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MONTEROTONDO: ‘Incomprensibile il trasferimento dei rom a Castelnuovo”

No al razzismo ma secco no anche al trasferimento coatto di nomadi presso il centro accoglienza richiedenti asilo politico di Castelnuovo di Porto. E ancora: sì ad una integrazione che sia sostenibile e responsabile, no alla sottomissione dei territori della provincia a Roma. Sono perentori ed estremamente preoccupati, i sindaci del territorio riunitisi in conferenza per contestare il trasferimento di centinaia di persone di etnia
rom, provenienti da campi nomadi di Roma, presso il Cara nel comune di Castelnuovo. Portavoce della conferenza dei sindaci, è il primo cittadino di Monterotondo Mauro Alessandri a chiarire il pensiero di tutte le istituzioni comunali rappresentate: «E’ una decisione ingiusta nel merito e del tutto incomprensibile nelle modalità in cui è stata assunta. Oltre a provocare di fatto il completo snaturamento delle finalità del Cara, avrebbe un impatto devastante sulla qualità della vita e sulla tenuta sociale delle piccole e medie comunità del quadrante, oltretutto in un momento storico segnato da una grave crisi economica e in assenza o ritardo di investimenti in infrastrutture, trasporti e servizi».
Assurdo, rileva il sindaco, che «proprio nel momento in cui diventa drammatico ed eccezionale, per proporzioni numeriche ed impatto politico, l’esodo da paesi come la Tunisia, la Libia, l’Egitto, un centro come quello di Castelnuovo, che negli ultimi anni ha visto confermata la sua natura di centro di ospitalità per i soli richiedenti asilo provenienti da scenari di guerra, sia utilizzato non per gestire l’accoglienza di centinaia di migliaia di uomini e donne in fuga dal Nordafrica ma per ospitare nomadi, strappati via in fretta e furia da Roma per essere relegati in piccoli comuni schiacciati dalla prepotenza istituzionale della
Capitale». Anziché essere utilizzato per le finalità per cui è stato istituito, il Cara diventerebbe quindi una sorta di campo nomadi di riserva di Roma e senza che vi sia stata alcuna disponibilità da parte dei municipi della Capitale ad ospitare campi alternativi a quelli da smobilitare. «Comprendiamo le ragioni del prefetto ” prosegue Alessandri ” ma vogliamo che siano comprese anche le nostre preoccupazioni. Noi non siamo tra quelli che gridano allo scandalo per poi scansare le responsabilità. Il problema sicurezza nei campi nomadi abusivi esiste ed ognuno deve fare la sua parte per farvi fronte, tragedie come quella che è costata la vita a quattro bambini non più tardi di qualche settimana fa non devono ripetersi. Ma vogliamo poterlo fare con cognizione di causa, con mezzi e progetti adeguati da gestire in maniera coordinata, vogliamo fare in modo che i rom siano fratelli da integrare nelle nostre comunità, non ospiti indesiderati come si vorrebbe nella circostanza. Soprattutto non vogliamo essere costretti a subire le emergenze romane». Nessun razzismo, perciò, ma la legittima preoccupazione per «un aggravamento di problemi già pressanti, causati dallo
snaturamento del Cara davanti al quale i comuni sono stati lasciati soli, costretti ad attingere a risorse dei bilanci per tentare di favorire e gestire l’integrazione, dimostrando comunque una sensibilità e una comprensione, umana ed istituzionale, che intendiamo ribadire anche in questa circostanza nei confronti del tema della tutela e accoglienza dei rifugiati politici». Comprensione e sensibilità che la Conferenza dei sindaci ribadisce comunque ed assolutamente «anche nei confronti delle persone Rom oggetto del trasferimento coatto», un allontanamento che peraltro spazza via quel po’ di integrazione raggiunta con molta fatica, come ad esempio il fatto che i bambini frequentassero regolarmente le scuole nelle prossimità
dei campi sgomberati. «Chi garantirà adesso una nuova integrazione? ” si chiede il sindaco di
Monterotondo ” Noi non vogliamo accettare di essere la pattumiera di Roma. E questo non perchè
riteniamo i Rom alla stregua di rifiuti, ma proprio perchè contestiamo la logica di chi, come Alemanno, considerandoli tali vuole scaricarli in provincia, accentuando i nostri problemi e le nostre difficoltà, senza pensare che, ad esempio, in una comunità come quella di Castelnuovo un insediamento di 500 nomadi rappresenta il quindici per cento della popolazione totale, a Roma il cinquanta percento degli inquilini di un grande condominio. Ribadiamo – conclude – di essere favorevoli ad una integrazione sostenibile e responsabile, a patto che i nostri territori possano gestirla e governarla attivamente con mezzi e finanze adeguate senza subire come se fossero una sorta di discarica dei problemi di Roma. Per questo diciamo sì
a una provincia che dialoga con Roma, no ad una provincia al servizio di Roma».

No al razzismo ma secco no anche al trasferimento coatto di nomadi presso il centro accoglienza richiedenti asilo politico di Castelnuovo di Porto. E ancora: sì ad una integrazione che sia sostenibile e responsabile, no alla sottomissione dei territori della provincia a Roma. Sono perentori ed estremamente preoccupati, i sindaci del territorio riunitisi in conferenza per contestare il trasferimento di centinaia di persone di etnia rom, provenienti da campi nomadi di Roma, presso il Cara nel comune di Castelnuovo. Portavoce della conferenza dei sindaci, è il primo cittadino di Monterotondo Mauro Alessandri a chiarire il pensiero di tutte le istituzioni comunali rappresentate: «E’ una decisione ingiusta nel merito e del tutto incomprensibile nelle modalità in cui è stata assunta. Oltre a provocare di fatto il completo snaturamento delle finalità del Cara, avrebbe un impatto devastante sulla qualità della vita e sulla tenuta sociale delle piccole e medie comunità del quadrante, oltretutto in un momento storico segnato da una grave crisi economica e in assenza o ritardo di investimenti in infrastrutture, trasporti e servizi».

Assurdo, rileva il sindaco, che «proprio nel momento in cui diventa drammatico ed eccezionale, per proporzioni numeriche ed impatto politico, l’esodo da paesi come la Tunisia, la Libia, l’Egitto, un centro come quello di Castelnuovo, che negli ultimi anni ha visto confermata la sua natura di centro di ospitalità per i soli richiedenti asilo provenienti da scenari di guerra, sia utilizzato non per gestire l’accoglienza di centinaia di migliaia di uomini e donne in fuga dal Nordafrica ma per ospitare nomadi, strappati via in fretta e furia da Roma per essere relegati in piccoli comuni schiacciati dalla prepotenza istituzionale della Capitale». Anziché essere utilizzato per le finalità per cui è stato istituito, il Cara diventerebbe quindi una sorta di campo nomadi di riserva di Roma e senza che vi sia stata alcuna disponibilità da parte dei municipi della Capitale ad ospitare campi alternativi a quelli da smobilitare. «Comprendiamo le ragioni del prefetto ” prosegue Alessandri ” ma vogliamo che siano comprese anche le nostre preoccupazioni. Noi non siamo tra quelli che gridano allo scandalo per poi scansare le responsabilità. Il problema sicurezza nei campi nomadi abusivi esiste ed ognuno deve fare la sua parte per farvi fronte, tragedie come quella che è costata la vita a quattro bambini non più tardi di qualche settimana fa non devono ripetersi. Ma vogliamo poterlo fare con cognizione di causa, con mezzi e progetti adeguati da gestire in maniera coordinata, vogliamo fare in modo che i rom siano fratelli da integrare nelle nostre comunità, non ospiti indesiderati come si vorrebbe nella circostanza. Soprattutto non vogliamo essere costretti a subire le emergenze romane». Nessun razzismo, perciò, ma la legittima preoccupazione per «un aggravamento di problemi già pressanti, causati dallo

snaturamento del Cara davanti al quale i comuni sono stati lasciati soli, costretti ad attingere a risorse dei bilanci per tentare di favorire e gestire l’integrazione, dimostrando comunque una sensibilità e una comprensione, umana ed istituzionale, che intendiamo ribadire anche in questa circostanza nei confronti del tema della tutela e accoglienza dei rifugiati politici». Comprensione e sensibilità che la Conferenza dei sindaci ribadisce comunque ed assolutamente «anche nei confronti delle persone Rom oggetto del trasferimento coatto», un allontanamento che peraltro spazza via quel po’ di integrazione raggiunta con molta fatica, come ad esempio il fatto che i bambini frequentassero regolarmente le scuole nelle prossimità dei campi sgomberati. «Chi garantirà adesso una nuova integrazione? ” si chiede il sindaco di Monterotondo ” Noi non vogliamo accettare di essere la pattumiera di Roma. E questo non perchè riteniamo i Rom alla stregua di rifiuti, ma proprio perchè contestiamo la logica di chi, come Alemanno, considerandoli tali vuole scaricarli in provincia, accentuando i nostri problemi e le nostre difficoltà, senza pensare che, ad esempio, in una comunità come quella di Castelnuovo un insediamento di 500 nomadi rappresenta il quindici per cento della popolazione totale, a Roma il cinquanta percento degli inquilini di un grande condominio. Ribadiamo – conclude – di essere favorevoli ad una integrazione sostenibile e responsabile, a patto che i nostri territori possano gestirla e governarla attivamente con mezzi e finanze adeguate senza subire come se fossero una sorta di discarica dei problemi di Roma. Per questo diciamo sì a una provincia che dialoga con Roma, no ad una provincia al servizio di Roma».

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