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Recensione di ‘Alpha’: l’allegoria disturbante di Julia Ducournau

Julia Ducournau

Recensione di ‘Alpha’: l’allegoria disturbante di Julia Ducournau

Dopo aver sconvolto il pubblico con Titane, Julia Ducournau torna con Alpha, presentato al Festival di Cannes, un film che si immerge ancora una volta nel body horror, ma con un approccio più allegorico e una narrazione che, pur ambiziosa, si rivela a tratti confusa e meno incisiva del suo predecessore.

Una trama intrigante, ma sfilacciata

Il film segue la storia di Alpha (Mélissa Boros), una tredicenne che, dopo aver ricevuto un tatuaggio inavvertitamente durante una festa, vede la sua vita cambiare radicalmente. Quella che inizia come una storia di formazione adolescenziale si trasforma rapidamente in un’esplorazione di temi complessi come l’infezione, la dipendenza e la malattia, con una chiara allegoria alla crisi dell’AIDS degli anni ’80.

Ducournau tenta di intrecciare diverse linee narrative e messaggi, ma il risultato è spesso un racconto sfilacciato, dove troppe cause e messaggi si mescolano senza trovare un vero punto di fuoco. La trama, pur ricca di spunti, fatica a mantenere una direzione chiara, rendendo difficile per lo spettatore seguire il filo conduttore e cogliere appieno il significato profondo che la regista intende trasmettere.

La visione di Ducournau

Julia Ducournau è una regista che non ha paura di osare, e Alpha ne è la prova. Il film è visivamente potente, con immagini che rimangono impresse e un’estetica che, pur disturbante, è innegabilmente affascinante. Le scene di body horror sono presenti, ma utilizzate più come metafora che come mero shock, esplorando la trasformazione del corpo e la sua vulnerabilità.

Tuttavia, la sua ambizione tematica, che spazia dalla critica sociale all’esplorazione delle dinamiche familiari e dell’emancipazione, finisce per appesantire la narrazione. Il film sembra voler affrontare troppi argomenti contemporaneamente (morte, AIDS, dipendenza, percezione del corpo), senza rendere giustizia a nessuno di essi in modo esaustivo. Questa mancanza di focus rende Alpha un’opera che, pur con una visione forte, risulta disarticolata e a tratti tediosa.

Potenziale inespresso

Le performance del cast, in particolare quella di Mélissa Boros, sono intense e convincenti, riuscendo a trasmettere la sofferenza e la confusione dei personaggi. Tuttavia, anche le migliori interpretazioni non riescono a compensare una sceneggiatura che, pur ambiziosa, non sempre riesce a tradurre le sue idee in una narrazione coesa e coinvolgente.

Lascia l’impressione di un’opera con un enorme potenziale, ma che si perde nella sua stessa complessità, risultando un’esperienza più frustrante che catartica.

About Author

Giovanni Lembo

Giornalista, sceneggiatore, speaker, podcaster, raccontastorie, papà imperfetto. Direttore di Sitopreferito.it e fondatore del Preferito Network. Conduce Preferito Cinema Show su Radio Kaos Italy tutti i martedì alle ore 15, e il podcast L'Edicola del Boomer sulle principali piattaforme. Gli piacciono i social, i fumetti, le belle storie, scrivere di notte con la musica nelle orecchie, vedere un sacco di film e sognare ad occhi aperti.

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