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Libri. Mostri a piede libero di Antonella Penati: una storia da non dimenticare

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Libri. Mostri a piede libero di Antonella Penati: una storia da non dimenticare

Ci sono libri che nascono dalla necessità di raccontare una storia e altri che nascono dalla necessità di impedire che quella storia venga dimenticata. Mostri a piede libero di Antonella Penati appartiene a entrambe le categorie. È, come dichiara la stessa autrice, «due libri in uno»: da una parte la vicenda di Federico Barakat, dall’altra una ricerca sistematica sui figlicidi paterni, che mette in relazione la dimensione personale con quella scientifica e istituzionale.

Federico era un bambino e la sua storia è diventata uno dei casi più drammatici legati alla tutela dell’infanzia. Fu ucciso dal padre durante un incontro protetto, mentre era affidato allo Stato. A partire da questa vicenda, Penati costruisce un racconto che non si limita alla memoria, ma interroga le responsabilità e le dinamiche che possono portare un sistema chiamato a proteggere un minore a non riconoscere, o a sottovalutare, i segnali di pericolo.

La storia di Federico rappresenta il primo asse del libro: una vicenda individuale, concreta, che diventa la lente attraverso cui osservare le omissioni, le distorsioni e le contraddizioni delle istituzioni. Ma accanto a questo racconto personale si sviluppa una seconda traiettoria, quella della ricerca sui figlicidi paterni, affrontati attraverso dati, comparazioni e strumenti propri dell’analisi criminologica.

Dal caso individuale a un fenomeno da comprendere

È proprio l’incontro tra queste due prospettive a rendere Mostri a piede libero un libro particolare. La vicenda di Federico non viene isolata come un episodio drammatico e irripetibile, ma inserita all’interno di un quadro più ampio nel tentativo di individuare pattern, ricorrenze e responsabilità. La ricerca diventa quindi uno strumento per interrogarsi su ciò che accade prima della tragedia e, soprattutto, su ciò che può essere riconosciuto e prevenuto.

L’indagine sui figlicidi paterni assume così un valore che supera la semplice raccolta di casi. Analizzare il fenomeno significa cercare di comprendere i meccanismi che lo precedono, le dinamiche familiari e sociali coinvolte e il ruolo delle istituzioni chiamate a intervenire. Il rigore dell’approccio scientifico si accompagna alla forza di una testimonianza personale che non accetta che il dolore rimanga confinato alla sfera privata.

Al centro del libro rimane infatti una domanda fondamentale: cosa succede quando i segnali di rischio vengono ignorati? E quali sono le conseguenze di quella che Penati definisce, attraverso la propria esperienza, un’«incredulità istituzionale»?

La storia di Federico diventa così qualcosa di più di una memoria familiare. È una richiesta di attenzione e di responsabilità, ma anche un appello perché la tutela dell’infanzia non rimanga soltanto un principio astratto. Il libro prova a trasformare una tragedia individuale in uno strumento di consapevolezza collettiva.

Antonella Penati, sociologa milanese, è da anni impegnata nella tutela dell’infanzia e nella difesa dei diritti delle donne. Dopo la perdita del figlio Federico ha trasformato il proprio dolore in una battaglia civile, portando le sue istanze anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e al Comitato CEDAW delle Nazioni Unite. È presidente dell’Associazione Federico nel Cuore ODV e del Network internazionale dedicato alla tutela dei minori.

Con Mostri a piede libero, Penati unisce dunque memoria e ricerca, testimonianza e analisi, nel tentativo di dare un significato più ampio alla storia di Federico: non soltanto ricordare ciò che è accaduto, ma comprendere come sia potuto accadere e fare in modo che non accada di nuovo.

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