenti.

Questa stessa energia è trattata in un tipo molto particolare di yoga: lo yoga kundalini.

Kundalini è un termine della lingua sanscrita adoperato originariamente in alcuni testi delle tradizioni tantriche per indicare quell’aspetto della Śakti – l’energia divina – che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo. Quest’energia, che deve essere risvegliata viene rappresentata come un Serpente assopito, arrotolato alla base della colonna vertebrale e che una volta destata si erge come un Serpente, attraversando i sette chakra e donando beatitudine. Per rappresentare l’energia dello yoga kundalini si è scelta l’immagine del Serpente proprio perché considerato simbolo di rigenerazione grazie anche alla sua capacità di mutare pelle, ed è stato associato al benessere fisico, spirituale e all’illuminazione.

Per questa sua continua “rinnovazione” ciclica il Serpente si fa anche emblema ambiguo di vita e morte. Ambiguo perché può altresì farsi portatore di uno solo dei due significati: morte, quando, ad esempio, nella Bibbia – libro dei Numeri 21 – il popolo d’Israele, che vaga nel deserto, protesta contro Dio e contro Mosè. Il Signore decide di punirlo inviando serpenti velenosi; vita quando, nello stesso capitolo biblico, Dio comunica a Mosè la cura per questa piaga:

«Fa’ un Serpente di metallo e fissalo in cima a una pertica. Chi sarà morso da un Serpente e guarderà quello di metallo, salverà la propria vita!»

Ovviamente, i fan della mitologia greco-romana sanno bene che questo non è l’unico “Serpente salvifico” appollaiato su un bastone; infatti abbiamo anche il fantastico bastone di Esculapio, dio della medicina. Dove il suo Serpente rispecchia nuovamente, proprio come lo stesso termine pharmakon, la duale natura di guarigione e veleno.

Dunque abbiamo detto che il Serpente è emblema di rinascita, rinnovamento, eternità; ed esistono dei miti che raccontano proprio come il Serpente abbia ottenuto questo “elisir di lunga vita”.

In una leggenda giapponese il Serpente bevve dal secchio destinato all’umanità l’acqua della vita eterna, cosicché questi divenne immortale e non gli uomini; nell’epopea babilonese di Gilgamesh, il Serpente ruba all’eroe l’erba dell’immortalità dono degli dei; e nella Nuova Guinea, un buon demone volle che i serpenti morissero e che gli uomini cambiassero pelle per vivere per sempre, ma per disgrazia un demone malvagio trovò il modo di rovesciare questo sistema; così il Serpente ringiovanisce cambiando pelle, mentre l’uomo è condannato a morire.

Fino ad ora abbiamo analizzato il Serpente soprattutto in quanto simbolo, ma in alcune religioni è stato persino elevato al rango di divinità; mitigando sempre la sua natura istintiva con l’elemento razionale, come l’unione di forze indomabili della natura e spirito. Lo so, è un po’ complicato; quindi faccio subito un esempio.

Nelle civiltà precolombiane dell’America centrale gli Aztechi adoravano il dio Quetzalcoatl – letteralmente Serpente con piume di Quetzal – che i Maya chiamavano Kukulkán. Questo Serpente piumato possiede un profondo significato in quanto unisce in sé le qualità simboliche dell’uccello e del Serpente, collega cioè la razionale spiritualità del cielo con l’istintività selvaggia della terra.

Un’altra connotazione del Serpente che si può ritrovare in vari episodi mitologico-religiosi è la sua funzione di esecutore della volontà/giustizia divina. Lo ritroviamo, per esempio, nella piaga dei serpenti, nel passo biblico sopracitato; oppure nell’Iliade, con il mostruoso Serpente inviato dagli dei, che uccide il sacerdote Laooconte e i suoi figli, o con i due pitoni inviati dalla dolce Giunone a strangolare il piccolo Ercole (anche se sappiamo come va a finire). Stessa funzione del Serpente la ritroviamo anche in un altro grande poema: la Divina Commedia. Nel XXV canto dell’Inferno, nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio, sono puniti i ladri ad opera di serpenti, che si avvolgono al collo, alle braccia dei dannati o sono autori di orribili metamorfosi di questi ultimi.

Ma man mano che si va avanti nel corso della storia, la figura del Serpente assume sempre di più connotazioni negative – in special modo nel bacino del Mediterraneo – anche se già con l’episodio di Eva e la mela, il buongiorno si vedeva dal mattino. Ma questa concezione si evolve e articola ancor più con l’avvento del Cristianesimo. Il Serpente – con i suoi precedenti da “tentatore biblico” – con il suo corpo sinuoso e le sue spire voluttuose, diviene la più emblematica delle allegorie del vizio di lussuria.

Anche in testi più recenti e profani come Harry Potter, la casata Serpeverde è quella connotata con attributi assolutamente negativi: è la casata di provenienza di Voldemort e anche gli altri membri che ne hanno fatto parte sono suoi degni pari, grazie all’attenta selezione caratteriale del cappello parlante che per questa sceglie sempre e solo il meglio del peggio. E non  dimentichiamoci che “Tu-Sai-Chi” non si separa mai dal suo animaletto da compagnia: Nagini, una specie di pitone megagalattico.

Ma proprio come Harry Potter ci insegna, il male non può essere semplicemente sconfitto, perché non è un’entità estranea bensì un elemento intrinseco alla nostra natura: una parte di Voldemort vive in Harry – che parla il Serpentese – dentro ognuno di noi forze avverse e contrarie si oppongono, armonizzano e coesistono. Scindere ed enucleare una delle due è pressoché impossibile e contro natura, come ci insegna Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

E forse Eva non è stata spinta dal Serpente a raccogliere quella mela, forse non è esistito alcun Serpente, e quel giorno una vocina nella sua mente le ha detto ciò che ha sussurrato ad Ulisse davanti alle colonne d’Ercole, il limite del mondo invalicabile per ogni esser umano: forse ne vale la pena…

Infatti, sebbene Eva in ebraico sia Hawwah e ci sia il riferimento esplicito etimologico al fatto che Eva è la madre di ogni vivente, in aramaico con un termine analogo si dice Serpente. Dunque è probabile che nella nostra progenitrice, per un tragico e immortale istante, abbia prevalso l’“istinto” senza “ragione” che l’ha condotta all’inevitabile caduta.

Infine, tutti i significati simbolici di cui è portatore il Serpente, si riprendono e trovano una riabilitazione armonica nel XIX secolo, con il Romanticismo. Ancora una volta poeti e artisti ne furono promotori e i più importanti di loro divennero i Maledetti di una di una società di cui intraprendevano la “liberazione”:

“Lascia ascendere al giorno ciò che hai visto di notte”

Scrive il pittore Caspar David Friedrich.

Si è aperta la breccia attraverso cui si opererà nel XX secolo una vera rivoluzione di pensiero, in cui il movimento Surrealista gioca un ruolo determinante.

“Io credo, alla futura composizione di questi due stati, in apparenza tanto contraddittori, che sono il sogno e la realtà in una specie di realtà assoluta, di surrealtà, se così si può dire.”

Scrive nel 1924 il poeta André Breton nel primo Manifesto del Surrealismo.

Nel frattempo Freud, con la psicanalisi, ha elaborato il primo metodo clinico destinato a reintegrare l’uomo con sé stesso, combattendo le censure interiori divenute patologiche. È anche il momento in cui il pensiero occidentale accetta di rivolgersi con un interesse che va oltre l’esotismo, verso le culture cosiddette “primitive” ancora esistenti sul pianeta; principalmente in Africa, America e Oceania. Perché in quelle regioni – a differenza del pensiero europeo – archetipi come il Serpente, sono rimasti intatti e completi; conservando vive e riconosciute le loro valenze tanto negative quanto positive.

La vittoria indiscussa del Serpente portatore del suo archetipo si avrà con lo storico e critico d’arte Aby Warburg, con il suo scritto “Il rituale del Serpente”, e più in generale nel pensiero e lavoro che egli compie ricercando e riscoprendo gli archetipi dell’Umanità.

D’altra parte siamo tutti figli della terra, quindi figli di Eva… o del Serpente?

 

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Sabrina ama l’arte, così tanto da prendersi due lauree per avere ancor più motivi per amarla. Prova un fascino irresistibile per tutto ciò che non conosce, che sia profondo o lontano, e quindi adora l’acqua, nuotare, il mare e gli oceani, ma adora anche le danze orientali e le arti marziali. Nerd con la passione per il vintage, nel tempo libero partecipa come miss agli eventi del Miss Pin Up WW2 e ad ogni Romics come cosplayer. Sa resistere a tutto tranne alle tentazioni, ai gatti, ai cartoni animati e ai libri.

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