L’umorismo nei video aziendali: su quali aspetti puntare

L’umorismo nei video aziendali: su quali aspetti puntare

Il video marketing cresce costantemente, macina dati in costante ascesa e si rivela sempre più uno strumento virtuoso di branding e digital pr. Sono tantissime le imprese che hanno scelto di investire in video aziendali così come quelle che si sono ripromesse di puntarci da qui ai prossimi mesi.

Puntare sul video marketing significa strutturare una strategia articolata e organica, capace di allineare ogni valutazione verso un obiettivo specifico e verosimile. Certamente, il fulcro del piano operativo verte sulla narrazione scelta per far emergere l’identità del brand e dei suoi prodotti e, sempre più spesso, si cerca di fare affidamento sulla leva dell’umorismo. Ridere e divertire è davvero complicato e cadere nella banalità è un rischio quanto mai concreto: ecco allora qualche consiglio per realizzare video ricchi di humor e creatività.

Parlare della quotidianità

La gente è più portata a percepire l’umorismo se incanalato in situazioni in cui possa riconoscersi. Raffigurare con ironia, senso del ridicolo o iperboli scene dell’ordinario che chiunque vive e può comprendere permette di conquistare l’attenzione e la partecipazione attiva del pubblico, che oltre a visualizzare il video sarà spinto anche a interagire con commenti e condivisioni.

Cambiare prospettiva

Un altro approccio narrativo classico è quello che gioca sul sovvertimento dei ruoli precostituiti, raccontando una situazione tipica secondo un punto di vista diverso o invertendo in modo parossistico i ruoli canonici. Per dare un’idea, potete provare a immaginare una passeggiata di un uomo con il suo cane ma raccontata secondo la prospettiva del cucciolo, i suoi pensieri e il suo modo di interpretare il contesto urbano.

L’assurdo e il nonsense

Il filone narrativo del nonsense ha una tradizione gloriosa alle spalle e una serie di mediocri tentativi di emulazione. In effetti, giocare con l’ambiguità del surreale è cosa da pochi e fini pensatori. Non si tratta di produrre dialoghi senza senso bensì esattamente l’opposto: riuscire a trasmettere un messaggio concreto attraverso scene che ne sono apparentemente sprovviste.

L’effetto sorpresa

Il più classico degli approcci umoristici si serve della sorpresa come momento culminante di una narrazione che si conclude in crescendo. Il finale che cambia il senso dell’intero racconto è il sistema tipico utilizzato nelle barzellette ed è perfetto per creare aspettative attorno al proprio storytelling e persuadendo gli spettatori a visualizzare il contenuto fino alla sua conclusione. L’importante, però, è che l’umorismo non sia fine a se stesso: alla fine, tutto deve tornare e l’aspetto di brand e pubblicità deve emergere in modo naturale e coerente, senza forzature.

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