Addio a Marjane Satrapi: la donna che ha raccontato l’Iran al mondo con un fumetto in bianco e nero
Segui Email Marjane Satrapi è morta oggi, 4 giugno 2026, all’età di 56 anni. A dare la notizia è
Marjane Satrapi è morta oggi, 4 giugno 2026, all’età di 56 anni.
A dare la notizia è stato il suo entourage attraverso un comunicato affidato all’agenzia AFP, in cui i familiari spiegano che l’artista «è morta di tristezza poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita».
Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, era morto l’8 aprile 2025 al termine di una lunga malattia. Su Instagram lei aveva affidato il proprio dolore a poche parole: “I lost the love of my life”. Un’amica aveva raccontato ai microfoni di Franceinfo: «Si è lasciata morire dopo la morte del marito che adorava. Mi diceva: smetto di lottare, voglio andarmene».
C’è qualcosa di straziante e insieme coerente in questo finale. Satrapi aveva sempre raccontato la vita attraverso il dolore – il proprio, quello del suo popolo, quello di una generazione intera cresciuta sotto la rivoluzione islamica. E alla fine ha scelto di non raccontare più.
Una vita che era già un romanzo
Marjane Satrapi nacque il 22 novembre 1969 a Rasht, in una famiglia di Teheran vicina agli ideali comunisti. Da bambina visse la crescente restrizione delle libertà individuali, testimone del travagliato processo che porterà l’ordinamento del paese da monarchia a repubblica teocratica, passando per la rivoluzione islamica e gli inizi della guerra tra Iran e Iraq.
Nel 1983, quando Marjane aveva quattordici anni, i suoi genitori decisero di mandarla a Vienna, in Austria, al liceo francese, allo scopo di tenerla lontana da un regime divenuto sempre più oppressivo, in particolare verso le donne.
Nel 1994 si trasferì definitivamente in Francia, prima ancora di completare i suoi studi. Parigi divenne la sua casa, la sua lingua adottiva, il territorio da cui guardare indietro all’Iran con gli occhi di chi sa che non può tornare.
E da quella distanza nacque Persepolis.
Il fumetto che ha cambiato tutto
Persepolis è il fumetto in cui Satrapi raccontò la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica e il suo successivo trasferimento in Europa. Con il suo stile di disegno minimale, il suo utilizzo espressivo del bianco e nero e la sua capacità di raccontare un contesto molto poco rappresentato nella cultura pop come l’Iran della Rivoluzione islamica, Satrapi si era affermata come una dei fumettisti più influenti e rispettati al mondo.
Persepolis è per molti uno dei migliori graphic novel mai pubblicati.
Il fumetto uscì in quattro volumi tra il 2000 e il 2003. Fu tradotto in oltre trenta lingue. Ma fu il film del 2007 a consacrare Satrapi a livello globale.
Persepolis: il film
Nel 2007, insieme al fumettista Vincent Paronnaud, Satrapi adattò la sua opera in un film d’animazione.
La scelta formale era già una dichiarazione d’intenti: bianco e nero totale, linee nette, figure essenziali. Niente colore. Niente sfumature. La realtà dell’Iran degli anni Settanta e Ottanta raccontata con la stessa grammatica visiva del fumetto originale – perché quella grammatica era già la verità.
Il film racconta la storia di Marji, bambina iraniana di otto anni che sogna di diventare la salvatrice del suo paese, che vive la rivoluzione khomeinista, la guerra con l’Iraq, il progressivo soffocamento delle libertà – specialmente quelle delle donne. Poi l’esilio in Europa, il ritorno, la fuga definitiva.
È al tempo stesso un documento storico e una storia privata. Una testimonianza politica e un bildungsroman. Un film di animazione che rifiuta la consolazione dell’animazione.
Il risultato fu straordinario. A Cannes 2007 vinse il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard. Venne candidato al Golden Globe come miglior film d’animazione. Distribuito in più di trenta paesi.
E naturalmente fu vietato in Iran.
Persepolis non è solo un film importante perché racconta l’Iran. È importante perché mostra come si racconta l’Iran – dall’interno, con gli occhi di chi ci è nata, con la rabbia e l’ironia e il dolore di chi quella storia la porta sulla pelle.
Prima di Satrapi, l’Iran nella cultura occidentale era quasi esclusivamente uno sfondo – un paese lontano, incomprensibile, monolitico. La rivoluzione islamica era un evento geopolitico, non una storia di famiglie, di bambine che ascoltano Iron Maiden di nascosto, di madri che insegnano alle figlie come mentire alla polizia morale per salvarsi la vita.
Persepolis ha restituito volti, voci, contraddizioni. Ha mostrato che dentro un regime c’è sempre una vita che resiste – spesso con l’umorismo, spesso con la musica, quasi sempre con le donne.
E lo ha fatto con un linguaggio – il fumetto, poi l’animazione – che il grande pubblico poteva avvicinare senza barriere culturali. Non era un film d’essai per cinefili. Era una storia universale raccontata con uno strumento popolare.
Quando nel 2022 Mahsa Amini fu uccisa dalla polizia morale iraniana e le donne iraniane scesero in piazza al grido di “Donna, vita, libertà”, il mondo occidentale capì in modo viscerale cosa stava succedendo anche grazie a quello che Satrapi aveva seminato quindici anni prima.
Non è un caso che nel 2023 lei abbia coordinato il libro Femme, Vie, Liberté insieme a storici e fumettisti iraniani e internazionali, illustrando le rivolte successive all’assassinio di Mahsa Amini e denunciando la repressione del regime. Il libro è stato reso accessibile online gratuitamente a tutti gli iraniani.
Un’ultima coerenza
All’inizio del 2025 Satrapi aveva rifiutato la Legion d’Onore per denunciare «l’atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell’Iran».
Fino all’ultimo, fedele a se stessa. Fedele alla sua rabbia. Fedele al paese che l’aveva costretta a partire e che non aveva mai smesso di amare e combattere.
Emmanuel Macron l’ha ricordata come «un’immensa artista che aveva trasformato la sua infanzia iraniana in una favola universale».
È una definizione bella. Ma forse riduttiva. Perché Persepolis non è solo una favola. È un atto politico. È una testimonianza. È la voce di una donna che ha avuto la fortuna, e il coraggio, di uscire da un regime e il talento di raccontarlo in modo che il mondo non potesse più ignorarlo.
Marjane Satrapi aveva 56 anni.
È morta di dolore, il giorno stesso in cui avrebbe avuto tutto il diritto di essere ancora qui a essere furiosa.
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