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Roma Jazz Festival, all’Auditorium fino al 30 novembre

Al via la 33ma edizione del Roma Jazz Festival, dal 1976 la rassegna jazzistica dell’autunno romano e una delle più quotate al mondo. Il festival è in programma dal 8 al 30 novembre all’Auditorium, con nomi di primissimo piano come Sonny Rollins, Diana Krall, Jamie Cullum, Brad Meldhau, Stefano Bollani.

La rassegna, prodotta dall’International Music Foundation con Musica per Roma, è sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Comune di Roma (Assessorato Politiche Culturali). Alcune serate speciali sono in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Casa del Jazz e il Circolo degli Artisti.

Quest’anno il sottotitolo è “Jazz labels” (“Etichette jazz”), perché il 2009 è anno di grandi ricorrenze discografiche: 90 anni dall’incisione del primo disco jazz in Italia, 70 dalla fondazione della Blue Note (etichetta fondamentale per la storia della musica afroamericana), 50 anni dall’uscita di “Kind of blue” (l’album pietra miliare di Miles Davis), 40 dalla nascita della casa discografica ECM.

L’edizione 2009, dunque, ha come filo conduttore il ruolo delle case discografiche, “majors” e non, nella storia del jazz. Ruolo centrale, che ha segnato in modo indelebile l’evoluzione della musica popolare del ‘900. Se il jazz nasce – e resta, se pure fortemente intellettualizzato dagli anni ’50 in poi – musica popolare, non è solo per le sue origini “genetiche” (i canti degli schiavi neri, il primo blues, le orchestrine dixie del sud…), ma pure perché quella musica viene subito intercettata e rilanciata dal mondo della riproduzione fonografica, grande mezzo di comunicazione di massa che esplode nel primo ‘900, soprattutto in America. Il jazz non nasce con il fonografo, ma con il fonografo e con il disco si “iconizza” come fenomeno di massa; e viceversa.

Una storia che comincia nel 1917 con il primo disco di jazz: “Tiger rag”, eseguito dall’Original Dixieland Jazz Band, un quintetto di bianchi. Pochi anni e un’altra incisione, “West End blues”, avrebbe consacrato la tromba di Louis Armstrong, librata dalla gote di Satchmo nel celeberrimo a solo introduttivo, e con lei il blues e il jazz come la vera novità musicale del XX secolo.

La riproducibilità della musica su disco ha reso possibile la quintessenza del jazz, l’improvvisazione che si fa subito modello. Potendo ascoltare i soli incisi da maestri e colleghi, i jazzisti hanno plasmato stili, tradizioni, “vocabolari” sonori diffusi poi su vasta scala. E’ grazie all’incisione discografica che la sintassi jazzistica si è potuta evolvere a velocità da “tempi moderni”. Ed è sempre grazie ai solchi incisi che le basi della lingua jazzistica hanno potuto permeare di sé a fondo altri territori, generando universi ulteriori come il rock o introducendo linfe nuove nei rami della musica colta (Gershwin, Copland, Stravinskij…).

“Roma Jazz Festival 2009” tenta di ripercorrere questa storia duplice, approdando – con eventi e anteprime – all’odierno confronto tra i colossi dell’industria discografica e le etichette indipendenti.
Per saperne di più (programma completo, edizioni precedenti ecc.), vedi www.romajazzfestival.it

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