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A Palazzo Valentini la mostra di Giovanni Profumo

È stata inaugurata, presso la sala Egon Von Fürstenberg di Palazzo Valentini, la mostra “Il tempo è degli Uomini”, retrospettiva sull’artista ligure Giovanni Profumo che restituisce al pubblico la quarantennale attività del pittore genovese nato nel 1935 e morto nel 1997. La mostra sarà aperta al pubblico sino al 30 ottobre con il seguente orario: lunedì – venerdì dalle 10.00 alle 19.00; sabato dalle 10.00 alle 13.00.

La mostra racconta la costante ricerca dell’artista incentrata sul tema della luce, che ispira e sostiene la sua intera produzione: dalle opere figurative degli anni ’50 che rielaborano l’eredità del tonalismo ligure, alle prove ultime dove lo schema compositivo è semplificato a quasi niente e la gamma dei colori ridotta a vibrazioni tonali minime.

Dopo la retrospettiva del 1998 presso la Loggia della Mercanzia a Genova curata da Germano Beringheli, la mostra di Giovanni Profumo a Palazzo Valentini vede protagoniste circa trenta opere provenienti da importanti collezioni private nazionali e internazionali. Poiché l’artista, per tutta la sua carriera, ha evitato sistematicamente di datare le sue tele rimuovendole cosi da una linea temporale quantificabile, il percorso espositivo evita a sua volta un criterio di ricostruzione cronologica. Si privilegia dunque la copiosa produzione degli anni Novanta tutta giocata per sottili varianti luminose su schemi compositivi fissi. I decenni precedenti sono testimoniati da un ristretto nucleo di opere, dove la presenza di elementi formali si configura come ulteriore mezzo di approfondimento del tema della luce.

Durante gli anni Sessanta Profumo si stabilisce a Roma per diversi anni, proponendo una riflessione originale rispetto alla cultura artistica dominante nella capitale. Come scrive Raffaele Bedarida, curatore del catalogo che accompagna la presente mostra “è verso un superamento dialettico dell’informale che si svolge la ricerca pittorica di Profumo nei primi anni Sessanta”; nel decennio successivo tornerà invece alla figura per poi progressivamente riprendere volumi e piani geometrici bidimensionali, fino all’intensa ultima fase di ricerca al limite del monocromatismo ben documentata dalla presente mostra.

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