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MONTEROTONDO: “Sciopero dei sindaci? Giusto atto simbolico”

Non ha materialmente scioperato restituendo simbolicamente le deleghe perché “c’è tanto, troppo da fare”, ma il fatto di non aver aderito all’atto formale “nulla toglie alla mia totale adesione alle ragioni della protesta”. Così il sindaco Alessandri interviene sulla giornata di mobilitazione alla quale, in tutta Italia, sindaci di grandi e piccole città hanno dato vita oggi per protestare contro la pesante manovra finanziaria varata dal Governo e gli ennesimi, insostenibili tagli che caleranno su investimenti e servizi alla persona nel prossimo anno.
Prosegue il sindaco: «La giornata di protesta dei sindaci, assolutamente bipartisan a dimostrazione di come sia unanime il giudizio nei confronti della manovra, è una azione dal forte impatto simbolico. Ad essa dovremo dare seguito con un atto corale, un accordo collettivo, un segno tangibile di riscossa dal basso con cui far sentire a chiunque ci governi le nostre ragioni. L’anno prossimo sarà praticamente impossibile chiudere i bilanci degli oltre ottomila comuni italiani, non avremo soldi per continuare ad assicurare servizi essenziali, altro che sprechi e privilegi… E il prezzo di certe scelte scellerate lo
pagheranno, come sempre, soprattutto i cittadini che più avrebbero bisogno. Per questo occorrerà dare vita a proteste ancora più incisive, quelle che intendo proporre in occasione delle prossime occasioni d’incontro organizzate dall’associazione nazionale dei Comuni italiani».
Sul come sia stato possibile arrivare a questo punto il sindaco riconosce una concatenazione di fattori, tra le quali la crisi economica generalizzata che ha senz’altro pesato in maniera determinante. «Ma questa crisi, che così fatalmente dovremmo accettare, cos’è se non la manifestazione lampante del fallimento delle politiche che in questi anni hanno gestito l’economia occidentale? Siamo in balia delle oscillazioni di quel capitale finanziario che pur non avendo nulla a che fare con il lavoro e i salari, con i sistemi fiscali, con la produzione di beni e servizi, determina il destino di queste realtà e con esse quella delle persone in carne ed ossa».
Oggi a causa della “crisi” rischiamo di veder crollare completamente il sistema di welfare che, pur tra mille difficoltà, ha comunque fin qui garantito la tenuta sociale del nostro sistema Paese: «Ma chi ci governa da quindici degli ultimi vent’anni – conclude il sindaco – ha ignorato tutti i segnali, tutti gli allarmi che tra gli altri proprio i sindaci, i rappresentanti dello Stato più vicini ai cittadini, lanciano da lustri. Quei sindaci bollati come ingenerosi e spreconi, naturalmente ostili per pregiudizio politico, cassandre del malaugurio da tacitare ‘che le cose andavano benone… quelli che però, senza conoscere
spread e oscillazioni dei titoli, della crisi, della particolare sofferenza delle persone, dell’ansia sociale generalizzata s’erano accorti da tempo e non erano rimasti in silenzio. Il loro, il nostro grido è stato quello del malessere dei cittadini ma non è stato ascoltato. Oggi a quegli stessi sindaci si chiede di tagliare ciò che non ha più rami, di aumentare un già iniquo e insostenibile sistema di balzelli, di scordarsi del welfare e dei bisogni dei cittadini e attendere tempi migliori… È perciò evidente che occorre una presa di posizione ancora più forte, decisa ed organizzata degli enti locali e di chi li rappresenta al massimo livello per invertire un strada che, altrimenti, non può che portare dritta verso il baratro sociale».

Non ha materialmente scioperato restituendo simbolicamente le deleghe perché “c’è tanto, troppo da fare”, ma il fatto di non aver aderito all’atto formale “nulla toglie alla mia totale adesione alle ragioni della protesta”. Così il sindaco Alessandri interviene sulla giornata di mobilitazione alla quale, in tutta Italia, sindaci di grandi e piccole città hanno dato vita oggi per protestare contro la pesante manovra finanziaria varata dal Governo e gli ennesimi, insostenibili tagli che caleranno su investimenti e servizi alla persona nel prossimo anno.

Prosegue il sindaco: «La giornata di protesta dei sindaci, assolutamente bipartisan a dimostrazione di come sia unanime il giudizio nei confronti della manovra, è una azione dal forte impatto simbolico. Ad essa dovremo dare seguito con un atto corale, un accordo collettivo, un segno tangibile di riscossa dal basso con cui far sentire a chiunque ci governi le nostre ragioni. L’anno prossimo sarà praticamente impossibile chiudere i bilanci degli oltre ottomila comuni italiani, non avremo soldi per continuare ad assicurare servizi essenziali, altro che sprechi e privilegi… E il prezzo di certe scelte scellerate lo pagheranno, come sempre, soprattutto i cittadini che più avrebbero bisogno. Per questo occorrerà dare vita a proteste ancora più incisive, quelle che intendo proporre in occasione delle prossime occasioni d’incontro organizzate dall’associazione nazionale dei Comuni italiani».

Sul come sia stato possibile arrivare a questo punto il sindaco riconosce una concatenazione di fattori, tra le quali la crisi economica generalizzata che ha senz’altro pesato in maniera determinante. «Ma questa crisi, che così fatalmente dovremmo accettare, cos’è se non la manifestazione lampante del fallimento delle politiche che in questi anni hanno gestito l’economia occidentale? Siamo in balia delle oscillazioni di quel capitale finanziario che pur non avendo nulla a che fare con il lavoro e i salari, con i sistemi fiscali, con la produzione di beni e servizi, determina il destino di queste realtà e con esse quella delle persone in carne ed ossa».

Oggi a causa della “crisi” rischiamo di veder crollare completamente il sistema di welfare che, pur tra mille difficoltà, ha comunque fin qui garantito la tenuta sociale del nostro sistema Paese: «Ma chi ci governa da quindici degli ultimi vent’anni – conclude il sindaco – ha ignorato tutti i segnali, tutti gli allarmi che tra gli altri proprio i sindaci, i rappresentanti dello Stato più vicini ai cittadini, lanciano da lustri. Quei sindaci bollati come ingenerosi e spreconi, naturalmente ostili per pregiudizio politico, cassandre del malaugurio da tacitare ‘che le cose andavano benone… quelli che però, senza conoscere spread e oscillazioni dei titoli, della crisi, della particolare sofferenza delle persone, dell’ansia sociale generalizzata s’erano accorti da tempo e non erano rimasti in silenzio. Il loro, il nostro grido è stato quello del malessere dei cittadini ma non è stato ascoltato. Oggi a quegli stessi sindaci si chiede di tagliare ciò che non ha più rami, di aumentare un già iniquo e insostenibile sistema di balzelli, di scordarsi del welfare e dei bisogni dei cittadini e attendere tempi migliori… È perciò evidente che occorre una presa di posizione ancora più forte, decisa ed organizzata degli enti locali e di chi li rappresenta al massimo livello per invertire un strada che, altrimenti, non può che portare dritta verso il baratro sociale».

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