I Gargoyles dall’antichità alla cultura moderna: origini, antenati, scopi, di questi silenziosi giganti di pietra a guardia di imponenti edifici.

Tutto è incominciato quando il mio ragazzo mi ha regalato l’abbonamento a Disney Plus. Ho così iniziato un viaggio alla riscoperta della mia infanzia – come se ne fossi mai uscita – riguardando tutti gli splendidi cartoni che l’hanno resa magica. Tra quelli offerti sulla piattaforma ho scoperto, con mia grande gioia, esserci anche la serie completa di “Gargoyles – Il risveglio degli eroi” – andata in onda in Italia tra il 1996 e il 1999 – un cartone dalle tinte notturne che narra le avventure di un gruppo di Gargoyles che nel 994 d. C. viveva in Scozia e che, addormentato per mille anni con un sortilegio, si risveglia nella New York contemporanea.

Ma forse ho dimenticato di porvi una domanda fondamentale: voi sapete cos’è… chi è un Gargoyle?

Origini dei Gargoyles

Dunque, etimologicamente, la parola inglese Gargoyle deriva dal francese “gargouille”, che significa “gola”, e sta ad indicare il doccione – solitamente dalla foggia mostruosa e chimerica – che ha la funzione di far refluire le acque piovane lontano dalle mura esterne delle chiese medievali.

Ma davvero i Gargoyles sono soltanto un artistico “sistema di scolo per l’acqua piovana”?

Ovviamente no…

Lo aveva ben capito Eugène Viollet le Duc – l’architetto incaricato nel 1841 di restaurare la cattedrale di Notre Dame, a Parigi –  che aveva compreso che i Gargoyles di Notre Dame non erano stati posti nelle loro locazioni solo come decorazione, poiché la maggioranza di essi era troppo piccola per essere visibile dalla piazza antistante la cattedrale. Senz’altro doveva esserci qualcosa di più. Ad avvalorare questo pensiero, c’è da aggiungere che, anche se chiamate genericamente Gargoyle, non tutte queste creature rivestono la funzione di “doccione”; molte se ne stanno semplicemente appollaiate sul tetto a scrutare l’orizzonte o il panorama sottostante.

E allora qual è lo scopo della raffigurazione dei Gargoyles?

A tal proposito esistono due scuole di pensiero.

Una considera queste creature come demoni da cui le persone avrebbero trovato scampo rifugiandosi in chiesa – baluardo di salvezza e difesa contro il “male” – sostenuta dalla leggenda del drago Grand’Goule, che causava distruzione e morte nei dintorni di Rouen, sconfitto da un sacerdote di nome Romanus che lo bruciò, ma il collo e la testa, temprati dall’alito rovente, non poterono essere bruciati e vennero perciò staccati dal corpo e posti sulle mura di Rouen, divenendo così il modello per i Gargoyles dei secoli successivi. Da questa concezione “demoniaca” del Gargoyle scaturiscono i film horror “Gargoyles” (1972), Gargoyle – wings of darkness (2004) e Rise of the Gargoyles (2009).

L’altra fazione invece, ritiene i Gargoyles dei guardiani che custodiscono una chiesa… ma anche un tempio, un castello o comunque un edificio.

Vi starete chiedendo perché io non parli dei Gargoyles solo connessi alle chiese… Beh sappiate che la tradizione che vede esseri mostruosi come custodi e guardiani di determinati edifici è decisamente antica ed estremamente affascinante. Lasciate che ve la racconti…

Antenati dei Gargoyles

I Gargoyles, infatti, sono gli ultimi di una stirpe di mostri e chimere – a volte anche con elementi antropomorfi – realizzati in pietra, terracotta o bronzo, messi a “guardia e difesa”, principalmente con funzione apotropaica – ossia di allontanare o annullare un influsso maligno – di luoghi molto importanti, ma soprattutto dalla valenza sacrale, come edifici di culto, o edifici da cui si amministrava il potere.

Il più antico Gargoyle – se si intende con l’accezione appena esposta – si incontra in Mesopotamia ed è il Lamassu, un mostro alato dal corpo di toro o leone con cinque zampe – no battute, grazie – e testa umana. Questo per identificare in esso la forza di un toro o di un leone, la saggezza dell’uomo e quel contatto con la sfera spirituale, simboleggiata dalle ali. I Lamassu erano considerati spiriti benefici e protettivi, guardiani delle porte con funzione apotropaica e per questo venivano posti all’ingresso di città e palazzi, spesso in coppia.

È possibile che il ruolo di custode svolto da questa creatura, abbia influenzato la cultura cinese nelle funzioni svolte dai loro draghi e leoni (ricordate, nel cartone Mulan, Mushu e il “grande drago di pietra?).

Altra creatura leggendaria alla quale, nell’antichità, si attribuivano funzioni di guardiano e facoltà apotropaiche era il Grifone. Solitamente questo mitico animale viene rappresentato alato, con le zampe anteriori da aquila, dotate di artigli, mentre le posteriori sono zampe da leone oppure con tutte e quattro le zampe da leone. La più antica immagine dell’animale è stata trovata in Iran – quindi sempre in medio oriente – su un sigillo risalente al 3000 a.C..

Queste creature dell’immaginario asiatico influenzeranno la cultura egizia – dove troveremo la Sfinge a guardia di templi e tombe – minoica e greca; quest’ultima spesso raffigurerà con lo scopo che finora hanno rivestito questi “mostri”, teste di leone e gorgoni – dolci fanciulle che avevano serpenti al posto dei capelli e tramutavano in pietra chiunque guardassero negli occhi – come decorazioni dei templi. Questi ultimi saranno poi ripresi, sempre con la medesima funzione anche dagli Etruschi e, successivamente, dai Romani.

Tutto questo patrimonio figurativo pagano verrà ereditato dal Cristianesimo, che lo utilizzerà con la stessa valenza nei suoi edifici di culto: le chiese.

Lo possiamo già vedere nel periodo Romanico – con i possenti leoni stilofori ai lati dell’ingresso degli edifici religiosi – per poi raggiungere la loro massima diffusione nel Gotico, con nugoli di mostri e mostriciattoli più o meno spaventosi o buffi, appollaiati sui tetti delle cattedrali, con gli artigli conficcati nella pietra.

Gargoyle: la “pietra” che prende vita

Ma la credenza che sottendeva il Gargoyle – quasi a livello inconscio – nei suoi creatori, e non solo, è che all’occorrenza, questa creatura potesse prendere vita. Lo vediamo nello stesso cartone “Gargoyles” – dove, come negli horror che abbiamo citato, vengono in un certo senso accomunati alla figura del vampiro, con la loro caratteristica di riprendere vita esclusivamente di notte – ma anche nei Gargoyles de “Il gobbo di Notre Dame” della Disney (compreso quello che crolla sotto il peso di Frollo, che si anima con occhi e fauci infuocate, come ad eseguire una condanna divina nei confronti dell’“empio”), o con il draghetto Mushu e il “grande drago di pietra” – che a causa del primo non si risveglierà mai dal suo sonno – nel cartone di Mulan.

Questa convinzione che una creatura, realizzata dall’uomo con la materia inerte, potesse prendere vita, la ritroviamo nel mito ebraico–cabalistico del golem: un essere plasmato nell’argilla dalle sembianze antropomorfe che può essere animato incidendogli sulla fronte la parola “emet” (verità), ed essere usato come servo forte e ubbidiente, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori; e di cui ci si può disfare cancellando la prima lettera del termine sulla sua fronte, tramutando emet in met, che significa morte.

Un altro episodio in cui vengono rianimate statue di pietra a scopo difensivo si trova nella seconda parte di “Harry Potter e i doni della morte”, quando la professoressa McGranitt – con sua immensa soddisfazione – pronuncia “Piertotum Locomotor” – animando un’armata di guerrieri di pietra.

E alla fine di questo viaggio al confine tra mito e leggenda, come non citare il più famoso esercito plasmato dall’uomo; messo a guardia della dimora eterna di Qin Shi Huang – 260–210 a.C. – primo imperatore della dinastia Qin: l’Esercito di Terracotta. E con esercito, intendo una vera è propria armata costituita da 8000 soldati – suddivisi in ufficiali di diverso rango, balestrieri, lancieri, cavalieri e arcieri – 130 carri di bronzo e 670 cavalli, schierati in assetto da battaglia e pronti all’attacco.

Ritengo che, quasi necessariamente, fosse sottesa la credenza per cui, in caso di necessità, questa sconfinata milizia potesse prendere vita e combattere per difendere il suo imperatore. Altrimenti a che pro mettere nelle mani di un guerriero di terracotta delle armi vere?

Proprio su questa “eventualità” si basa il film “La mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone”.

Conclusioni

Dunque, giunti al termine di questo articolo, dopo aver fatto un tuffo nell’oceano del tempo, dubito che potremo più pensare al Gargoyle come un semplice doccione.

E quando questa volta vi troverete nei pressi di una chiesa romanica, ma soprattutto gotica – come il Duomo di Milano, che di Gargoyles ne ha ben 96 – ricordate, loro vi stanno osservando…

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Sabrina ama l’arte, così tanto da prendersi due lauree per avere ancor più motivi per amarla. Prova un fascino irresistibile per tutto ciò che non conosce, che sia profondo o lontano, e quindi adora l’acqua, nuotare, il mare e gli oceani, ma adora anche le danze orientali e le arti marziali. Nerd con la passione per il vintage, nel tempo libero partecipa come miss agli eventi del Miss Pin Up WW2 e ad ogni Romics come cosplayer. Sa resistere a tutto tranne alle tentazioni, ai gatti, ai cartoni animati e ai libri.

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