Recensione di “Obsession”: Curry Barker trasforma un desiderio d’amore in un incubo senza speranza
Segui Email Obsession, scritto, diretto e montato da Curry Barker e distribuito da Focus Features e Blumhouse, è uno
Obsession, scritto, diretto e montato da Curry Barker e distribuito da Focus Features e Blumhouse, è uno di quei film horror che arrivano dal nulla e ti lasciano con gli occhi spalancati.
Esordio al lungometraggio per un regista cresciuto su YouTube, con un budget ridottissimo e una cinepresa in mano, il risultato è sorprendentemente maturo, disturbante nel modo giusto, e con una vena comica che non stona ma affila ancora di più il disagio.
Un desiderio da sei dollari e novantanove
Bear (Michael Johnston) è il classico romantico perduto, bloccato nella friend-zone con la sua collega Nikki (Inde Navarrette). Quando in un negozio di curiosità mette le mani su un oggettino chiamato One Wish Willow, un bastoncino dei desideri, lo spezza quasi per gioco.
Desidera che Nikki si innamori di lui più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Il desiderio viene esaudito.
E da quel momento in poi, non c’è più nulla di normale.
Nikki inizia ad amarlo in modo assoluto, viscerale, totalizzante. Quello che Bear aveva sognato si trasforma rapidamente in qualcosa che non riesce più a controllare. Lei smette di essere se stessa. Smette di appartenere a sé stessa.
È proprio qui che Barker trova il cuore nero del suo film.
Il lato oscuro della “dream girl”
La struttura è quella classica del “temi ciò che desideri”, del desiderio che si ritorce contro chi lo formula. Un archetipo vecchissimo, usato da Edgar Allan Poe a Stephen King.
Ma Curry Barker ci costruisce intorno qualcosa di più moderno e più tagliente.
Obsession non è solo un film sull’amore ossessivo. È un film su cosa succede quando si vuole qualcuno senza veramente rispettarlo. Bear voleva che Nikki lo amasse, non che Nikki fosse felice. E quella differenza – sottile, quasi invisibile all’inizio – diventa il vero motore dell’orrore.
Il risultato è un ritratto grottesco di certa cultura maschile contemporanea, quella che sente di “meritarsi” l’amore di qualcuno. Barker non fa la morale, non usa didascalie. Lascia che le conseguenze parlino da sole. E parlano forte.
Inde Navarrette: la vera rivelazione del film
Se Michael Johnston tiene bene il film sulle spalle con una performance solida e credibile, è Inde Navarrette a rubare la scena.
Nikki trasformata dall’incantesimo è una creazione straordinaria. Non è una semplice villain: è una donna privata di sé stessa, un corpo che recita un sentimento che non ha scelto, eppure lo fa con un’intensità che non lascia scampo.
Navarrette tiene in equilibrio comicità e terrore con una precisione rara. Ci sono momenti in cui fa ridere. E subito dopo fa paura davvero.
È già una delle performance horror più memorabili degli ultimi anni.
Curry Barker gioca con i registri in modo consapevole. Il film oscilla continuamente tra la commedia nera e l’horror più viscerale, senza mai stabilizzarsi davvero su nessuno dei due.
È una scelta coraggiosa, e per la maggior parte del tempo funziona. Quando il film colpisce – e lo fa spesso – lo fa in modo brutale e inaspettato.
Obsession è il tipo di horror che ha una premessa semplice, un’esecuzione affilata e una protagonista che non dimenticherete facilmente.
E la prossima volta che desiderate qualcosa con troppa forza, forse ci penserete due volte.
In definitiva: correte al cinema a gustarvi questo che è uno dei migliori horror della stagione. E il fatto che a Barker sia già stato affidato il reboot di The Texas Chain Saw Massacre non sembra più una scommessa rischiosa.
Sembra la scelta giusta.
Segui
Email



