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MENTANA: Intervista allo scrittore Fabrizio Di Ernesto

E’ stato presentato Sabato 20 febbraio presso la Biblioteca Comunale di Mentana, il libro Portaerei Italia. Sessant’anni di NATO nel nostro paese di Fabrizio Di Ernesto, giornalista, saggista, esperto di relazioni internazionali. Nel libro lo scrittore mentanese ricostruisce le tappe dal 1945 che hanno portato l’Italia ad essere, di fatto, la Portaerei Nato del Mediterraneo. “Formalmente – si legge nella presentazione del libro – l’Italia è uno Stato indipendente e sovrano che ripudia la guerra. Forma e sostanza però spesso non coincidono; come può infatti essere considerato sovrano un Paese che all’interno dei suoi confini ha concesso oltre cento installazioni militari ad una nazione straniera, gli Stati Uniti, che hanno portato migliaia di propri uomini armati?”.

Quanto tempo ti ha preso la stesura del libro e che tipi di ricerche hai compiuto?
Scrivere un testo simile non è stato facile, anche perché da parte del governo italiano c’è la precisa volontà di non pubblicizzare troppo i termini della nostra alleanza/sudditanza militare con gli Usa. La stesura, una volta raccolto tutto il materiale, è stata breve, all’incirca un mese e mezzo, più complicato è stato trovare notizie sulle singole installazione, anche se proprio il Pentagono mi ha fornito una preziosa mano tramite il Base structure report, ovvero il bilancio per la spesa militare americana in cui sono indicate tutte le installazioni militari sparse per il mondo, oltre che negli Usa. Una volta individuati i siti mi sono armato di tanta pazienza scavando negli archivi di alcuni giornali, anche perché pubblicazioni simili in Italia sono praticamente inesistenti.  
E’ stato difficile trovare un editore disposto a pubblicarti?
Devo dire di no, anche perché  alla fine la Fuoco edizioni, che lo ha pubblicato, è stata la prima porta a cui ho bussato in tal senso. Da un lato sono stato fortunato, anche perché ho puntato da subito su un editore fortemente interessato alla geopolitica senza preclusioni di sorta che ha creduto nel mio progetto.
In Italia un libro di questo tipo ha un suo pubblico?
Considerando i riscontri di vendita, due edizioni in circa tre mesi, sembra di sì. È  vero che dal ’45 ad oggi gli Usa ci sono sempre stati presentati come i nostri “angeli custodi” però le ultime guerre volute dall’amministrazione Bush ed il ricordo della tragedia del Cermis hanno contribuito a rafforzare le minoranze anti americane sia di destra che di sinistra. Certo il pubblico è di nicchia, però c’è.
La seconda di copertina parla di “interessanti retroscena”, ce ne puoi anticipare qualcuno?
Il primo che mi viene in mente è sicuramente quello relativo alla presenza di bombe atomiche in Italia. Mentre la politica e l’opinione pubblica si dividono in merito al ventilato ritorno all’energia nucleare si ignora che tra Ghedi ed Aviano sono depositate circa 90 testate atomiche made in Usa.  
Qual è la tesi del tuo libro?
La tesi è che il rapporto tra Italia ed Usa sia impari. Guardando ai fatti si evince che Washington ci considera una sorta di hangar dove alloggiare uomini e mezzi in attesa di impiegarli in determinate operazioni belliche. Non a caso il titolo, Portaerei Italia, deriva dal fatto che Oltreoceano ci considerano il punto più comodo da dove far decollare i loro veivoli militari.
Presenterai il libro in altre occasioni?
Si. Con l’autore stiamo valutando la possibilità di organizzare una presentazione al centro tra fine marzo ed i primi di aprile. A maggio inoltre, tramite i seminari della rivista Eurasia, sarò “in tour” al nord visto che sono in programma presentazioni a Torino, Modena e Bologna.  
Come è dove è  distribuito?
Quello della distribuzione è un po’ il limite della piccola e media editoria, il mio saggio è comunque presente nella rete delle librerie Arion di Roma e in quelle militari di Roma e Milano, oltre ad altre librerie sparse in Italia  a macchia di leopardo, l’elenco completo è comunque disponibile sul sito www.fuoco-edizioni.it.

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