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MONTEROTONDO: ‘No a qualunque ipotesi di improvvisati campi rom”

“Sì all’accoglienza temporanea presso il CRA di Castelnuovo di Porto di persone richiedenti lo status di rifugiati politici, ferma contrarietà verso qualunque altra ipotesi non concordata con le autorità territoriali”. A distanza di quarantotto ore il sindaco Alessandri torna sulla vicenda che sta monopolizzando l’attenzione pubblica in tutto il territorio, il trasferimento di un centinaio di persone di etnia rom provenienti dal campo di via di Salone, in buona parte minorenni, presso il CRA di Castelnuovo di Porto.  

“I quotidiani e in particolare Repubblica ” prosegue il sindaco ” stanno descrivendo una situazione completamente differente da quella prospettatici dalle autorità preposte nella giornata di sabato. A colpire, in particolare, sono i confusi collegamenti tra il trasferimento presentatoci come limitato, eccezionale e provvisorio, e la chiusura definitiva del campo nomadi Casilino 900″. Quanto si legge sembrerebbe avvalorare le voci, finora incontrollate e prive di fondamento oggettivo e per questo non prese in considerazione, secondo le quali il trasferimento del centinaio di persone attese altro non sarebbe che il primo passo verso una sistemazione definitiva di nomadi nella struttura di Castelnuovo.

“Coerentemente con quanto affermato nei giorni scorsi ” prosegue il sindaco ” ribadisco allora che se il quadro dovesse mutare e la vicenda dovesse assumere contorni diversi, Monterotondo non accetterà supinamente imposizioni maturate altrove senza confronto con le istituzioni locali. Non ci troveremmo più di fronte, infatti, alla necessità di gestire una immotivata seppur comprensibile inquietudine della cittadinanza ma, piuttosto, ad essere ignare vittime di un disegno elettorale della Giunta Alemanno, che vorrebbe far pagare ai nostri territori il prezzo dei propri impegni elettorali. La nostra è una presa di posizione doverosa anche nei confronti delle realtà territoriali a noi limitrofe, nel qual caso come noi investite da un problema che si configurerebbe come una autentica emergenza sociale di difficile soluzione”.

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