• Chiamando a nome di SitoPreferito otterrai il 10% di sconto sulle provvigioni!
Home / Blog / “Il mio sogno? Giocare in serie A e poi la Nazionale”

“Il mio sogno? Giocare in serie A e poi la Nazionale”

Davide Conti, 17 anni, dall’età di cinque anni su un campo di calcio, una passione che si trasforma in una luminosa carriera, passando di squadra in squadra fino a firmare, per la prossima stagione, con la squadra del Darfu Boario. E il futuro? Luminoso e ricco di speranze per questo giovanissimo e talentuoso centrocampista.
“Ho esordito nelle fila della vecchia Lodigiani, dove ho fatto sei anni; subito dopo sono passato al Savio dove sono rimasto quattro anni; successivamente ho fatto un anno a Tor Di Quinto. L’anno successivo l’ho diviso in due parti, la prima parte l’ho passata a Fiumicino, in Eccellenza, e la seconda a Grosseto con la Primavera. Poi l’anno scorso metà anno a Fonte Nuova per poi passare al Malta. Il prossimo anno mi aspetta l’avventura al Darfo Boario, e la serie D”.

Per quanto tempo rimarrai?
“Penso tutto il prossimo anno, perchè è stato fatto un prestito dal Chievo Verona e spero che poi tornerò al Chievo”.
Hai già conosciuto i nuovi compagni?
“Li ho visti in allenamento ma non li ho ancora conosciuti”.
Che atmosfera c’è quando un nuovo  giocatore entra in squadra?
“Naturalmente i vecchi tendono a metterti da parte per non perdere il posto, per rimanere uniti, però se sei bravo trovi il tuo spazio e giochi”.
Come ritieni sia andata la tua carriera fino ad ora?
“Positiva. Giusto qualche nota dolente in qualche società, ma in generale positivo”.
A che età hai iniziato a giocare?
“Cinque anni e mezzo”.
Come te l’aspettavi l’ambiente del calcio?
“Me l’aspettavo pulito, giocava chi meritava senza altre condizioni, poi ho scoperto che ci sono state altre cose che hanno condizionato la mia carriera, che comunque spero vada per il meglio”.
Sei rimasto deluso?
“Deluso, ma sempre con il sogno di diventare un calciatore”.
Come sogni andrà la tua carriera?
“Spero di raggiungere almeno il livello del professionismo, nel quale si prende un bello stipendio e si gioca a livello serio in un ambiente serio, dove gioca solo chi merita, e magari arrivare in alto e raggiungere il sogno della Nazionale”.
Quanti sacrifici hai fatto per arrivare dove sei ora?
“Parecchi. Molte sudate, molte lotte, molti tiri, molti contrasti, molti avversari, ma c’è ancora tanta strada da fare, sono solo all’inizio”.
Dove pensi devi migliorare?
“Nella cattiveria, che sto acquisendo piano piano, e nella velocità, che mi manca”.
Le tua migliore qualità in campo?
“Una buona visione del gioco, una buona tecnica di base e la resistenza durante la corsa”.
Le doti che fanno grande un giocatore oggi?
“La velocità, la tecnica e il tiro in distanza”.
Il giocatore di oggi che ammiri?
“Ronaldo. Penso sia il più forte di tutti
Come ti è nata la passione per il calcio?
“Fino a cinque anni il calcio lo detestavo, facevo nuoto ed ero felicissimo. Poi papà mi portò un Gennaio a vedere Roma-Milan e da quel momento mi sono innamorato del calcio. Naturalmente non per la Roma ma per il Milan”.
Milan? Non ti senti in minoranza?
“Si, ma la fede non cambia in base a quello che pensano gli altri”.
I tuoi genitori ti hanno sostenuto o preferivano per te altre strade?
“Mamma che sempre voluto più che studiassi, papà mi ha sempre seguito, portandomi alle partite, agli allenamenti, dedicandomi tanto tempo. E contiua ancora oggi a seguirmi e sostenermi”.
La tua partita migliore.
“Un Savio-Reggina. Il giornale mi ha detto 8 e mezzo. Una partita spettacolare”.
Che emozioni provi quando scendi in campo?
“All’inizio un po’ di tensione, paura perchè magari pensi di giocare male. Appena tocchi il pallone è tutta un’altra cosa”.
Ringraziamenti finali.
“Ai miei genitori, a me, e a Bruno Grillo, il mio procuratore ed un grande talent scout”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *