Recensione di “Scream 7” di Kevin Williamson: ritorno al passato, ma con qualche problema
Segui Email Scream 7 è un vero e proprio ritorno al passato, un viaggio nella saga ideata e resa
Scream 7 è un vero e proprio ritorno al passato, un viaggio nella saga ideata e resa celebre da Wes Craven a partire dalla seconda metà degli anni novanta. Non mancano però anche i problemi.
Chi meglio di Kevin Williamson poteva partecipare a un revival in tutto e per tutto della saga più amata degli ultimi trent’anni del cinema horror di tutto il mondo? Dopo due capitoli, buoni ma non buonissimi, che avevano creato un nuovo segmento e che di atto avevano fatto fuori, Linus nel vero senso della parola, i protagonisti storici, relegati a mero contorno, si torna a fare sul serio con Sydney Prescott che torna a diventare la final girl e sua figlia Tatum, come una delle prime vittime della saga, pronta a prendere in eredità il suo scettro lucente.
C’è da dire che la scelta è stata anche una via d’uscita, dopo il licenziamento di Melissa Barrera, per i noti fatti su cui è inutile tornare, e il passo indietro di Jenna Ortega, la produzione ha capito che l’unico modo per essere credibile era tornare indietro nel tempo e ricollocare i personaggi al suo vero e originale posto.
Ritroviamo una Sydney cattivissima con al fianco una figlia motivata a prendere il suo posto, ritroviamo una Gale Weathers sempre sul pezzo, nel vero senso della parola e chi ha visto il film capirà cosa intendiamo, ma anche personaggi insospettabili che escono dal passato e che credevamo morti e sepolti.
Uno degli antagonisti della final girl è infatti nientemeno che Stu Macher, che inizia a torturarla a distanza con delle videochiamate e che rimane in un’ambigua posizione tra quella di essere sopravvissuto al massacro di Woodsboro a chi invece diventa mero strumento attraverso l’intelligenza artificiale.
I fan della saga gongolano e rivivono situazioni del passato che li hanno portati a viaggiare nel tempo con Sydney che oggi è invecchiata insieme a loro, diventata mamma e responsabile stavolta non solo per sé.
Nonostante questo c’è qualcosa che non funziona, i personaggi sono analizzati poco, quasi ignorati i nuovi per dare spazio solo alla Prescott, oggi Evans, e a sua figlia, senza dimenticare il killer reveal finale che è uno dei più deboli della saga intera e che lascia perplessi, quasi infastiditi.
Ah, la sequenza iniziale è da applausi.
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