Intervista a Vincenzo Bocciarelli: tra cinema e televisione, di ritorno da Cannes in attesa di rivederlo in tv (per la gioia delle fans)

Il fuoco della recitazione l’ha infiammato ad appena 14 anni, recitando “Gli Innamorati” di Carlo Goldoni nel ruolo di Fulgenzio. Con il passare degli anni Vincenzo Bocciarelli ha continuato ad infiammare non solo i palcoscenici, ma anche i set di cinema e tv, non facendosi mancare il ruolo di presentatore e quello di insegnante. Una carriera a 360gradi, ricca di soddisfazioni. Intercettiamo Vincenzo di ritorno dall’ultima edizione del Festival di Cannes.

Ci racconti come è andata?
“Una bellissima esperienza. Si è concretizzato uno dei sogni della mia vita, aver presentato il film “Mission Possible” per la regia di Bret Roberts con un cast stellare e prodotto dalla prestigiosa MovieOn è stato per me un traguardo importante. Il film è piaciuto molto e non vedo l’ora che venga presentato anche in Italia. Il festival di Cannes è un concentrato palpitante di amore e passione per il cinema, condiviso da migliaia di cineasti e non solo che vengono da tutto il mondo per applaudire le nuove pellicole. Quando mi sono visto sul grande schermo nei panni di Stinky recitando in inglese mi sono commosso. Il cuore gonfio di gioia quando il maestro John Savage al termine della proiezione mi ha detto: “you are a great actor!””.

Facciamo un passo indietro, a quando tu quattordicenne recitavi Goldoni.
“Ho avvertito da subito il richiamo che esercitava su di me il teatro: l’odore del palcoscenico, il momento in cui il sipario si apriva e il cuore in gola che batteva forte per l’emozione, l’amore e al contempo la paura del pubblico. Il piacere nel sedurre gli spettatori facendogli passare per vero ciò che in realtà vero è solo in parte, essere totalmente immedesimato nel personaggio…”.

Alterni teatro, cinema, e tv, quest’ultima sia da attore che da presentatore, in quale ambito ti senti più a tuo agio?
“Mi trovo a mio agio e appagato tutte le volte che sento di far bene ciò che in quel momento mi ritrovo a fare, che sia il cinema piuttosto che il teatro o la tv. Sono molto esigente con me stesso e cerco di dare sempre il massimo. Per questo prima di ogni impegno o responsabilità mi eclisso e resto in una sorta di concentrazione sospesa, lontano da tutto e da tutti. La concentrazione è alla base del mio trening di preparazione. Da qualche anno ho scoperto anche il fascino della conduzione che mette completamente a nudo il vero Vincenzo non avendo la maschera del personaggio percepisco più profondamente il calore del pubblico e questo scalda particolarmente il mio cuore”.

La scena da te interpretata che ti rende più orgoglioso
“Sicuramente quando ho recitato al fianco di Max Von Sidow nei panni di Caligola. È stata una esperienza indimenticabile. Un attore formidabile e un grande Maestro. La troupe finite le riprese mi guardava intimorita. Caligola mi aveva completamente posseduto e la scena dell’assassinio di Tiberio che soffocavo con un cuscino è stata tra le più intense che ricordo finora”.

La tua prima volta sul set
“Ero appena sedicenne e fui scelto come figurazione speciale in un film inglese “Where angels fears to tread“, “Dove gli angeli non osano mettere piede” con Helena Bonham Carter, Helen Mirren e Judy Davis regia di Charles Sturridge ambientato a San Gimignano. Ricordo la cattedrale illuminata come un quadro dell’Ottocento. Rimasi folgorato da quel’atmosfera e da quei grandi attori. Quella stessa magia la ritrovai anni dopo sul set di Orgoglio”.

Come ti prepari ad una parte?
“Come ho già detto prima in fase di studio e preparazione mi isolo molto. Dormo con il copione accanto come fosse la mia donna! Qualunque ruolo vada ad interpretare lascio che penetri dentro di me fino al punto di essere quel personaggio. Non voglio far scoprire al pubblico la costruzione ma cerco di fargli dimenticare che stanno assistendo ad una simulazione. Poi dipende dalla scelta registica. Ho un profondo rispetto della figura del regista e mi metto totalmente a disposizione cercando di capire cosa e come intende restituire al pubblico. Poi in ultimo metto del mio”.

Quali sono stati i tuoi maestri?
“Molti sono stati i miei maestri e fondamentali. Partendo da Giorgio Strehler, Glauco Mauri, Giorgio Albertazzi, Irene Papas, Valeria Moriconi, Riccardo Garrone, Maddalena Crippa, Lorenzo Salveti, Luca Miniero, Giulia Lazzarini, Andrea Jhonasson, Franco Graziosi, Florestano Vancini che mi ha diretto al cinema in “E ridendo l’uccise“, Giuseppe Perrone, Max Von Sidow… e tanti, tanti altri. Maestro è colui che con amore e generosità ti lascia qualcosa di costruttivo per la tua vita, per la tua crescita professionale e umana. Maestro può essere anche un anziano artigiano che in un piccolo paese della nostra magica Italia, ti svela qualche segreto della sua esperienza e della sua arte del vivere attraverso il poieon, il fare, il creare”.

Sei sui social? Come li usi?
“Da un po’ di tempo anche io mi sono lasciato trascinare dal turbine dei social. Per noi che facciamo spettacolo e comunicazione trovo che le piattaforme social siano importanti per tenere il pubblico aggiornato. È divertente l’integrazione con i fans e i nuovi followers. Sono presente su FB, Instagram e Twitter ma quello che sta avendo più richiamo è sicuramente Istagram. Circa ventimila followers… in continua crescita. E’ un bacino di utenza internazionale molto attivo visto che i film a cui sto prendendo parte escono in più di quaranta paesi”.

Pensi che sia importante per un attore sbandierare tutto sui social (vita personale compresa) o è meglio mantenere un certo grado di mistero?
“Penso che ormai il pubblico voglia percepire l’autenticità del personaggio. Tutto ciò che è falsificato e costruito dopo un po’ lascia il tempo che trova. Ormai tutti vogliono sentirsi protagonisti, tutti vogliono cantare, recitare scrivere e dipingere fino al punto che si creerà prima o poi, una grande confusione e non si riuscirà più a distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Ma alla fine della fine la qualità vince e dura per sempre”.

Cosa ne pensi del panorama cinematografico italiano odierno.
“Penso che ci sia un grande impegno e un grande sforzo per far continuare il nostro cinema nonostante le grandi difficoltà. Il cinema italiano dovrebbe aprirsi a coproduzioni internazionali. L’Italia è troppo piccola e c’è bisogno di cordate produttive più ampie anche per esportare i nostri attori e le nostre storie. All’estero hanno sete dei racconti italiani e della nostra poetica che ritrovo in particolare modo in alcuni registi nostrani dai quali mi fare dirigere volentieri come Gabriele Muccino, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Saverio Costanzo e Paolo Genovese“.

L’ultimo film italiano che ti è piaciuto.
“Ho appena assistito alla prima del film La settima onda del bravo Massimo Bonetti. Una storia commovente, dolce e poetica. Insomma vero cinema con un ottimo cast di cui voglio ricordare l’intensa Imma Piro collega e amica di sempre”.

La citazione che più ti rappresenta.
Non importa quando arriverai in cima alla vetta ma è il modo con cui hai compiuto la scalata“. Gabriele Garcia Marquez

Classica situazione da isola deserta: i tre film che porteresti con te.
“Tre sono pochi ma considerato che dovrei stare su di un’isola deserta, 2001 Odissea nello Spazio per ricordarmi il mio primo incontro con il cinema eterno, un qualunque film di Woody Allen per tenere accesa la mia psiche e come terza scelta il San Francesco di Zeffirelli per meditare attraverso la figura del poverello di Assisi a cui sono molto legato”.

Su YouTube ci sono tanti video che ti riguardano, segnalaci quella secondo te che ti rappresenta di più e perchè.
“Ci sono diversi video delle mie letture in televisione come quelle realizzate al Premio Società Libera con la Rai. Le segnalo perché è stato coraggioso da parte della Rai portare la lettura poetica e narrativa in TV. Un modo per far pensare e riconoscere alla parola la sua fondamentale importanza e il suo peso specifico. Noi siamo ciò che diciamo e ciò che vediamo, oltre ad essere ciò che mangiamo e ciò che beviamo”.

Come definiresti la tua carriera?
“La definisco un po’ come me… un curioso e infaticabile ricercatore dell’essere con tutte le sue prismatiche sfumature. Posso ritenermi soddisfatto anche se poi non sono mai realmente contento. Vorrei creare una maggiore sinergia con i produttori e registi italiani. L’unione fa la forza e da soli non si va da nessuna parte”.

Il tuo rapporto con i fans.
“Bellissimo. Loro sentono che li amo davvero e da sempre. Loro sono il motore propulsore della mia anima creativa. Impegno e costanza per loro, per poterli emozionare e farli sognare sempre di più”.

Un consiglio per un giovane che vuole intraprendere la tua professione.
“Avere le idee chiare e scegliersi dei punti di riferimento. Onestà e un pizzico di sana follia. No totale all’ omologazione. Lavorare sulla propria personalità. Non spaventarsi mai nel sentirsi differenti”.

Insegni recitazione, cosa vuoi trasmettere ai tuoi allievi?
“Il rapporto dionisiaco con la recitazione. Chiarire bene dentro di se perché si vuole intraprendere questa professione scansando così l’equivoco della scelta narcisistica o dettata dalla voglia di fuga e di evasione che è ben altro dal sacro fuoco dell’arte. Grande umiltà capendo che se non impari prima a spazzare bene il palcoscenico e pulirlo non lo potrai mai calcare”.

Raccontaci dei tuoi progetti futuri
“In questi giorni sono immerso in un set bellissimo alle porte di Roma di cui non posso anticipare molto visto il titolo “Un Mistero Gabino” scritto e diretto da Edoardo Torricella vi posso solo anticipare che è un viaggio nell’antica Roma e ancor più addietro. Ho da poco terminato le riprese di “The dog of Christmas” con John Savage, Blanca Blanco che uscirà a Natale prodotto dalla MovieOn. A settembre verrà presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia, “Red Land” per la regia di Maximiliano Hernando Bruno con Jeraldine Chaplin e Franco Nero. Questa estate sarò sul set di una fiction targata Italia per la gioia dei numerosi fans che mi chiedono continuamente: “Vincenzo quando ti rivedremo in tv?”, ed io rispondo: “Presto molto presto”, perché come dicevano gli antichi “Nihil Difficile Volenti“.

Servizio fotografico: Claudio Martone

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Giornalista, sceneggiatore, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore de laragazzapreferita.it e di romastorie.it. La sua vocazione è raccontare storie improbabili di ingenui e sognatori. Ha un sacco di amici immaginari...

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