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Send Help di Sam Raimi: il ritorno feroce del maestro dell’horror

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Send Help di Sam Raimi: il ritorno feroce del maestro dell’horror

Il ritorno di Sam Raimi a una dimensione più intima e feroce è la notizia che ogni appassionato di cinema di genere aspettava da tempo. Con Send Help, il regista di La Casa abbandona i set ipertrofici dei cinecomics per tornare a sporcarsi le mani con un thriller di sopravvivenza che ha il sapore del fango, del sangue e di una tensione psicologica logorante.

La premessa è di una semplicità brutale: un incidente aereo scaraventa su un’isola deserta una giovane impiegata e il suo insopportabile capo. Quello che sulla carta potrebbe sembrare un dramma di sopravvivenza convenzionale, nelle mani di Raimi si trasforma in un’indagine spietata sui rapporti di potere, dove la natura selvaggia è solo lo specchio di una ferocia umana pronta a esplodere al primo accenno di necessità.

Un naufragio morale tra le palme

La narrazione si sviluppa con un ritmo che non concede pause, trasformando l’ambiente esotico in una prigione a cielo aperto dove ogni risorsa diventa motivo di scontro. Sam Raimi costruisce un’atmosfera claustrofobica nonostante gli orizzonti infiniti, ed è capace di rendere tangibile quel sottile confine tra civiltà e barbarie che si sgretola giorno dopo giorno. Non c’è spazio per l’eroismo romantico; qui la sopravvivenza è un affare sporco, fatto di decisioni eticamente discutibili e di una violenza psicologica che scava solchi profondi quanto le ferite fisiche.

La sceneggiatura gioca con i codici del thriller psicologico, richiamando quella crudeltà che avevamo amato in opere come Misery non deve morire, ma trapiantandola in un contesto dove l’isolamento è totale.

Raimi dimostra una maturità invidiabile nel gestire i silenzi e le pause, lasciando che sia la natura stessa, con i suoi rumori inquietanti e le sue luci taglienti, a dettare i tempi di una discesa agli inferi inevitabile.

Dal punto di vista della messa in scena, Send Help segna il ritorno di quelle scelte stilistiche che hanno reso iconico il cinema del regista americano. La macchina da presa si muove con una precisione chirurgica, utilizzando POV improvvisi e carrellate nervose che comunicano un senso di minaccia costante. Raimi usa il paesaggio non come una cartolina, ma come un elemento attivo del racconto, capace di nascondere il pericolo in ogni ombra. La fotografia satura esalta la bellezza violenta dell’isola, creando un contrasto stridente con la sporcizia e il degrado morale dei protagonisti.

Cattivo, splatter e divertente ma…

Il film vibra di una cattiveria rara, quella firma tipica di un Raimi che ha smesso di fare sconti a chiunque. In questa storia non ci sono eroi o cavalieri pronti al salvataggio, ma solo esseri umani messi brutalmente davanti al proprio abisso interiore. E chiaramente, quando la sceneggiatura richiede di sporcarsi le mani di rosso, il regista non si tira indietro: ci sono un paio di sequenze splatter, scatenate e molto divertenti che da sole valgono il prezzo del biglietto.

La pellicola scorre bene, diverte e mantiene alta la tensione, eppure… eppure resta quella sensazione di un’opera che viaggia con il freno a mano leggermente tirato. Da un autore come Raimi ci si aspetta sempre quel colpo di genio, quella deviazione improvvisa verso la follia più pura che qui sembra mancare.

Si esce dalla sala con il sorriso, consapevoli di aver visto un prodotto solido e godibile, ma con quella punta di insoddisfazione di chi sa che il maestro avrebbe potuto, e forse dovuto, osare ancora di più. È un buon film, sì, ma gli manca quella scintilla visionaria che trasforma un thriller in un cult assoluto.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 16. Gli piacciono i social, smanettare con le nuove tecnologie, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film. Ha un sacco di amici immaginari.

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