Letture. Patagonia Express di Luis Sepùlveda

Siete stanchi e stressati e non vedete l’ora di tuffarvi in mare, di visitare luoghi esotici, ma soprattutto di mettere migliaia di chilometri dal capufficio, dal lavoro, dallo stress del Raccordo? Tenete duro, manca poco alle vacanze… ma se nel frattempo avete il desiderio di immergervi in un libro di viaggi vecchio stampo, Patagonia Express, dello scrittore sudamericano Luis Sepùlveda, fa decisamente per voi.

La nave si muove – scrive Sepùlveda – punta la prua verso la Baia di Corcovado. Tra poco sarà notte e sono contento di avere abbastanza sigarette, la borraccia piena di vigoroso vino pipeno, e lo stato d’animo giusto per fare tesoro sul taccuino di tutto quello che vedo. Poi navigheremo nella notte australe verso la fine del mondo…”.

Inizia a Chonchi, un porto dell’Isola Grande di Chiloè, anticamera della Patagonia, nell’estremo sud del mondo, il viaggio dello scrittore, che si muove poi verso la Baia di Corcovado, lungo il Gran Fiordo di Aisèn, dentro Trapananda, e poi la Patagonia, selvaggia, emozionante, la Terra del Fuoco con le sue leggende e i suoi racconti, incontrando i suoi abitanti, gli avventurieri, i peones, gli indio, i costumi di gente lontana. Annotando tutto sulle “moleskine”, che un altro grande viaggiatore, Bruce Chatwin, comprò in una vecchia cartoleria parigina di rue de l’Ancienne Comèdie.

Lo stile limpido di Sepùlveda, il suo diario di viaggio dedicato “a tutti coloro che appaiono citati con il proprio nome in questi appunti presi lungo il cammino. Indimenticabili compagne e compagni. Gli unici veri avventurieri che abbia mai conosciuto”, non fa altro che omaggiare una regione “così vasta e colma di avventure che non può essere toccata dalla meschina frontiera che separa la vita dalla morte”.


E infatti, alla fine del libro (che finisce, bisogna dirlo, troppo presto, la sete di avventura è inesauribile), lo scrittore è accompagnato da tutti i fantasmi dei suoi amici,

…l’eco dei miei passi si moltiplicava. Non sarei stato mai più solo. Coloane mi aveva passato i suoi fantasmi, i suoi personaggi, gli indio e gli emigranti di tutte le latitudini che abitano la Patagonia e la Terra del Fuoco, i suoi marinai e i suoi vagabondi del mare. Adesso sono tutti con me e mi permettono di dire a voce alta che vivere è un magnifico esercizio”.

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