Dai profondi abissi del mare… emerge il Kraken!

Il Kraken, il più temuto dei mostri marini che si cela negli abissi, tra realtà, leggenda, simbolismo ed eros

“Sotto i tuoni delle più alte profondità;
Lontano, molto a fondo negli abissi del mare,
Il suo antico, indisturbato, sonno senza sogni
Il Kraken dorme: le deboli luci del sole rifuggono
Le sue oscure membra: sopra di lui si gonfiano
Enormi spugne, cresciute e sviluppatesi per millenni;
E lontano, nella luce malsana,
Da molte meravigliose grotte e celle segrete
Innumerevoli ed enormi polipi
Vagliano con braccia giganti il verde fondale assopito.
Ivi egli ha giaciuto e giacerà per secoli
Correndo su enormi vermi di mare nel suo sonno,
fino a quando l’ultimo fuoco infiammerà le profondità;
allora, una volta che sarà stato visto da uomini e angeli,
nel fragore si ergerà e in superficie perirà.”

Così, nel 1830, parlava del Kraken, nel suo omonimo componimento, il poeta Alfred Lord Tennyson.

Ma chi è il Kraken?

O forse dovremmo chiederci cos’è…

Le origini

Il Kraken è una creatura leggendaria, principalmente originaria della cultura scandinava, che ha l’aspetto di un enorme calamaro/polpo/piovra, insomma cefalopode di qualche sorta.

E anche se nella mia fantasia rappresenta la possibilità di farsi una mega frittura di mare, nell’immaginario collettivo, questa bestia leggendaria suscita pensieri molto diversi.

Prima di tutto, bisogna dire che l’idea che attualmente abbiamo sulle sembianze del Kraken è dovuta a opere fantasy letterarie e cinematografiche come “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, “Moby Dick” di Herman Melville, “I lavoratori del mare” di Victor Hugo o “La maledizione del forziere fantasma” e “Ai confini del mondo”, secondo e terzo capitolo della saga “Pirati dei Caraibi”.

Infatti, l’aspetto del Kraken come enorme cefalopode gli viene attribuito in modo univoco solo dal XVIIIXIX secolo. Non che prima non si parlasse di una gigantesca creatura marina che si aggira nei mari, ma non gli viene sempre attribuita la forma del “calamarone”.

Per la prima volta si ha notizia del Kraken con il nome di Hafgufa – dall’islandese, haf “mare” e gufa “vapore” – descritto come un “mostro-isola” – quindi più associato alle balene – nella “Saga di Oddr l’arciere” – un manoscritto islandese risalente al XIII secolo – e nel “Konungs skuggsjá”, un testo norvegese composto intorno al 1250.

E sebbene ancora nel 1781 lo scrittore svedese Jacob Wallenberg in “Mio figlio sulla galera” parla del Kraken come un “pesce granchio”, tuttavia, nel 1735 viene classificato come cefalopode, con il nome “Microcosmus Marinus”, nell’opera “Systema Naturae” di Carl Nilsson Linnaeus – per gli amici Linneo – che invece, nel suo ultimo lavoro – “Fauna Suecica” del 1746 – lo definisce “Singulare monstrum”. Questo fa pensare che l’evoluzione del mito verso la forma definitiva che poi il Kraken ha assunto, sia da ricercarsi negli avvistamenti reali di questi animali marini.

La realtà

E sì, perché il Kraken esiste veramente. Semplicemente, le sue dimensioni non sono così enormi come viene narrato; e non è così aggressivo come si racconta…o forse no.

Una delle prime testimonianze sul calamaro gigante, è del filosofo Aristotele, nel 500 a.C.. Poco dopo, anche Plinio il Vecchio ne parlò nella sua “Naturalis Historia”, in seguito al ritrovamento di un enorme “polpo” arenatosi lungo il lido di Carteia (l’attuale Rocadillo, in Spagna).

Altre descrizione di questa creatura, successivamente al ritrovamento di suoi resti spiaggiati, risalgono al 1639 e al 1850; queste ultime ad opera dello zoologo danese Japetus Steenstrup. Questi la classificò tra i cefalopodi e la chiamò Architeuthis dux – calamaro comandante. Non furono in molti a credergli, ma nel 1861 una nave da guerra francese cercò di catturarne un esemplare per avere la prova della sua esistenza, riuscendo però a issare a bordo solo un tentacolo. Fu l’episodio che ispirò a Jules Verne l’attacco del calamaro al sommergibile Nautilus proprio in “Ventimila leghe sotto i mari”.

Ma ormai, dagli altri numerosi ritrovamenti e persino da avvistamenti dal vivo – il primo nel 2005 – abbiamo la conferma che il cefalopode gigante cui le leggende scandinave hanno dato il nome di Kraken esiste; infatti, la specie Architeuthis dux fa parte della famiglia Architeuthidae: le femmine possono raggiungere i 10 m di lunghezza e i maschi i 13 m. Il peso massimo viene stimato a 150 kg per le femmine e a 275 kg per i maschi.

E nonostante sembri incredibile, esiste una specie di cefalopode ancor più imponente: il Mesonychoteuthis hamiltoni – per gli amici Calamaro colossalescoperto nel 1925 e, per l’area di diffusione – a nord dell’Antartide, a sud dell’America del Sud, a sud del Sudafrica e nell’estremità sud della Nuova Zelanda – non può essere la creatura cui si riferivano i miti nordici. Questo pingue cefalopode può raggiungere 14-15 m di lunghezza e 500kg di peso!

Continuo a pensare che quella della frittura sia un’ottima idea.

Ora sappiamo che le leggende sul Kraken si basano su un tentacoloso fondo di verità, ma resta ancora una domanda cui dare risposta: il cefalopode in questione è davvero una belva assassina distruttrice di navi?

Sebbene siano documentate aggressioni a discapito di alcune imbarcazioni e del loro equipaggio, studi recenti affermano che statisticamente, il comportamento di questa creatura è molto più passivo che aggressivo: in altre parole, è un animale che attende pazientemente la preda e la cattura basandosi sulla velocità dei tentacoli e sugli uncini di cui è armato, ma che per il resto non sembrerebbe avere abbastanza potenza muscolare per inseguire le prede, e certo non per inabissare navi e fare a pezzi velieri.

Quindi possiamo affermare che, in linea di massima, questo bestione col cappuccio, non riuscirebbe a fare del male neanche volendo!

Ma possono sempre verificarsi delle eccezioni

Come è accaduto nel 2014 al largo della California, quando dei calamari di Humboldt – cugini minori degli altri due calamari succitati, che possono raggiungere “appena” due metri di lunghezza – pare abbiano attaccato dei trafficanti di droga, in seguito al naufragio della loro imbarcazione. Poiché solitamente questa specie non attacca l’uomo, c’è una sola spiegazione ai fatti accaduti: è il karma.

Ma mi sorge una domanda: prima che fosse accertata l’esistenza del calamaro gigante e ancora tutto era avvolto nelle nebbie della leggenda, come mai si è scelto proprio un calamaro come creatura mostruosa che infestava i mari? Non potevano scegliere, non so, una super manta o un colossale pesce palla?

Il significato simbolico

Potreste rispondermi che, come abbiamo già visto, avvistamenti e ritrovamenti di resti di questi animali, risalgono ad epoche anche molto remote. Ma forse non è la sola spiegazione… forse esistono anche motivazioni che affondano nella psiche umana e nel suo immaginario simbolico, che si legano strettamente alla forma stessa di questo animale; in particolare ai suoi tentacoli. Così affascinanti e inquietanti al contempo.

È incredibile come gli animali che ne sono muniti siano spesso diventati, nel tempo, metafora di manifestazioni del male.

I tentacoli, con la loro capacità di insinuarsi, avvilupparsi e attaccare la propria preda su più fronti, riportano alla mente la subdola attitudine, ad esempio di associazioni criminali, di diffondersi capillarmente nell’ombra, come un morbo (Non per niente, in medicina chiamano “polipi” delle patologie che presentano esattamente le caratteristiche appena descritte).

Basti pensare che spesso “piovra” è il soprannome che in Italia viene dato alle mafie e proprio da cui trae il titolo l’omonima serie televisiva italiana “La piovra”, andata in onda dal 1984 al 2001.

Ma a volte il suo significato metaforico l’ha fatta assurgere a simbolo stesso di queste associazioni criminali; come nel caso del film di James Bond del 2015 “SPECTRE”, nome dell’organizzazione criminale che l’agente segreto combatte; il cui simbolo è proprio una piovra che si ritrova anche nella splendida opening del film, che consiglio caldamente di vedere.

Infine, a volte, possiamo trovare persino, tra fumetti, cinematografia e cartoni animati dei “cattivi” cui vengono attribuite caratteristiche della piovra. È il caso di Otto Octavius – in arte “Dottor Octopus” – un supercriminale e uno scienziato nucleare creato da Stan Lee e Steve Ditko che ha esordito sul n. 3 della testata fumettistica “Amazing Spider-Man” del luglio 1963. E poi, ovviamente, non possiamo non menzionare, Ursula, la malvagia strega del mare de “La Sirenetta”.

L’Eros

Ma il simbolismo del Kraken/cefalopode gigante non si limita a tale ambito; questa è solo una faccia della medaglia… l’altra, sebbene non altrettanto spaventosa, è altrettanto inquietante.

Avete mai sentito parlare di “shunga”?

Gli shunga sono delle stampe erotiche giapponesi, nello stile ukiyo-e – un tipo di xilografia – che fiorirono nel periodo Edo, tra il 1600 ed il 1868. I temi shunga affrontavano tutte le sfaccettature della sessualità, sia eterosessuale che omosessuale, ma non erano refrattari neppure a raffigurazioni di zooerastia (quando vuoi fisicamente molto, molto bene, anche troppo, ad un animale e anche lui ne vuole a te).

Proprio in seno a questo genere artistico, nasce un’opera emblematica dell’artista Katsushika Hokusai e no, non mi sto riferendo alla “Grande onda di Kanagawa”, bensì al “Sogno della moglie del pescatore”, nel quale, la signora in questione, si intrattiene piacevolmente con due gigantesche piovre che mettono in atto un fantasioso quanto improbabile contrappasso dantesco; vendicandosi di tutti i poveri cefalopodi sbattuti sullo scoglio dal marito della donna.

Scherzi a parte, quest’opera è considerata, a buon diritto, la fonte d’ispirazione di un filone di manga e anime hentai – ossia pornografici – di grande successo: i tentacolari.

Momento Superquark (con adeguata musichetta di sottofondo): manga e anime tentacolari appartengono, come appena detto, a un pittoresco sottogenere della categoria hentai, inaugurato nel 1986 con il manga – successivamente trasposto nell’omonima serie anime – “Urutsukidôji”, creato da Toshio Maeda e seguito immediatamente, nel 1987, dal film d’animazione “Wicked City – La città delle bestie incantatrici”, di Yoshiaki Kawajiri. Il genere tentacolare fa leva sul potenziale fisico, ma soprattutto metaforico del polpo – o di entità dotate di tentacoli, che hanno nel polpo la matrice comune – per rappresentare questa creatura – o i suoi derivati – mentre intreccia rapporti sessuali con personaggi umani – per lo più figure femminili – di cui non sempre è certa la consensualità.

E se da una parte, possiamo comprendere come un genere con tali peculiari caratteristiche abbia avuto tanto successo – come disdegnare una gang bang assolta da un’unica creatura con un pizzico di bondage – poiché può facilmente condurre il lettore/spettatore incline a questi gusti ad “emozionarsi”, esiste, tuttavia, anche un’altra motivazione per la sostituzione del tradizionale organo maschile con dei “curiosi e intraprendenti” tentacoli

Ai sensi dell’articolo 175 del Codice penale giapponese, i materiali contenenti immagini considerate indecenti sono proibite. Tuttavia la legge risaliva al 1907 e rimase invariata durante il processo di aggiornamento della costituzione giapponese avvenuto nel 1947. Con il tempo, gli standard considerati accettabili divennero meno chiari. L’uso di tentacoli in scene di sesso, ha permesso – in modo estremamente funzionale – di evitare la censura sulla raffigurazione dei genitali. Quindi, no ai genitali, sì a unicorni, narvali o qualsiasi altra cosa possa assolvere la medesima funzione…

Un attimo di silenzio per meditare al riguardo.

Infine, c’è un ultimo punto da chiarire. I tentacolari vengono anche chiamati Tentacle Rape, ossia “stupro tentacolare”. La dubbia consensualità di un umano all’unione con una creatura dalle fattezze bestiali e mostruose, come afferma il critico Marco Benoît Carbone, opera una sorta di “erotizzazione della violenza del corpo orrorifico o, viceversa, una trasformazione orrorifica del corpo erotico”, in un incessante manifestarsi di “repulsione per l’alterità e l’attrazione verso di essa.” Da qui la proliferazione di lungometraggi, anche nel cinema americano, in cui assistiamo a questa commistione fra horror ed erotismo: da “Dunwich Horror” a “La casa”, da “Rosemary’s Baby” ad “Alien”, fino a “La mosca” e altri film di David Cronemberg.

Anche questa volta siamo giunti al termine del nostro viaggio nel mondo della fantasia e… delle fantasie. Abbiamo visto quanto un semplice calamarone da insalata, umido e frittura, possa stimolare l’immaginazione dell’essere umano fino a renderlo mostro marino distruttore di navi, metafora del male nelle sue forme più subdole e inique, fino a renderlo protagonista di fantasie che come funambole, camminano in equilibrio tra orrore, repulsione e desiderio.

Conclusioni

Infine voglio salutarvi brindando a voi lettori che seguite questa bizzarra rubrica diAnimali fantastici, con un rum molto speciale, che ho trovato mentre cercavo informazioni sul nostro cefalopode preferito: il Rum del Kraken

“Secoli fa, una nave che trasportava rum speziato dei Caraibi fu attaccata da un mostruoso Kraken. La bestia spinse sulla nave i suoi enormi tentacoli, facendo precipitare la nave e gli uomini a bordo in un’impenetrabile oscurità. Tutti i barili di rum furono distrutti tranne uno, che fu gravemente macchiato dall’inchiostro nero del calamaro. È stato soprannominato “il Rum del Kraken”.”

Così narra la leggenda… o almeno il sito dove ho acquistato il rum!

Ma alla fina cosa importa?

E come diceva il buon Jack Sparrow: “Yo-oh beviamoci su!”

About the author

Sabrina ama l’arte, così tanto da prendersi due lauree per avere ancor più motivi per amarla. Prova un fascino irresistibile per tutto ciò che non conosce, che sia profondo o lontano, e quindi adora l’acqua, nuotare, il mare e gli oceani, ma adora anche le danze orientali e le arti marziali. Nerd con la passione per il vintage, nel tempo libero partecipa come miss agli eventi del Miss Pin Up WW2 e ad ogni Romics come cosplayer. Sa resistere a tutto tranne alle tentazioni, ai gatti, ai cartoni animati e ai libri.

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