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MONTEROTONDO: I tagli, i vizi della casta e l’Estate Eretina: riflessioni del Sindaco

“Non permetteremo che le difficoltà economiche spengano l’anima della città”. Lo avevo
dichiarato lo scorso 9 giugno in Consiglio comunale, durante l’intervento di presentazione del
bilancio, ribadendo fermamente il senso di una precisa volontà: quella di tutelare, nonostante
tutto, il prezioso mosaico di esperienze culturali, socio-integrative, dell’associazionismo e del volontariato che tanto peso hanno avuto e hanno nella definizione della nostra identità cittadina.
L’impegno che ne consegue è oltremodo gravoso. Tutti i comuni italiani, non solo il
nostro, stanno vivendo una fase di profonda sofferenza a causa della costante diminuzione
di trasferimenti dallo Stato e dagli enti superiori. Una tendenza che potrebbe accentuarsi
ulteriormente già a stretto giro se, come pare, dovessero essere confermate le anticipazioni sui contenuti della prossima ed urgente manovra finanziaria varata dal governo.
E’ chiaro che in queste condizioni è sempre più difficile mantenere inalterate cifre e qualità dei servizi alla persona, anche in ambiti, come quello di Monterotondo, in cui è particolarmente vasto e articolato il tessuto pazientemente costruito negli anni.
Resto tuttavia convinto, e con me l’Amministrazione comunale tutta, che non si debba cedere
di fronte alle difficoltà e che occorra, anzi, sopperirvi con intuizioni e scelte adeguate, in grado di preservare l’esistente e, quando possibile, addirittura di rilanciare in settori strategici delle attività comunali come sono quelli deputati ad incidere sul livello di inclusione e di coesione sociale.
L’organizzazione dell’Estate Eretina, che proprio quest’anno compie trent’anni, ne è un
chiaro esempio. Ai suoi albori, durante le Amministrazioni del sindaco Lucherini, quando
l’intuizione dell’assessore Roberto Amici incontrò le prime entusiastiche risposte da parte
della città, le programmazioni della rassegna potevano contare su budget in grado di assicurare comunque proposte d’alto profilo. Assai più difficile è farlo oggi, con risorse giocoforza più modeste. Nonostante questo siamo riusciti a proporre un cartellone più che dignitoso, all’altezza della grande tradizione della rassegna e delle aspettative. La città sembra aver compreso ed apprezzato e il notevole successo di pubblico che gli spettacoli fin qui tenutisi hanno registrato ne è una chiara dimostrazione.
Mi rendo e ci rendiamo tuttavia conto che i problemi sul tappeto restano tanti. In alcuni ambiti dell’attività amministrativa – penso ad esempio all’edilizia pubblica o al decoro
urbano – non riusciamo ad incidere come vorremmo e come continuiamo a proporci di fare.
Non distogliamo l’attenzione ma la diminuzione dei trasferimenti dagli enti superiori e dallo
Stato, che da grave sta facendosi spaventosa, è una voragine che spesso impedisce margini di
manovra anche solo apprezzabili.
Ci sono situazioni, ce ne rendiamo ben conto, che stanno diventando drammatiche. Come nel
caso degli operatori delle cooperative sociali, che continuano ad assicurare servizi utili ed
essenziali nonostante da mesi non percepiscano stipendi, e ciò proprio a causa dei ritardi con i quali (non) stanno arrivando i fondi…
Ora, se è doveroso non limitarsi a denunciare inefficienze e scelte compiute altrove, è pur vero che nonostante sforzi e scelte coerenti (per dire: dal mese di marzo anche il sottoscritto e gli assessori non stanno percependo l’indennità di funzione…) le possibilità di intervento a nostra disposizione stanno progressivamente ed irrimediabilmente diminuendo.
Di contro assistiamo, con disagio crescente e che sempre più decisamente vira verso il disgusto, a quell’ammontare impressionante di benefici che la casta politica continua ad accordarsi con assoluta incoscienza: un proliferare ormai persino patetico di commissioni, indennità, auto blu e via sperperando che davvero rappresenta una vergogna, soprattutto considerato lo stato in cui versa il Paese, uno schiaffo alla dignità di chi lavora senza stipendio come i nostri operatori sociali o come le piccole imprese che da mesi, anni, attendono la liquidazione di quanto dovuto per lavori o beni forniti alle pubbliche amministrazioni…
Che fare, allora? Per quanto mi riguarda non c’è che una strada: resistere e non mollare,
moltiplicando gli sforzi e gli impegni, sopperendo alle difficoltà con la creatività e con
l’intelligenza. Non c’è che lavorare in vista di tempi migliori, intanto dando segnali. Come, ad esempio, continuare a tenere accesa l’anima di una città.
Il Sindaco
Mauro Alessandri

“Non permetteremo che le difficoltà economiche spengano l’anima della città”. Lo avevo dichiarato lo scorso 9 giugno in Consiglio comunale, durante l’intervento di presentazione del bilancio, ribadendo fermamente il senso di una precisa volontà: quella di tutelare, nonostante tutto, il prezioso mosaico di esperienze culturali, socio-integrative, dell’associazionismo e del volontariato che tanto peso hanno avuto e hanno nella definizione della nostra identità cittadina. L’impegno che ne consegue è oltremodo gravoso. Tutti i comuni italiani, non solo il nostro, stanno vivendo una fase di profonda sofferenza a causa della costante diminuzione di trasferimenti dallo Stato e dagli enti superiori. Una tendenza che potrebbe accentuarsi ulteriormente già a stretto giro se, come pare, dovessero essere confermate le anticipazioni sui contenuti della prossima ed urgente manovra finanziaria varata dal governo.

E’ chiaro che in queste condizioni è sempre più difficile mantenere inalterate cifre e qualità dei servizi alla persona, anche in ambiti, come quello di Monterotondo, in cui è particolarmente vasto e articolato il tessuto pazientemente costruito negli anni. Resto tuttavia convinto, e con me l’Amministrazione comunale tutta, che non si debba cedere di fronte alle difficoltà e che occorra, anzi, sopperirvi con intuizioni e scelte adeguate, in grado di preservare l’esistente e, quando possibile, addirittura di rilanciare in settori strategici delle attività comunali come sono quelli deputati ad incidere sul livello di inclusione e di coesione sociale.

L’organizzazione dell’Estate Eretina, che proprio quest’anno compie trent’anni, ne è un chiaro esempio. Ai suoi albori, durante le Amministrazioni del sindaco Lucherini, quando l’intuizione dell’assessore Roberto Amici incontrò le prime entusiastiche risposte da parte della città, le programmazioni della rassegna potevano contare su budget in grado di assicurare comunque proposte d’alto profilo. Assai più difficile è farlo oggi, con risorse giocoforza più modeste. Nonostante questo siamo riusciti a proporre un cartellone più che dignitoso, all’altezza della grande tradizione della rassegna e delle aspettative. La città sembra aver compreso ed apprezzato e il notevole successo di pubblico che gli spettacoli fin qui tenutisi hanno registrato ne è una chiara dimostrazione.

Mi rendo e ci rendiamo tuttavia conto che i problemi sul tappeto restano tanti. In alcuni ambiti dell’attività amministrativa – penso ad esempio all’edilizia pubblica o al decoro urbano – non riusciamo ad incidere come vorremmo e come continuiamo a proporci di fare. Non distogliamo l’attenzione ma la diminuzione dei trasferimenti dagli enti superiori e dallo Stato, che da grave sta facendosi spaventosa, è una voragine che spesso impedisce margini di manovra anche solo apprezzabili.

Ci sono situazioni, ce ne rendiamo ben conto, che stanno diventando drammatiche. Come nel caso degli operatori delle cooperative sociali, che continuano ad assicurare servizi utili ed essenziali nonostante da mesi non percepiscano stipendi, e ciò proprio a causa dei ritardi con i quali (non) stanno arrivando i fondi…

Ora, se è doveroso non limitarsi a denunciare inefficienze e scelte compiute altrove, è pur vero che nonostante sforzi e scelte coerenti (per dire: dal mese di marzo anche il sottoscritto e gli assessori non stanno percependo l’indennità di funzione…) le possibilità di intervento a nostra disposizione stanno progressivamente ed irrimediabilmente diminuendo.

Di contro assistiamo, con disagio crescente e che sempre più decisamente vira verso il disgusto, a quell’ammontare impressionante di benefici che la casta politica continua ad accordarsi con assoluta incoscienza: un proliferare ormai persino patetico di commissioni, indennità, auto blu e via sperperando che davvero rappresenta una vergogna, soprattutto considerato lo stato in cui versa il Paese, uno schiaffo alla dignità di chi lavora senza stipendio come i nostri operatori sociali o come le piccole imprese che da mesi, anni, attendono la liquidazione di quanto dovuto per lavori o beni forniti alle pubbliche amministrazioni…

Che fare, allora? Per quanto mi riguarda non c’è che una strada: resistere e non mollare, moltiplicando gli sforzi e gli impegni, sopperendo alle difficoltà con la creatività e con l’intelligenza. Non c’è che lavorare in vista di tempi migliori, intanto dando segnali. Come, ad esempio, continuare a tenere accesa l’anima di una città.

Il Sindaco

Mauro Alessandri

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