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MONTEROTONDO: ‘La Polverini ci riceva e ascolti le nostre ragioni”

Non c’è solo Monterotondo ma tutto il territorio della Valle del Tevere, della Sabina romana, della Nomentana, a difendere il futuro del SS Gonfalone. Se n’è avuta la prova stamani, in occasione della presentazione ufficiale del “Comitato civico per la difesa dell’ospedale SS Gonfalone”, costituitosi su iniziativa del sindaco di Monterotondo Mauro Alessandri e che, di ora in ora, s’arricchisce d’adesioni di realtà territoriali, operatori della sanità, organizzazioni territoriali e dell’associazionismo. E che domani scenderà in campo direttamente sotto la sede della Giunta regionale del Lazio per dare voce ad una protesta sin qui civile e composta ma determinata a raggiungere l’obiettivo comune: salvare l’ospedale.

Da registrare intanto la sala consiliare gremita – addetti ai lavori, tra cui il primario di chirurgia Gatto e il direttore sanitario del SS Gonfalone Buttiglieri, rappresentanti delle sigle aderenti al comitato, il consigliere provinciale Ruggeri, tantissimi privati cittadini – e la presenza istituzionale al fianco di Monterotondo, già stamattina a Palazzo Orsini, dei sindaci Tabanella (Mentana), Splendori (Fiano Romano) Menichelli (S. Oreste), Mazzeo (Fara Sabina), a testimonianza di una «battaglia condivisa per la salvezza di un presidio sanitario di importanza vitale per un territorio immenso». Sono infatti duecentomila circa i cittadini che, con il “declassamento” del SS Gonfalone, in pratica la chiusura del nosocomio eretino, resterebbero privi di un riferimento sanitario certo e prossimo per ogni esigenza primaria e ogni emergenza sanitaria. «Per questo – ha sottolineato il sindaco di Monterotondo – la nostra non è una battaglia di campanile ma la strenua difesa di un bene primario per tutto il territorio. E’ confortante la presenza istituzionale degli altri Comuni, quest’oggi e alle iniziative dei prossimi giorni».

D’accordo con lui gli altri sindaci. Tabanella: «La chiusura del SS Gonfalone sarebbe una tragedia anche per Mentana. Va bene il piano di rientro ma i territori dovevano essere ascoltati», Mazzeo: «Non possono trattare il nostro territorio come un quartiere di Roma», Menichelli: «D’accordo tagliare le inefficienze ma non è questo il caso. Senza quello di Monterotondo per noi l’ospedale più vicino sarebbe quello di Civitavecchia…», Splendori: «La vostra battaglia è anche nostra… salvare il GG Gonfalone è vitale per tutto il territorio».
Rifiutando polemiche politiche “Non è questo il momento, serve unità”, il sindaco Alessandri esorta a continuare a tenere viva la mobilitazione innescatasi negli ultimi giorni e a partecipare alle iniziative in cantiere. A cominciare da quella di domani mattina presso la sede della Giunta regionale in via della Pisana «dove mi recherò – spiega – in veste ufficiale con fascia e gonfalone. Non andrò via se non dopo aver avuto un incontro con la presidente Polverini, quell’incontro chiesto ripetutamente e che non ha avuto ad oggi alcun riscontro». Ad accompagnare il sindaco una folta rappresentanza del Comitato civico: saranno allestiti pullman e saranno molti a raggiungere via della Pisana con mezzi propri. E ancora: venerdì pomeriggio (ore 18.30 piazza Berlinguer) manifestazione allo Scalo, con il sindaco i rappresentanti delle istituzioni comunali, esponenti del Comitato ed operatori della sanità e soprattutto la manifestazione cittadina di sabato mattina (concentramento ore 10, piazzale stadio Cecconi).

Inizialmente promossa dai partiti di centrosinistra ma fatta propria da tutte le forze politiche locali, come annunciato in occasione della presentazione di stamani dal coordinatore del Pdl Donato D’angelo e dal consigliere Antonio Terenzi (la Destra), la manifestazione s’annuncia imponente con la partecipazione di migliaia di cittadini, di Monterotondo e di tutto il territorio, che sfileranno alla volta dell’ospedale.
Presenti in veste ufficiale anche il sindaci dei Comuni aderenti al Comitato civico. «La nostra è una protesta civile nei modi e nei toni ” chiude il sindaco Alessandri ” questo non vuol dire che sia meno determinata di quella messa in campo altrove. Lo ribadiremo nelle prossime occasioni e non ci fermeremo fino a quando l’obiettivo di mantenere vivo il SS Gonfalone non sarà centrato».

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