Il mito della Banshee: dai racconti dei Druidi ai manga scopriamo le caratteristiche di questo spirito ancestrale femminile

Vi è mai capitato di sentire nel cuore della notte un suono acuto, come un triste singhiozzo spezzato?

Sicuramente è il verso di qualche uccello notturno… o forse no.

E se fosse una Banshee?

La Banshee è una creatura che emerge dai miti irlandesi e scozzesi: uno spirito ancestrale femminile. Viene descritta in una discreta varietà di modi e forme; molteplici sono le testimonianze di coloro che affermano di averla intravista o d’essersi imbattuti in lei. Eppure, secondo tradizione, non si mostra mai agli esseri umani, fatta eccezione per coloro che sono prossimi alla morte, a cui reca il triste presagio attraverso il lamento e il pianto.

La descrizione dell’aspetto che tale spirito assume durante le apparizioni risulta abbastanza variabile: una splendida giovane, una donna matura o un’anziana; sempre nell’atto di piangere. Infatti, una caratteristica tipica della Banshee sono gli occhi arrossati dal pianto o un velo che l’avvolge. Indossa vesti di vari colori, ma solitamente predilige il bianco o il rosso, i colori che nella tradizione celtica richiamano il mondo dei morti. I suoi capelli possono essere bianchi, dorati, castani o rossi, ma sono sempre lunghi e fluttuanti. Ella ama pettinarli con un pettine d’oro o d’argento. Da questo nasce la vecchia superstizione irlandese che dice: “Se vedete mai un pettine sulla terra in Irlanda, non dovete prenderlo, o finirete con il soffrire”.

Il tratto peculiare della Banshee resta però il suo sonoro lamento. Le sue urla prendono il nome di “keening”, dalla parola gaelica “caoineadh” – cioè “lamento” – ed era la prima avvisaglia della presenza di questa creatura.

Il compito della Banshee era quello di proteggere il clan e la famiglia a cui era associata. Secondo l’antico folklore irlandese, la Banshee piangeva solo per le principali famiglie nobili: gli O’Neill, gli O’Brien, gli O’Connor, gli O’Grady e i Kavanagh, e si trasformava in un pianto di vittoria se la morte toccava a una persona di una famiglia avversaria. Per questo, se qualcuno era in grado di udire l’urlo disperato della Banshee poteva dirsi nobile. Tuttavia, in seguito a matrimoni con altre famiglie, la lista di chi poteva sentire i lamenti della Banshee si allungò notevolmente. Addirittura la Banshee riusciva a controllare i componenti della famiglia che proteggeva anche quando questi emigravano in altri Paesi, come l’America.

Ma quasi sempre il grido della Banshee nasceva dal dolore per l’imminente perdita di quello che essa stessa considerava uno dei propri “cari”.

Ma purtroppo, a causa di questa sua capacità premonitrice, la Banshee spesso è vista come una figura portatrice di sventura, uno spirito maligno che annuncia una disgrazia. Questa sfortunata caratteristica l’ha portata, ad essere classificata da molti tra le creature “malvagie”. Fino ad essere ritratta come uno spirito in grado di uccidere persino con il suo solo grido.

Le storie sulle Banshee compaiono in forma scritta a partire dall’VII secolo, ma molte risalgono a ben più di 2.000 anni fa, quando i druidi le tramandavano oralmente da una generazione all’altra.

E come in tutti i miti che si rispettino, anche questo affonda le sue radici in un fondo di verità; infatti, ad affiancare la figura leggendaria della Banshee c’erano anche delle donne vere, che si occupavano proprio di piangere i morti altrui

Queste donne, chiamate “keeners”, venivano ingaggiate per piangere ai funerali; un po’ come il ruolo della “prefica” da noi. I documenti storici mostrano che le “keeners” erano particolarmente attive intorno all’VIII secolo. Svanita la popolarità di questa pratica, la tradizione continuò solo sotto forma di leggenda, dando ancor più risalto a questa creatura. Così un secolo più tardi la tradizione della Banshee era in pieno fermento e nel XV secolo la loro credenza era così diffusa che persino il Re Giacomo I di Scozia riferì di averne incontrata una!

Il termine Banshee significa “donna delle fate”, dal gaelico bean – donna – e sidhe, che deriva a sua volta da sith – fata – o sid, ossia “montagna delle fate”.

L’aura oscura che le avvolge deriva probabilmente dalla tragicità delle loro vite; molte persone credono, infatti, che siano gli spiriti delle donne uccise, morte durante il parto o che hanno tanto sofferto in vita. Altri credono che siano le regine delle fate scomparse sottoterra con l’arrivo degli umani.

Vi sono delle Banshee la cui storia ha raggiunto nel tempo una maggiore notorietà. Una di queste è Aibhill:

«Moltissimi anni fa l’Irlanda era abitata da un popolo, che presto dovette scappare, lasciandosi alle spalle la terra natia, a causa dell’invasione da parte dei Celti. Coloro che si salvarono riuscirono ad adattarsi alle condizioni del bosco e grazie ad alcune fate vennero a conoscenza del sapere e del potere degli elfi; riuscendo così a contrastare gli invasori. E le stesse creature magiche si diceva che rapissero i figli dei Celti per vendicare questo popolo. Ma come in ogni scontro non vi può che essere una storia d’amore. La figlia del grande capo del popolo d’Irlanda, Aibhill, e il figlio del capo dei Celti s’innamorarono perdutamente. Per un lungo periodo riuscirono a consumare il loro amore nei boschi e nelle paludi, ma un giorno vennero scoperti. Aibhill venne rinchiusa in una gabbia di cristallo e nonostante lei avesse urlato e si fosse piegata a suppliche pietose, il ragazzo celta venne giustiziato davanti ai suoi occhi. Lei finì in preda a un dolore tale da piangere e urlare come mai nessuno avesse mai fatto e i suoi lamenti furono così acuti da riuscire a rompere la sua piccola prigione e a scappare via.»

Aibhill è la Banshee legata alla famiglia irlandese degli O’Brien, che la notte prima della battaglia di Clontarf (1014) era apparsa al Re Brian Boru nell’atto di lavare i panni dei soldati finché l’acqua non si fosse tinta di sangue. In questo modo, il sovrano capì che sarebbe andato incontro a morte certa durante la battaglia.

Anche le Banshee scozzesi sono molto popolari. Una leggenda racconta che un certo Lord Airlie una volta uccise un giovane suonatore di tamburello incastrandolo nel suo strumento e facendolo precipitare dalle mura. Da questo momento in poi, la Banshee protettrice della dinastia Airlie si presentò sempre con un suono di tamburello ogni volta che uno dei nemici della famiglia stava per morire.

Ma la figura della Banshee non smette di affascinare…persino nell’epoca contemporanea!

Lo scrittore e poeta irlandese William Butler Yeats – cultore appassionato delle tradizioni della sua terra – dedicò ai racconti popolari irlandesi, un lungo, prezioso e accurato lavoro di ricerca e di trascrittura. Che portò alla luce una strabiliante antologia di tutti i racconti popolari del folklore irlandese; popolati da fate, streghe, pooka, lepricani, Banshee, gnomi calzolai che fabbricano le scarpe per le danze delle fate, sirene che escono dal mare per pettinarsi e folletti dispettosi.

Così si narra in uno dei suo racconti:

«[…] Davanti ad una grande porta che si aprì, mostrando una bellissima sala con al centro una tavola d’oro, alla quale erano sedute un centinaio di Banshee. Le Banshee sono vecchie fate, che seguono una famiglia, e solo quella, e fanno sentire il loro canto per avvisare un presagio di morte […].»

La raccolta “Fiabe Irlandesi” di Yeats racchiude il patrimonio orale tramandato dai vecchi dei villaggi, e alcuni racconti di autori irlandesi che hanno saputo dare voce ai miti, alle leggende e alle credenze di una bellissima tradizione popolare.

Incredibilmente la figura della Banshee la ritroviamo persino in Giappone nel manga – e nel corrispettivo anime – “Hakushaku to Yousei” tradotto come “The Earl and The Fairy”. In quest’opera l’aspetto della Banshee rimane fedele alla tradizione, ma le viene conferita la caratteristica di piangere lacrime d’ambra.

Ed infine giungiamo alla “citazione” più impensabile di questa creatura leggendaria.

Infatti, Banshee è il nome da X-Men di Sean Cassidy, un personaggio dei fumetti – creato da Roy Thomas (testi) e Werner Roth (disegni) – della Marvel Comics. Ha esordito nella serie a fumetti X- Men, nel numero 28, nel gennaio 1967. Banshee è un supereroe mutante che è stato membro degli X-Men e di altri “supergruppi” mutanti. Il suo potere consiste in un “urlo sonico”, in grado di ferire chi ne viene colpito causandogli anche disturbi psichici. La sua capacità gli permette inoltre di volare. Di origine irlandese – toh, che coincidenza! – è stato agente dell’Interpol e ufficiale della polizia di New York. Ha circa una decina di anni in più della maggior parte degli altri X-Men e ciò gli ha causato dei problemi di relazione all’interno del gruppo. Tuttavia è stato uno dei mentori della generazione di giovani mutanti – Generation X – negli anni Novanta, insieme ad Emma Frost.

Banshee ha una figlia, Theresa Cassidy, anch’essa mutante ed in possesso del suo stesso potere. E quale sarà mai il suo “nome di battaglia”?

Ovviamente Siryn!

 

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