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GUIDONIA: Il Faro dice si ai referendum

Con atto del 13 Maggio 2011, il Direttivo del Faro, ispirato da un grande senso di rispetto delle leggi, della Costituzione e delle regole democratiche, ha deliberato di promuovere il SI ai quattro quesiti referendari rispetto ai quali gli elettori saranno chiamati ad esprimersi il 12 ed il 13 Giugno p.v.
Tale scelta è stata determinata dalla ferma disapprovazione delle norme di cui si chiede l’abrogazione, promulgate in evidente antitesi con i principi, costituzionalmente garantiti, cui si ispira Il Faro e distanti dai “veri” interessi della gente.
Si legge nello Statuto del Faro e nel suo programma: “Il Faro riconosce e promuove i valori ed i principi della Costituzione Italiana” ed ancora: “Il Faro promuove la Persona e la dignità della stessa”.
Ebbene, votando e promuovendo il SI a tutti e quattro i quesiti referendari, si abrogheranno norme che feriscono profondamente la Costituzione (quesito n. 4), che subordinano gli interessi vitali alla libertà e dignità della Persona a privatizzazioni imprudenti e mosse dall’avido profitto di pochi (quesito n. 1 e n. 2), che propongono scelte non sostenibili per l’uomo e per l’ambiente, causando – così come avvenuto più volte – devastazioni e rovina (quesito n.3).
La scelta del Faro è una scelta ispirata al diritto, non a posizioni ideologiche, rispetto a norme di cui si invoca l’abrogazione perché distanti dall’Ordinamento e dai principi che lo governano.
I primi due referendum, propongono l’abrogazione di due norme che riguardano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, tra i quali i servizi idrici (acqua), per cui fanno diventare “regola” l’inserimento del socio privato e dei capitali privati nella gestione delle risorse idriche ed agganciano la determinazione della tariffazione (i costi) ad un “adeguato profitto” dei capitali investiti dai privati. Insomma, sono certamente questi ultimi a guadagnarci ed, anzi, il loro profitto viene addirittura garantito dalla norma in questione.
Dire SI a questi due quesiti ed abrogare le norme cui si riferiscono, significa non permettere che la persona ed i suoi interessi abdichino in favore del profitto privato di pochi, in relazione ad un bene naturale, primario, vitale e “gratuito” come l’acqua.
Con il terzo quesito si chiede, invece, l’abrogazione delle norme che permettono la realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare.
Al riguardo, si deve evidenziare che l’Italia è un Paese “ricco” di sole, acqua e vento, pieno di energie alternative e di capacità necessarie a produrle.
Il nostro Paese non ha bisogno del nucleare e non lo vuole; non rappresenta un’economia sostenibile ed espone i popoli e l’ambiente a devastazioni, rovina e  morte.
Basta! L’uomo deve vivere in armonia con la sua casa, che è la Terra, senza violentare la natura delle cose, che non ne migliora l’esistenza ed, anzi, ne mette a rischio il futuro.
Con il quarto quesito si chiede di abrogare la legge n. 51 del 7 aprile 2010 recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”.
Tale legge, costituita da un unico articolo, prevede in sostanza che le attività istituzionali – praticamente tutte – del Presidente del Consiglio dei Ministri, costituiscano legittimo impedimento a comparire in udienza nei procedimenti penali in cui è imputato.
Tale norma va abrogata perché “uccide” una delle norme fondamentali della Costituzione, cioè l’art. 3, secondo cui: “Tutti i cittadini sono uguali alla legge”. Inoltre, è stata promulgata proprio su impulso di persona imputata che senza alcuna condivisione e consultazione delle parti sociali e delle forze presenti nel Paese (modalità che aveva caratterizzato la stesura della Costituzione Italiana),  ha la pretesa di modificare “unilateralmente” assetti e principi costituzionali che rappresentano le fondamenta della nostra società civile, del nostro Stato.
Dinanzi a tutto questo, dinanzi ad uno strumento di Alta democrazia come il Referendum, i servizi di informazione, i TG, la stampa, i servizi pubblici TACCIONO colpevolmente, ma la LIBERTA’ è più forte di ogni silenzio.
Il Presidente

Con atto del 13 Maggio 2011, il Direttivo del Faro, ispirato da un grande senso di rispetto delle leggi, della Costituzione e delle regole democratiche, ha deliberato di promuovere il SI ai quattro quesiti referendari rispetto ai quali gli elettori saranno chiamati ad esprimersi il 12 ed il 13 Giugno p.v. Tale scelta è stata determinata dalla ferma disapprovazione delle norme di cui si chiede l’abrogazione, promulgate in evidente antitesi con i principi, costituzionalmente garantiti, cui si ispira Il Faro e distanti dai “veri” interessi della gente. Si legge nello Statuto del Faro e nel suo programma: “Il Faro riconosce e promuove i valori ed i principi della Costituzione Italiana” ed ancora: “Il Faro promuove la Persona e la dignità della stessa”.

Ebbene, votando e promuovendo il SI a tutti e quattro i quesiti referendari, si abrogheranno norme che feriscono profondamente la Costituzione (quesito n. 4), che subordinano gli interessi vitali alla libertà e dignità della Persona a privatizzazioni imprudenti e mosse dall’avido profitto di pochi (quesito n. 1 e n. 2), che propongono scelte non sostenibili per l’uomo e per l’ambiente, causando – così come avvenuto più volte – devastazioni e rovina (quesito n.3). La scelta del Faro è una scelta ispirata al diritto, non a posizioni ideologiche, rispetto a norme di cui si invoca l’abrogazione perché distanti dall’Ordinamento e dai principi che lo governano.

I primi due referendum, propongono l’abrogazione di due norme che riguardano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, tra i quali i servizi idrici (acqua), per cui fanno diventare “regola” l’inserimento del socio privato e dei capitali privati nella gestione delle risorse idriche ed agganciano la determinazione della tariffazione (i costi) ad un “adeguato profitto” dei capitali investiti dai privati. Insomma, sono certamente questi ultimi a guadagnarci ed, anzi, il loro profitto viene addirittura garantito dalla norma in questione.

Dire SI a questi due quesiti ed abrogare le norme cui si riferiscono, significa non permettere che la persona ed i suoi interessi abdichino in favore del profitto privato di pochi, in relazione ad un bene naturale, primario, vitale e “gratuito” come l’acqua. Con il terzo quesito si chiede, invece, l’abrogazione delle norme che permettono la realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. Al riguardo, si deve evidenziare che l’Italia è un Paese “ricco” di sole, acqua e vento, pieno di energie alternative e di capacità necessarie a produrle. Il nostro Paese non ha bisogno del nucleare e non lo vuole; non rappresenta un’economia sostenibile ed espone i popoli e l’ambiente a devastazioni, rovina e  morte.

Basta! L’uomo deve vivere in armonia con la sua casa, che è la Terra, senza violentare la natura delle cose, che non ne migliora l’esistenza ed, anzi, ne mette a rischio il futuro. Con il quarto quesito si chiede di abrogare la legge n. 51 del 7 aprile 2010 recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”. Tale legge, costituita da un unico articolo, prevede in sostanza che le attività istituzionali – praticamente tutte – del Presidente del Consiglio dei Ministri, costituiscano legittimo impedimento a comparire in udienza nei procedimenti penali in cui è imputato.

Tale norma va abrogata perché “uccide” una delle norme fondamentali della Costituzione, cioè l’art. 3, secondo cui: “Tutti i cittadini sono uguali alla legge”. Inoltre, è stata promulgata proprio su impulso di persona imputata che senza alcuna condivisione e consultazione delle parti sociali e delle forze presenti nel Paese (modalità che aveva caratterizzato la stesura della Costituzione Italiana),  ha la pretesa di modificare “unilateralmente” assetti e principi costituzionali che rappresentano le fondamenta della nostra società civile, del nostro Stato.

Dinanzi a tutto questo, dinanzi ad uno strumento di Alta democrazia come il Referendum, i servizi di informazione, i TG, la stampa, i servizi pubblici TACCIONO colpevolmente, ma la LIBERTA’ è più forte di ogni silenzio.

Il Presidente

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