Marco Bonini in ESCLUSIVA a pochi giorni dall’uscita di “Maschi, si salvi chi può”
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Tutti conosciamo Marco Bonini per diversi ruoli importanti che lo hanno visto protagonista sia al cinema che in televisione. Lo abbiamo intervistato per raccontare alcuni aspetti della sua carriera e anche l’imminente uscita del suo nuovo romanzo: Maschi, si salvi chi può.
Hai lavorato in un settore dove spesso si viene identificati con un ruolo di successo. Ti è mai capitato di sentire il bisogno di “tradire” l’immagine che il pubblico aveva di te per continuare a crescere artisticamente?
Lò faccio sempre infatti la gente non capisce bene chi sono
C’è una scena che hai girato e che, riguardandola oggi, ti emoziona non tanto per il risultato artistico quanto per ciò che rappresenta nel tuo percorso personale?
La litigata finale di 18 anni dopo di Edoardo Leo. L’abbiamo sognata per 12 anni prima di girarla
Molti attori parlano dell’importanza dell’ascolto. Qual è stata la persona che ti ha insegnato di più, sul set o fuori dal set, senza necessariamente volerlo fare?
I miei figli.
Nel passaggio da attore a sceneggiatore e autore, hai scoperto qualcosa del mestiere degli altri che prima davi per scontato?
Mi sono sempre sentito un cantastorie il che prevede scrivere, recitare e mettere in scena come un’unica competenza
Quanto conta oggi il coraggio di dire dei no? C’è una rinuncia professionale che si è rivelata una scelta giusta col senno di poi?
Rinuncio molto raramente al lavoro, non mi sono mai trovato in una condizione di abbondanza. Credo che nel mio settore l’abbondanza sia un privilegio rarissimo, anche nelle fasce più alte.
Nella tua esperienza, il talento è sopravvalutato rispetto alla disciplina oppure sono due elementi inseparabili?
Inseparabili ma la disciplina paga sempre meglio.
Quando un progetto finisce, riesci a lasciarti alle spalle il personaggio oppure ti porti dietro qualcosa di lui per un po’ di tempo?
Per tutta la vita, come un viaggio o una nuova amicizia.
Hai raccontato molte storie. Qual è quella che senti di non aver ancora raccontato e che prima o poi vorresti portare sullo schermo o sul palco?
La prossima.
Nel libro affronti il tema della maschilità senza nostalgie per il passato ma anche senza processi sommari. Quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra autocritica e comprensione?
Moltissimo, e lo è ogni giorno.
Se un giovane uomo di vent’anni leggesse oggi Maschi, si salvi chi può, quale speri sia la domanda che si porti a casa una volta chiuso il libro?
Quale sono io di questi 5?
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