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MONTEROTONDO: SS Gonfalone: salgono i toni della protesta

Salgono i toni della protesta contro l’ipotesi di chiusura del SS Gonfalone. Lo ha annunciato questa mattina il sindaco Mauro Alessandri, aprendo gli interventi del sit-in organizzato presso l’ingresso principale del nosocomio eretino. Tra le iniziative previste l’indizione di uno sciopero generale che blocchi ogni attività cittadina per una intera giornata, serrata cittadina che ha già ricevuto l’adesione ufficiosa di tutte le realtà aderenti al comitato civico per la salvezza dell’ospedale, e una massiccia presenza mercoledì 3 novembre in via della Pisana, in occasione della seduta straordinaria del Consiglio regionale con all’ordine del giorno la discussione sugli effetti del piano di riorganizzazione sanitaria.

“Siamo stati ragionevoli, propositivi e fiduciosi – ha ricordato lo stesso sindaco – abbiamo percorso correttamente le vie istituzionali per veder riconosciute le nostre ragioni fino a dimostrare direttamente alla presidente l’erroneità dei dati alla base dell’ipotesi di chiusura. Ma poiché tutto lascia pensare che gli impegni assunti in quella sede saranno completamente disattesi, la nostra risposta non potrà che essere durissima: Monterotondo non si fa prendere in giro e rivendicherà con forza il diritto a mantenere la sua struttura sanitaria nell’interesse di un territorio che va ben al là dei suoi confini”.

Il sindaco ha rivelato che nel corso dell’incontro con la presidente Polverini e con i tecnici regionali era emersa una implicita volontà di rivedere la decisione di chiusura del SS Gonfalone. A tal fine erano stati strappati impegni precisi, tra i quali quello di una ispezione ufficiale col compito di verificare i dati corretti sulle prestazioni di pronto soccorso, sui ricoveri, sulle nascite del SS Gonfalone, che nell’occasione lo stesso sindaco e l’assessore Antonini avevano efficacemente illustrato. Ispezione poi sollecitata, telefonicamente e per iscritto, ma a cui il vertice regionale non ha dato seguito.
“Per questo ora siamo costretti a mettere in campo forme di protesta più incisive – continua Alessandri – in vista delle quali chiedo a tutti i miei concittadini e a tutte le espressioni della grande vitalità civile della nostra città di dimostrare grande compattezza: la battaglia continua e la vinceremo se saremo uniti”.

Presente al sit-in anche il consigliere regionale Carlo Lucherini, il quale ha ricordato che con le chiusure previste la Regione lascia mezza provincia di Roma, da Civitavecchia a Tivoli, priva di un presidio sanitario: “A settecentomila abitanti della provincia viene detto: chiudiamo i vostri ospedali, se state male andate nei grandi ospedali romani. E’ un atteggiamento assurdo che non tiene conto di innumerevoli questioni, tra cui le difficoltà oggettive di raggiungere i nosocomi romani soprattutto in condizioni d’emergenza. I tagli andavano fatti in un altro modo – ha proseguito il consigliere regionale – decentrando i servizi e declassando sovradimensionate strutture romane, quelle di zone in cui il rapporto tra posti letto e popolazione residente è molto al di sopra dei limiti previsti, non come in provincia, in particolare a Monterotondo, dove al contrario il rapporto è talmente deficitario da suggerire, semmai, un aumento dei posti letto e non certo un taglio. Per non parlare della soppressione totale che è quanto di più sconsiderato si possa ipotizzare”.
Estremamente significativi gli interventi degli operatori sanitari del SS Gonfalone. “Questo piano di riordino ” ha affermato il dottor Cannella del reparto di ostetricia ” che nega di fatto il diritto alla salute a centinaia di migliaia di persone della provincia di Roma, è stato formulato in assenza del benché minimo confronto con noi operatori sanitari e resta profondamente ambiguo sia nelle prerogative, sia nelle modalità in cui dovrà essere applicato. Senza dimenticare che comporterà la soppressione di numerosi posti di lavoro finendo col sommare all’emergenza sanitaria anche un’emergenza sociale”.

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