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MONTEROTONDO: Emergenza Rom: Monterotondo chiede garanzie

Pressoché unanime la posizione del Consiglio comunale di Monterotondo riguardo la questione del
trasferimento di persone Rom al C.A.R.A. di Castelnuovo. Nella seduta di stamattina l’aula ha infatti
approvato a larghissima maggioranza una mozione che rafforza la posizione fin qui espressa ufficialmente dal sindaco Alessandri: nessuno spazio a demagogia e ad atteggiamenti intolleranti, rispetto dei ruoli istituzionali e, al contempo, precise richieste di garanzie in ordine al numero di ospitati, ai tempi della loro permanenza, al ripristino delle condizioni di sicurezza, salubrità e decoro dei campi nomadi romani di provenienza, alle misure di sicurezza adottate presso il C.a.r.a. e nei territori circostanti, al mantenimento futuro del C.a.r.a. stesso quale centro d’accoglienza profughi richiedenti asilo.
Il testo approvato, contenente in ogni caso la richiesta di riconsiderare il piano di trasferimento delle persone Rom presso il centro d’accoglienza di Castelnuovo, sarà ora inviato al ministro dell’Interno Maroni oltre che al prefetto, al presidente della Provincia e a quello della conferenza dei sindaci del distretto.
A favore del documento, presentato nella stesura originaria dal consigliere Galassetti (Idv) ed integrato dalle richieste specifiche motivate dallo stesso sindaco durante la discussione, si sono espressi i partiti di maggioranza, il gruppo Udc, la rappresentante della lista civica “Gatto sindaco” e il capogruppo de La Destra. Contrario l’unico esponente del Pdl presente in aula. L’assemblea consiliare ha inoltre approvato, stavolta all’unanimità, una seconda mozione nella quale si chiede al prefetto Pecoraro la convocazione di un tavolo interistituzionale che coinvolga la regione, la provincia, il comune di Roma e quelli dei territori coinvolti nell’emergenza “per affrontare in maniera equilibrata” la questione e dare “risposte certe e tempestive alle preoccupazioni dei cittadini e degli enti locali”.
«Ritengo che la nostra posizione sia ineccepibile e coerente ” afferma il sindaco Alessandri ” pur
denunciando lo strapotere del Campidoglio e gli inaccettabili atteggiamenti con i quali l’amministrazione capitolina tende a disfarsi dei problemi romani scaricandoli sui territori circostanti, non ci sottraiamo al confronto istituzionale e al rispetto del ruolo prefettizio e di quello degli altri enti coinvolti». Non rinuncia, il sindaco, a chiedere che le parti riconsiderino la decisione di trasferire persone rom presso il C.a.r.a. di Castelnuovo, non certo per questioni di pregiudiziale ostilità ma per l’oggettivo e devastante impatto che prolungati e corposi stanziamenti avrebbero sulle piccole e medie comunità del quadrante. «Tuttavia -continua – qualora ciò non avvenisse come purtroppo è assai probabile, puntiamo a ricevere precise garanzie: quante persone arriveranno, per quanto tempo, quando torneranno nei campi nomadi di provenienza, quali misure di sicurezza sono state ipotizzate per i nostri territori. Soprattutto chiediamo che il Cara non diventi una sorta di campo nomadi d’emergenza a disposizione di Roma e d’essere, da qui in avanti, maggiormente coinvolti in decisioni che riguardano direttamente e così profondamente le nostre comunità locali».
Riguardo le proteste di piazza che non meglio precisati comitati continuano a scatenare lungo la Tiberina, il sindaco prende nettamente le distanze: «Se la protesta è rivolta contro le persone rom in quanto tali non è una protesta nella quale, personalmente e istituzionalmente, io posso riconoscermi. Per essere chiari: nessuno vedrà mai il gonfalone di Monterotondo dietro ad uno striscione che recita no ai rom».
Infine, commentando le forme di protesta e le dimissioni avanzate dal sindaco di Castelnuovo Fabio
Stefoni, il primo cittadino di Monterotondo non nega al suo omologo tiberino «comprensione e sincera
solidarietà tanto per le ragioni che lo hanno portato a forme di protesta così eclatanti quanto per il
turbamento politico che evidentemente prova di fronte all’atteggiamento sprezzante fin qui tenuto da
Alemanno. E’ chiaro, però, che non posso condividere né l’imbarazzo né tanto meno la volontà di
dimettersi».

Pressoché unanime la posizione del Consiglio comunale di Monterotondo riguardo la questione del trasferimento di persone Rom al C.A.R.A. di Castelnuovo. Nella seduta di stamattina l’aula ha infatti approvato a larghissima maggioranza una mozione che rafforza la posizione fin qui espressa ufficialmente dal sindaco Alessandri: nessuno spazio a demagogia e ad atteggiamenti intolleranti, rispetto dei ruoli istituzionali e, al contempo, precise richieste di garanzie in ordine al numero di ospitati, ai tempi della loro permanenza, al ripristino delle condizioni di sicurezza, salubrità e decoro dei campi nomadi romani di provenienza, alle misure di sicurezza adottate presso il C.a.r.a. e nei territori circostanti, al mantenimento futuro del C.a.r.a. stesso quale centro d’accoglienza profughi richiedenti asilo.

Il testo approvato, contenente in ogni caso la richiesta di riconsiderare il piano di trasferimento delle persone Rom presso il centro d’accoglienza di Castelnuovo, sarà ora inviato al ministro dell’Interno Maroni oltre che al prefetto, al presidente della Provincia e a quello della conferenza dei sindaci del distretto. A favore del documento, presentato nella stesura originaria dal consigliere Galassetti (Idv) ed integrato dalle richieste specifiche motivate dallo stesso sindaco durante la discussione, si sono espressi i partiti di maggioranza, il gruppo Udc, la rappresentante della lista civica “Gatto sindaco” e il capogruppo de La Destra. Contrario l’unico esponente del Pdl presente in aula. L’assemblea consiliare ha inoltre approvato, stavolta all’unanimità, una seconda mozione nella quale si chiede al prefetto Pecoraro la convocazione di un tavolo interistituzionale che coinvolga la regione, la provincia, il comune di Roma e quelli dei territori coinvolti nell’emergenza “per affrontare in maniera equilibrata” la questione e dare “risposte certe e tempestive alle preoccupazioni dei cittadini e degli enti locali”.

«Ritengo che la nostra posizione sia ineccepibile e coerente ” afferma il sindaco Alessandri ” pur denunciando lo strapotere del Campidoglio e gli inaccettabili atteggiamenti con i quali l’amministrazione capitolina tende a disfarsi dei problemi romani scaricandoli sui territori circostanti, non ci sottraiamo al confronto istituzionale e al rispetto del ruolo prefettizio e di quello degli altri enti coinvolti». Non rinuncia, il sindaco, a chiedere che le parti riconsiderino la decisione di trasferire persone rom presso il C.a.r.a. di Castelnuovo, non certo per questioni di pregiudiziale ostilità ma per l’oggettivo e devastante impatto che prolungati e corposi stanziamenti avrebbero sulle piccole e medie comunità del quadrante. «Tuttavia -continua – qualora ciò non avvenisse come purtroppo è assai probabile, puntiamo a ricevere precise garanzie: quante persone arriveranno, per quanto tempo, quando torneranno nei campi nomadi di provenienza, quali misure di sicurezza sono state ipotizzate per i nostri territori. Soprattutto chiediamo che il Cara non diventi una sorta di campo nomadi d’emergenza a disposizione di Roma e d’essere, da qui in avanti, maggiormente coinvolti in decisioni che riguardano direttamente e così profondamente le nostre comunità locali».

Riguardo le proteste di piazza che non meglio precisati comitati continuano a scatenare lungo la Tiberina, il sindaco prende nettamente le distanze: «Se la protesta è rivolta contro le persone rom in quanto tali non è una protesta nella quale, personalmente e istituzionalmente, io posso riconoscermi. Per essere chiari: nessuno vedrà mai il gonfalone di Monterotondo dietro ad uno striscione che recita no ai rom».

Infine, commentando le forme di protesta e le dimissioni avanzate dal sindaco di Castelnuovo Fabio Stefoni, il primo cittadino di Monterotondo non nega al suo omologo tiberino «comprensione e sincera solidarietà tanto per le ragioni che lo hanno portato a forme di protesta così eclatanti quanto per il turbamento politico che evidentemente prova di fronte all’atteggiamento sprezzante fin qui tenuto da Alemanno. E’ chiaro, però, che non posso condividere né l’imbarazzo né tanto meno la volontà di dimettersi».

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