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Libri: “Running Club” di Emanuele Galesi: la crisi dei quarant’anni in un modo differente

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Libri: “Running Club” di Emanuele Galesi: la crisi dei quarant’anni in un modo differente

Compiere quarant’anni può trasformarsi in un momento di bilanci. Per qualcuno è l’occasione per consolidare certezze e progetti; per altri, invece, coincide con il crollo di tutto ciò che sembrava stabile.

È da questa seconda prospettiva che prende forma la storia del Curvo, protagonista di un romanzo che racconta il difficile percorso di chi si ritrova improvvisamente senza punti di riferimento e deve trovare il coraggio di ripartire.

Quando il lettore lo incontra, il Curvo è un uomo in crisi. I fallimenti professionali si sommano a quelli sentimentali, alimentando la sensazione di aver perso il controllo della propria vita. Una sera qualunque segna il punto più basso della sua parabola: perde le chiavi di casa, beve troppo e si addormenta su un tavolino del Birba, la birreria che frequenta abitualmente. Potrebbe essere soltanto un episodio triste e ordinario, ma proprio in quel momento entra in scena il Coach.

I due si conoscono da vent’anni. Il loro incontro non ha nulla di eroico o spettacolare, eppure assume immediatamente il valore di una svolta. Il Coach è convinto di avere un vecchio debito morale nei confronti del Curvo e decide di intervenire. Il suo metodo è semplice e diretto: correre. Nessuna formula magica, nessuna promessa di felicità immediata. Solo allenamenti, fatica e costanza.

È così che il protagonista viene trascinato, quasi contro la propria volontà, nel mondo del Vamos Running Club. Un ambiente popolato da personaggi diversi tra loro, accomunati dalla passione per la corsa e dalla ricerca di un equilibrio personale. In questo microcosmo fatto di allenamenti, sacrifici e obiettivi condivisi, il Curvo scopre gradualmente una nuova possibilità di relazione con se stesso e con gli altri.

La maratona e tutto quello che vi ruota attorno

La preparazione di una maratona diventa il cuore della narrazione. Tuttavia, la gara non rappresenta soltanto una sfida sportiva. Ogni chilometro percorso assume un significato simbolico, trasformandosi in una tappa del cammino interiore del protagonista. Correre significa imparare a resistere, accettare i propri limiti, affrontare il dolore e continuare a muoversi anche quando tutto suggerirebbe di fermarsi.

Il romanzo sembra inserirsi in quella tradizione narrativa che utilizza lo sport come metafora della vita, ma evita i cliché della storia motivazionale. Il Curvo non è un eroe in cerca di gloria né un atleta destinato a imprese straordinarie. È un uomo comune che prova a dare un senso alle proprie sconfitte e a capire se esista ancora un futuro possibile oltre la delusione e il disincanto.

A rendere credibile questo percorso contribuisce anche l’esperienza del suo autore, Emanuele Galesi. Nato a Brescia nel 1980, giornalista e maestro di scuola primaria, Galesi ha già dimostrato una particolare attenzione per l’osservazione dei contesti sociali e delle persone comuni. Dopo l’esordio con l’Atlante dei classici padani e il successo ottenuto con Sei tu il figlio, finalista al Premio Severino Cesari per le opere prime, torna a raccontare fragilità e trasformazioni attraverso una storia che parla a molti lettori.

Perché, in fondo, la domanda che accompagna il Curvo riguarda tutti: dopo una caduta, siamo ancora capaci di rialzarci e continuare a correre? La risposta, come ogni vera maratona, non si trova al punto di partenza ma lungo il percorso.

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