TEATRO: Scaramouche al teatro Greco
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Dopo quasi 40 anni Moliere’ ringrazia Tiberio Fiorillo con una lettera in cui lo riconosce il suo maestro. Questo e’ in scena al Teatro Olimpico dove Massimo Venturiello eredita da Tiberio Fiorilli la maschera di Scaramouche nello spettacolo da lui diretto e interpretato.

L’eclettismo, la fisicita’, il canto, la comicita’ della commedia dell’arte, lo consacrarono nei primi del Seicento la maschera universale. Un artista, Tiberio con il Teatro nel sangue, figlio di attori, scappo’ dalla famiglia a soli 15 anni. Si trovo’ a calcare le scene adulto per sostituire un attore della Compagnia ed ottenne un immediato successo nel pubblico dell’epoca decretando la sua rapidissima carriera e un grande successo, soprattutto in Francia presso la corte del Re, grazie alla sua notevole abilita’ espressiva. La fama di Fiorilli, le sue canzoni, i suoi numeri comici funambolici, la sua caratteristica saliente era quella di non indossare maschere e di esprimersi con una mimica potente oltre che con le doti acrobatiche, lasciando molto spazio all’improvvisazione comica. La sua fama si diffonde in tutta Europa e la compagnia viene chiamata a Parigi per esibirsi davanti al re Sole. Il successo e’ immenso e consegna all’eternita’ la maschera di Scaramouche. Fiorilli-Scaramouche morira’ nel 1694. Le sue invenzioni influenzeranno tutto il Teatro e’ soprattutto Moliere’ che dopo averlo visto incomincio’ la sua sfolgorante carriera di scrittore di Teatro. Questo testo di Scaramouche, scritto da Fortunato Cerlino e Roberto Agostani rende atto della veracita’ degli accadimenti. Una fedele ricostruzione della sua storia – dicono gli autori – attraverso i suoi intrecci amorosi, le sue canzoni, i suoi duelli, e numeri comici della Commedia dell’Arte. In Italia Fiorilli era Scaramuccia ma col successo dei comici in Francia divenne Scaramouche. Anche Roma e’ legata all’attivita’ di Fiorilli per le vicende che videro nascere il Teatro Tordinona demolito due secoli dopo: la regina Cristina di Svezia, che ai primi del Seicento si era stabilita nella capitale dello Stato della Chiesa, voleva quel teatro proprio per le recite di Scaramuccia ma incontro’ forti opposizioni data la cattiva fama dei “comici”. E dovette rinunciarvi.
Interessante la messa in scena che gioca con il rapporto teatro e realta’, un palcoscenico posto sul palco e’ il centro dell’azione scenica, il sottile confine tra la rappresentazione e la vita che si svolge dietro le quinte dove a volte la vita e Teatro ed il Teatro diviene Vita.
Cinzia Salluzzo
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