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Udito, 7 italiani su 10 a rischio per rumore oltre limiti

L’udito degli italiani è messo a dura prova dal rumore. Oltre 7 italiani su 10 (fino al 75% della popolazione) sono esposti nella vita quotidiana a livelli di rumore superiori ai limiti previsti dalla legge e tollerati dal nostro organismo. Con rischi non solo per l’orecchio, ma per la salute in generale. Come ha spiegato Giancarlo Cianfrone, presidente dell’Associazione italiana per la ricerca sulla sordità (Airs), durante la presentazione della ‘Giornata nazionale Airs contro la sordità’, in programma il 29 ottobre con il patrocinio, tra gli altri, della Regione Lazio, e tenutasi oggi a Roma presso il Palazzo dell’Informazione del Gruppo GMC-Adnkronos, che sostiene l’iniziativa.

Secondo Cianfrone, il rumore è sicuramente una delle cause dell’aumento dei problemi di udito, di cui già soffrono circa 8 milioni di italiani. Un “fenomeno destinato ad aumentare di almeno il 2% nei prossimi decenni”, secondo l’esperto, che ha anche ribadito come “più del 70% degli italiani è esposto a rumori di livello superiore a 60-65 decibel”. “Un ‘volume’ – ha aggiunto – che comincia a essere nocivo per lo stato di salute in generale delle persone”. E non solo per l’orecchio. “Ma anche – ha aggiunto – per l’apparato endocrino, ormonale, cardiovascolare, psichico, respiratorio. Gli 80 decibel che sono invece il limite di rischio diretto per l’apparato uditivo interessano una popolazione inferiore, intorno al 30%; in questa fascia, però, i danni sono evidenti, oltre che sugli altri apparati, anche su quello acustico”.

L’esperto ha invitato quindi a puntare sulla prevenzione e sull’educazione. “Esistono norme in Italia, mutuate della Comunità europea, per la zonizzazione (suddivisione delle aree per livelli di rumore consentiti) dei centri abitati – ha ricordato – che andrebbero rispettati. Innanzitutto, dalle amministrazioni locali e sappiamo che, purtroppo, solo una quota del 30-35% degli enti locali si è adeguata a queste norme. Nelle discoteche, inoltre, esistono limiti di legge – ha fatto notare l’esperto – ma soltanto una parte dei locali si adegua alle indicazioni. Per l’ambiente di vita di tutti i giorni (condominio, traffico, aerei eccetera), poi, non esistono ancora norme ad hoc; siamo in una situazione un po’ da giungla ed è il singolo cittadino che deve proteggersi se ha il dubbio di essere esposto a livelli troppo elevati di rumore. Deve denunciarlo agli enti di controllo – ha concluso Cianfrone – e sottoporsi ad un esame dell’udito”.

E per contrastare l’insorgere di problemi all’udito, il sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche sociali, Francesca Martini, ha annunciato, nel corso dell’appuntamento di oggi, la costituzione di un gruppo di lavoro per la lotta alla sordità, in collaborazione con il Ministero, le associazioni dei pazienti, le Regioni e gli specialisti. “Questo gruppo di lavoro – ha spiegato Martini – deve essere
creato per poter coadiuvare tutte le azioni in campo per la lotta alla sordità, in particolare quelle già stabilite dal piano sanitario nazionale per la prevenzione, che dovranno essere messe a disposizione, con grande equità, di tutti i cittadini”. L’obiettivo è quello di facilitare “l’integrazione delle persone con problemi di udito, la diffusione di buone prassi, la realizzazione diagnosi precoci che permettono di vivere in autonomia nel tempo”.

Per il sottosegretario Martini, inoltre, serve più attenzione ai giovani per combattere la sordità, attraverso una valutazione degli effetti, nel tempo, dell’esposizione alla musica a tutto volume nelle discoteche. Ma anche attraverso maggiori controlli sull’udito a scuola. “Mi sembra importante – ha detto Martini – valutare i fattori di rischio per l’udito legati all’esposizione dei giovani ai decibel ‘sparati’ al massimo nelle discoteche o alla musica ascoltata a volume elevato. Per la prevenzione bisogna certamente lavorare sulla diagnosi precoce neonatale, ma è fondamentale anche continuare con l’attività, che già si faceva quando io ero piccola, di valutazione del bambino a scuola”.

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