Recensione di “Coyote vs. Acme”: Il film che Hollywood non voleva farvi vedere
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Partiamo dalla fine. Coyote vs. Acme è un film divertentissimo, intelligente, costruito con un’energia e un affetto per i propri personaggi che si sente in ogni scena. È il miglior film sui Looney Tunes mai realizzato, e probabilmente il miglior ibrido live action/animazione dai tempi di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Il fatto che stiate leggendo questa recensione è già di per sé un piccolo miracolo, perché questo film non doveva arrivare nelle sale. Non doveva arrivare da nessuna parte.
Ma ci arriviamo.
La storia che avrebbe potuto non esistere
Novembre 2023. Warner Bros. Discovery, sotto la guida del CEO David Zaslav, annuncia una decisione che fa girare la testa: il film è completato, i test screening hanno ottenuto punteggi eccezionali – quattordici punti sopra la media dei film per famiglie – eppure lo studio ha deciso di non distribuirlo. Non in sala, non in streaming. Da nessuna parte. Il motivo? Una detrazione fiscale da circa trenta milioni di dollari su un budget di settanta.
Non è un film brutto tenuto nel cassetto. È un film finito, pronto, che il pubblico ha già visto e amato, e che viene sepolto perché conviene di più sul bilancio trimestrale. Il cast e la troupe lo scoprono solo dopo aver già consegnato il lavoro. Non è un caso isolato: era la terza volta che Zaslav cancellava un film già completato, prima Batgirl, poi Scoob! Holiday Haunt, adesso questo.
La reazione dell’industria è immediata e furiosa. Registi, sceneggiatori, attori prendono posizione pubblicamente. Will Forte, che interpreta l’avvocato protagonista, non usa mezzi termini: dice che la decisione gli fa ribollire il sangue e che il film merita di essere visto. La Warner fa un passo indietro, accetta di mostrarlo ad altri distributori – Amazon, Apple, Netflix – ma le trattative si arenano perché lo studio chiede cifre troppo alte.
La storia sembrava finita lì. Poi, nel marzo 2025, un distributore indipendente di nome Ketchup Entertainment – già artefice del salvataggio di un altro film Looney Tunes silurato da Warner – acquista i diritti mondiali per cinquanta milioni di dollari. Il 25 luglio 2026, il film debutta al San Diego Comic-Con. Il 28 agosto esce nelle sale americane. Arriverà in Italia il 2 settembre, distribuito da Lucky Red.
Il film ha risposto con 94% su Rotten Tomatoes. Wile E. Coyote si è preso la sua rivincita.
Di cosa parla
La premessa è talmente semplice da sembrare ovvia. Wile E. Coyote fa causa alla Acme Corporation per decenni di prodotti difettosi. Razzi che esplodono, catapulte che si ribaltano, tunnel dipinti sulle rocce, tutto comprato in buona fede, tutto sistematicamente malfunzionante. Un avvocato squattrinato e ai margini del fallimento, Kevin (Will Forte), prende il caso convinto di avere finalmente la sua occasione. La scopre ancora più difficile quando capisce che l’Acme è difesa dal suo ex capo strafottente e infallibile, James Acme (John Cena), ovviamente.
Il film è un ibrido live action/animazione in cui i personaggi animati esistono nel mondo reale, lavorano, parlano, vanno in tribunale, come se lo slapstick dei Looney Tunes fosse sempre stato una questione legale in attesa di essere risolta. La sceneggiatura è di Samy Burch – candidata all’Oscar per May December – e si vede: c’è costruzione, c’è ritmo, c’è una logica interna che regge dall’inizio alla fine.
La cosa più difficile in un film come questo è calibrare il tono. Troppo infantile e perdi gli adulti, troppo sofisticato e perdi i bambini, troppo meta e perdi tutti. Dave Green trova un equilibrio che sembra facile e non lo è per niente. Il film ride dei Looney Tunes con l’affetto di chi li conosce a memoria – ogni scena di slapstick è costruita sulle regole interne dei cartoni originali, con la fisica impossibile, la perseveranza disperata, la dignità di Wile E. Coyote che non viene mai davvero messa in discussione nonostante tutto quello che gli capita addosso.
Will Forte è perfetto nel ruolo del perdente che ci crede. John Cena si diverte a fare il cattivo con quella faccia da marmo che in commedia funziona meglio che in qualsiasi altro genere. E Wile E. Coyote, reso con un’animazione che lo porta in spazi reali senza mai farlo sembrare fuori posto, è esattamente il personaggio che tutti ricordiamo, con qualcosa in più: una malinconia silenziosa sotto la determinazione comica che il film non sbandiera ma lascia respirare.
C’è anche una lettura in controluce che il film non forza mai ma non nasconde: un film in cui il protagonista fa causa alla corporazione che lo ha ingiustamente danneggiato, distribuito da un piccolo indipendente dopo che la grande major lo aveva sepolto per convenienza contabile, non è solo una commedia. È anche una piccola storia di giustizia. E funziona su entrambi i livelli.
Il film che Wile E. meritava
Per settant’anni Wile E. Coyote ha perso. Ogni puntata, ogni esplosione, ogni burrone, ha sempre perso. È uno dei personaggi più amati della storia dell’animazione proprio perché non si arrende mai, perché la dignità nella sconfitta è la sua cifra distintiva. Che il film che porta il suo nome abbia avuto una storia produttiva fatta di burocrazia ostile, decisioni contabili e battaglie legali – e che alla fine sia arrivato nelle sale – ha qualcosa di perfettamente coerente con il personaggio. Wile E. Coyote ha passato la vita a rialzarsi dopo le esplosioni. Anche il film lo ha fatto.
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