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Intervista a Marco Giallini, al cinema con “Io sono Tempesta”

Intervista a Marco Giallini, al cinema con “Io sono Tempesta”

Esce nei cinema domani 12 Aprile il nuovo film di Daniele LuchettiIo sono Tempesta” con Marco Giallini, Elio Germano ed Eleonora Danco.

In questo film Marco Giallini è Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli.




Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico.
L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro.




Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

Cosa le piace di Numa Tempesta e per cosa lo sente vicino o lontano da lei?
“E’ difficile descriverlo… mi dissocio naturalmente dal suo essere un mascalzone, nella vita io sono tutt’altro che così. Mi diverte quel suo essere un po’ guascone, accentratore e manipolatore (in senso buono), una persona che non passa inosservata, un uomo dalla personalità molto forte che quando si muove si agita e che gli altri stanno comunque ad ascoltare quando parla. Mi interessava il fatto che lui fosse fondamentalmente un anaffettivo che ha sofferto perché suo padre non lo ha mai stimato e valorizzato, sono dolori che ti restano dentro e forse possono spiegare certe esuberanze senza freni. Ho cercato di carpirne gli stati d’animo, nonostante lui sia un playboy scapestrato e un grande figlio di buona donna mi piace la sua intelligenza e anche la sua fragilità, che lui maschera con la sua aggressività, con il suo essere un personaggio straripante, iperattivo e divertente, ma tutto sommato malinconico e solitario”.

Ricordi particolari vissuti sul set?
“Tutti! Quando siamo stati ospiti del Centro di accoglienza, abbiamo interagito alla pari con molti degli assistiti, soprattutto giovani, che erano davvero in grande difficoltà, ma mi hanno colpito molto per la loro estrema dignità e la capacità di entrare in sintonia con noi che eravamo un po’ degli “invasori”; tra noi sì è creata subito un’alchimia vera e molto bella. Oltre che con il cuore, l’anima e il cervello, mi sono prodigato anche da un punto di vista tecnico: con l’esperienza trascorsa sul set si acquista consapevolezza di ogni dettaglio, bisogna essere attenti al lavoro di tutti, cercando di essere in sintonia nello stesso momento. E su questo set si è creato un bellissimo rapporto tra i vari reparti in azione, è come se Luchetti mi avesse fatto lavorare in Nazionale”.




Come è stato lavorare con Luchetti?
“Lavorare con Daniele è un’ esperienza unica. Lui è piuttosto diverso dai registi con cui ho recitato fino ad ora, ha un approccio differente, un modo di lavorare molto preciso, non va avanti finché non trova quello che gli piace, vuole raggiungere la perfezione. E poi mi piace molto perché, nonostante lasci molto spazio all’inventiva, ti dà certe direttive importanti che ad un attore servono molto. Quando vedi che non ti dice nulla vuol dire che quello che hai fatto gli è piaciuto. Così almeno spero”.

E’ stato Luchetti a coinvolgerti nel progetto?
“Quando Daniele Luchetti mi ha cercato per offrirmi questo film ero entusiasta, è una persona che ho sempre stimato, ho sempre considerato il suo cinema, la sua commedia d’autore uno dei punti di arrivo per il mio lavoro. Quando Daniele mi ha scelto ha plasmato sulle mie corde il personaggio di Numa Tempesta e allo stesso tempo mi ha tolto alcune caratteristiche tipiche che gli piacevano meno per il personaggio aggiungendone poi altre insieme a me. Credo che si sia trattato di uno dei ruoli più intensi e ricchi della mia carriera e ho avuto la fortuna di affrontarlo in un clima di collaborazione e di condivisione ideale fra regia, cast e troupe, su cui primeggiava lo straordinario talento di Elio Germano.




Elio ed io in passato avevamo girato insieme soltanto il cortometraggio di Valerio Mastandrea “Trevirgolaottantasette” ma siamo amici da tempo: se durante una sequenza c’è bisogno di qualcuno bravo in grado di “servirti la palla”con la battuta giusta, lui si adatta a te così come tu riesci ad adattarti facilmente a lui, se non ci sono a portata di mano le parole adeguate per sottolineare meglio qualcosa si finisce con l’aggiungerle insieme… che posso dire? Lui per me è una specie di Federer del set! Quando Daniele ha visto la prima scena che abbiamo girato insieme ha dato lo stop e ci ha detto scherzosamente: “voi due dovreste fare un film insieme!”.

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