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MONTEROTONDO: manifestazione in difesa dell’ ospedale

Imponente manifestazione nel centro di Monterotondo. Il Sindaco: “Segno di maturità e consapevolezza”

In cinquemila per dire no alla chiusura dell’ospedale

Imponente oltre le più ottimistiche previsioni della vigilia la manifestazione che, questa mattina, ha paralizzato i più importanti assi viari del centro di Monterotondo. Oltre cinquemila i cittadini che hanno sfilato contro l’ipotesi di chiusura dell’ospedale SS Gonfalone: un lungo, colorato e rumoroso corteo che dal piazzale dello stadio Cecconi ha raggiunto viale Buozzi in prossimità dell’ingresso dell’ospedale. Erano presenti, con striscioni e bandiere, gli operatori sanitari del nosocomio eretino, le associazioni culturali, sportive, sindacali e territoriali, gli esponenti e i consiglieri comunali di quasi tutte le forze politiche locali, la giunta comunale, il consigliere provinciale Ruggeri, i consiglieri regionali Lucherini e Rossodivita e tanti, tantissimi cittadini di ogni età, compresi gli studenti dei numerosi istituti scolastici superiori della città. Molti i cittadini residenti nei centri urbani vicini, anch’essi duramente colpiti dall’ipotesi di soppressione dello storico ospedale eretino, punto di riferimento per le esigenze e le emergenze sanitarie di un territorio enorme. Tra questi, in veste ufficiale, il sindaco di Fiano Romano Tarquinio Splendori«Questa bella, civile e affollata manifestazione – ha esordito il sindaco Mauro Alessandri, unico ad intervenire sul palco allestito al termine del percorso ” dimostra che c’è una presa di coscienza collettiva e la volontà di non arrendersi ad un provvedimento scellerato e disastroso. La nostra non è una battaglia di campanile, è la lotta di una ragione contro un sopruso». Nel ribadire che esiste una radicale discrepanza tra i dati reali riferiti a prestazioni, ricoveri, interventi e nascite fornite dai dirigenti sanitari e quelli utilizzati dalla Regione per ipotizzarne il declassamento, e quindi la sostanziale chiusura, il sindaco ha sottolineato come «il nostro sia un ospedale da potenziare, non certo da chiudere: sono i numeri e la ragionevolezza a dimostrarlo».  Elogiando gli operatori sanitari del SS Gonfalone, che con «professionalità, umanità e generosità portano avanti la loro missione quotidiana», il sindaco s’è detto «onorato di aver ricevuto un mandato preciso anche da parte loro» la difesa di un futuro professionale al servizio della salute dei cittadini che è un «bene essenziale per la comunità». Un riconoscimento il sindaco lo ha riservato alla «correttezza delle forze politiche d’opposizione locali, che stanno prendendo posizioni ferme, in contrapposizione con le decisioni del governo regionale, ripagando ampiamente quella che io stesso ho riservato nei loro confronti», senza risparmiare una stoccata all’indirizzo di «chi ha voluto bollare la presenza di trenta sindaci, ieri in Regione, ad una manifestazione da centro sociale». Non poteva infatti mancare un accenno a quanto avvenuto ieri in regione: trenta sindaci, tra cui lo stesso Alessandri, hanno protestato contro la chiusura degli ospedali, chiedendo di essere ricevuti dalla presidente, ricevendo per tutta risposta un netto rifiuto e l’intervento di carabinieri in tenuta antimossa che hanno proceduto alla loro identificazione formale. «La Polverini non ha insultato trenta sindaci ma cinquecentomila abitanti della provincia ” ha tuonato dal palco Alessandri tra gli applausi scroscianti della piazza ” reiterando quella mancanza assoluta di rispetto già dimostrata con scelte sbagliate, arroganti, assunte senza minimamente discuterne coi territori su cui sta calando la mannaia». «Sono certo comunque ” ha proseguito ” che la Polverini è consapevole di aver sbagliato, ha paura delle decisioni prese e per questo si barrica in ufficio: dobbiamo incunearci in questa debolezza e continuare la lotta», rivendicando in chiusura  «la correttezza, la civiltà, la non violenza di una protesta di cui i sindaci sono e continuano ad essere i principali portavoce, contrapposti ad una arroganza che è dimostrazione di malafede».

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