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TIVOLI: “Guerrilla gardening tiburtini” al lavoro

Riceviamo e pubblichiamo Siamo stati noi, Guerrilla gardening tiburtini, ad evitare una figuraccia alla città di Tivoli ed ai suoi amministratori. Questa sera si apre il Festival di Villa Adriana, annunciato da giornali e televisioni nazionali con grande risalto. Arriveranno, oltre agli artisti internazionali, personaggi di spicco ed ospiti di rango.Di fronte all’ingresso di Villa Adriana avrebbero trovato un aiuola al centro della piazza in condizioni impresentabili: erbacce alte più di un metro e il cippo dedicato a Marguerite Yourcenar  quasi occultato dal seccume.

Ieri sera abbiamo capito che nè il Comune nè l’Asa avrebbero provveduto ed allora ci siamo rimboccati le maniche. In sette, muniti di attrezzi, guanti e sacchi di plastica, in tre ore di lavoro, abbiamo fatto pulizia e reso il giusto decoro ad un luogo che rappresenta una delle vetrine della città. Abbiamo anche piantato intorno al cippo di travertino otto piante di Lantana, piante resistenti, augurandoci che qualcuno ogni tanto le innaffi.

Amiamo Tivoli ed il suo territorio, lo vediamo tenuto in modo sciatto e questo non ci sta bene! Cambiano le amministrazioni ma non la musica ed allora occorre che, visto che non lo fanno gli amministratori o chi ne ha competenza, si muovano quei cittadini che non tollerano questo stato di cose.

La nostra vuole essere una sfida ed un richiamo alle istituzioni che parlano sempre di turismo e di accoglienza ma poi non fanno assolutamente nulla per evitare la sciatteria in cui Tivoli è tenuta. Quanto occorreva per fare quello che abbiamo fatto noi, avendo a disposizione attrezzi più idonei e mezzi per trasportare in discarica i trenta sacchi di erbacce che abbiamo raccolto? Questa è la prima azione di una serie che dimostrerà come le cose si possano modificare con poca spesa ed un minimo di volontà. Occorrono però gli occhi per vedere, le sensibilità per capire, ed il libro “Memorie di Adriano” sul comodino: in esso Adriano dice di sentirsi custode della bellezza.

Non speriamo in tanto ma almeno che la città tiburtina non offra più lo spettacolo di trascuratezza che il visitatore, il cui occhio non soffre della abitudine quotidiana, osserva passeggiando.

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